
Talvolta la magia del cinema è tale che alcuni capolavori restano nell’immaginario collettivo unici e irripetibili: “Cantando sotto la pioggia” è una di quelle pellicole circondate appunto da questa aura scintillante, che coinvolge il trio protagonista, i magnifici Debbie Reynolds, Gene Kelly e Donald O’Connor, così come l’ensemble scenografico, coreografico e soprattutto musicale, ed ancora oggi, a distanza di oltre 70 anni, è capace di affascinare e conquistare intere generazioni.
Una sceneggiatura comunque perfettamente trasponibile in una versione teatrale, l’ultima delle quali, realizzata da Fabrizio di Fiore Entertainment e FdF GAT è andata in scena a Bari nell’ormai tempio del musical cittadino, il Teatroteam.
Per la regia e le coreografie di Luciano Cannito, veterano per quanto riguarda questo genere di spettacoli, si narra una storia ambientata nella Hollywood degli anni 20 dello scorso secolo durante il passaggio dal cinema muto al sonoro di una troupe composta da un variegato gruppo di personaggi, i cui protagonisti principali sono Don Lockwood (Lorenzo Grilli), Lina Lamont (Martina Stella), la ballerina aspirante attrice Kathy Selden (Flora Canto) e il miglior amico e “spalla” del protagonista Cosmo Brown (Vittorio Schiavone).
Lorenzo Grilli è padrone della scena in modo convincente e incisivo, senza manierismi e affettazioni; Vittorio Schiavone rende il suo Cosmo perfetto, ironico e sempre sul pezzo; Flora Canto è una deliziosa Kathy, con la quale ha in comune la voce melodiosa. Ma la mia menzione d’onore va certamente a Martina Stella, meravigliosa e sorprendente Lina, la cui sgradevolissima voce è stata protagonista ad interim (la cadenza del Sud ineccepibile quanto esilarante): ogni sua apparizione in scena è stata accompagnata da applausi spontanei, accentrando l’attenzione del pubblico che pendeva letteralmente dalle sue labbra. Insomma Martina era Lina.
Menzioni tecniche, invece, alle bellissime coreografie, in cui il tip tap la fa da padrone e riporta ancor di più la mente agli anni d’oro dei musical americani, e al momento scenografico in cui realmente il protagonista ha “cantato sotto la pioggia”; il temporale, infatti, come da tradizione d’oltreoceano consolidata, è stato reso con scrosci di acqua reali sul palco che hanno dato il colpo di grazia alla fantasia degli spettatori, affascinati dalle gocce che rimbalzavano e sembravano danzare insieme ai ballerini.
Uno spettacolo da vedere e – chissà – anche da rivedere (e non sono molti quelli di cui si può asserire lo stesso), che ci ha riportati indietro nel tempo senza mai lasciare posto alla nostalgia.
Gabriella Loconsole.
Foto della Compagnia