
Nell’ambito della musica jazz, uno standard è una composizione che è divenuta parte del repertorio comune e che viene utilizzata come veicolo per l’improvvisazione (grazie Wikipedia, ultimo baluardo della genuinità nel world wide web).
Art, lo spettacolo scritto nel 1994 dalla penna pungente di Yasmina Reza e messo in scena sul palco del Teatro Piccinni nell’ambito dell’annuale Stagione di prosa del Comune di Bari, è quello che potremmo definire uno standard: un’opera tradotta in più di trenta lingue, portata sui palcoscenici di tutto il mondo, interpretata da molteplici attori: è la commedia francese contemporanea più recitata al mondo. E proprio come uno standard jazz ha un testo così profondo, così autentico e così vicino alla quotidianità che ciascun regista e ciascun attore può improvvisarci sopra, come hanno fatto Michele Riondino, che ne ha curato anche la regia, affiancato da Daniele Parisi e Michele Sinisi nello spettacolo prodotto da Pierfrancesco Pisani e Isabella Borettini per Infinito Teatro e Argot Produzioni.

Tre uomini tra i trenta e i quarant’anni – Serge, Marc e Yvan – si muovono in un interno notte dall’aria borghese: una stanza grigia, un divano bianco e due poltrone bianche, un mobile bar e una tela – bianca – che all’inizio della rappresentazione viene portata alla luce da Serge con movimenti sensuali su sottofondo asciutto di charleston.
La trama è semplice: Serge, stimato professionista, ha comprato la tela – completamente bianca – per una cifra spropositata e la mostra compiaciuto ai suoi amici illustrandone le sfaccettature (“Il fondo è bianco, e strizzando gli occhi si possono intravedere delle sottili filettature diagonali, bianche”), ma l’entusiasmo amoroso di Serge durerà molto poco poiché Marc e Yvon reagiranno a questo acquisto in maniera inaspettata. Se la risata caustica e sfacciata di Marc – che definisce il quadro “una merda bianca” – mette Serge sulla difensiva, la posizione più morbida e conciliante di Yvan, che balbetta parole di apprezzamento per l’opera, instilla negli altri due (e nello spettatore) il sospetto che Yvan preferisca sentirsi approvato piuttosto che essere sempre sincero.

Tre amici, tre modi differenti di vivere e di interpretare l’amicizia; il testo di Yasmina Reza è stato scritto proprio per indagare i meccanismi dell’amicizia declinata al maschile per capire se è davvero come viene descritta: un’oasi di leggerezza, superficialità, complicità e cameratismo ed è molto interessante come e quanto una donna riesca a penetrare nella profondità di legami all’apparenza inossidabili. I tre protagonisti saranno al centro di rimproveri, accuse, critiche, voleranno stracci tra tre amici di vecchia data che quella sera si erano incontrati ‘solo’ per andare al cinema e alla fine si ritroveranno a imbrattare e pulire un rapporto che per anni ha viaggiato sui binari del non detto.

Sulla scena Riondino, Parisi e Sinisi interpretano i tre personaggi con destrezza, riescono a domare il ritmo sincopato di una scrittura affilata con una grande capacità di gestire i tempi, quelli comici così come quelli drammatici e riescono ad ottenere dal pubblico – all’inizio un po’ freddino – momenti di sincera ilarità e altrettanti momenti di nevrotico coinvolgimento. Applausi a scena aperta per smorzare la tensione e applausi di cuore a fine recita, una bella jam session alla vigilia del blue monday.
Simona Irene Simone
Foto di Maurizio Greco
per concessione della Compagnia