Il sogno d’arte che non si estingue: divampa “Il Fuoco” di Teatro delle Bambole in anteprima al Teatro Traetta di Bitonto

Appropriazione culturale. Un concetto che è tornato di moda, da quando appannaggio della cultura e consenso elettorale si posizionano su aree valoriali tradizionalmente opposte. Soprattutto, è il consenso elettorale che, dovendo nutrirsi di motivi più strutturati della semplice pratica del voto, fa ricorso a vestiti culturali e del pensiero, per giustificare e rafforzare l’egemonia.

Parlando proprio di egemonia culturale, è storia recentissima, quella che vede il fronte degli influencer conservatori trumpiani fare costante riferimento a Gramsci, e alla sua visione della politica, come contrasto e stigma di marxismo e terzomondismo all’indirizzo della sinistra, soprattutto quella radicale. Potremmo spiegare a questi inaspettati fan di Gramsci che egli non scriveva esplicitamente di Marx in quanto era sottoposto, in quanto detenuto, alla sospensione della segretezza della propria corrispondenza, e perciò, senza questi accorgimenti, senza la sua prassi, forse non avremmo mai letto i suoi scritti.

Potremmo spiegarlo, sì, con esiti tutt’altro che scontati. O potremmo a nostra volta, e con una buona e intenzionale dose di eterogenesi dei fini, ricercare e appropriarci di nuovi e bellissimi significati nelle parole di artisti dal pensiero e dal vissuto ben diverso dal nostro.

Non stupisca, dunque, che Teatro delle Bambole, da sempre improntata a poderosi lavori di ricerca sul testo, svernici un autore come Gabriele D’Annunzio dai suoi controversi rapporti con pagine non proprio bellissime della Storia d’Italia, per tirarne fuori l’essenza vibrante e odorosa: quella del suo rapporto totalizzante con l’arte e con Eleonora Duse.

“Il Fuoco”, dall’omonimo romanzo di Gabriele D’Annunzio, conclude il progetto di ricerca «Dalla Letteratura al Teatro», della compagnia Teatro delle Bambole, un progetto dedicato per l’appunto alla trasposizione di opere letterarie con il lavoro di ricerca sul linguaggio, e di estensione dell’opera ad altre discipline visuali ed espressive. Lo spettacolo vede alla regia Andrea Cramarossa, in una produzione realizzata in residenza presso il Teatro Traetta di Bitonto, dove è stato rappresentato in anteprima, in vista della prima del prossimo 13 marzo al Paisiello di Lecce, dove debutterà ufficialmente.

Sul palco, Rossella Giugliano e Federico Gobbi nel ruolo rispettivamente di Duse e di D’Annunzio.

Il romanzo, e la messa in scena segue questa scelta, non ha una trama, ma si focalizza su quadri d’amore tra Duse e D’Annunzio, mentre vivono il proprio sogno d’amore e d’arte, senza che siano intellegibili i confini tra l’uno e l’altra. Sullo sfondo, una Venezia decadente e altamente simbolista, dove l’urlo dei gabbiani e lo sciabordio delle onde confondono i suoni di liti e rappacificazioni, dove una gondola può farsi feretro della relazione, e in cui i quadri delle gallerie sono testimonianza dell’unico progetto di vita, Tintoretto a fare da garante di una consacrazione all’arte che sopravvive perfino all’amore.

Di fatti, D’Annunzio incarna gli ideali nietzschiani del Superuomo, colui che si eleva dagli affanni del quotidiano per perseguire il suo scopo nel mondo.

Il dipanarsi dello spettacolo ha l’andamento del ricordo, di un tempo che vive nella memoria e non è più tra noi, ed è eppure così vero e vivido. Così vivido, che avendo io avuto l’opportunità di guardare lo spettacolo con una recita dedicata alle scuole, ho notato che il pubblico era immobile e rapito, da un amore che totalizza ma non annienta, che può essere caduco nelle sue manifestazioni, ma con uno spirito inestinguibile, che non distingue la persona dalla visione, una lezione molto importante.

A chiudere, il congedo dal pubblico è sulle note di ‘Santa Allegria’, nella versione che Vanoni ha cantato con Mahmood.

L’appropriazione della cultura è un falso come l’appropriazione della persona, a ciascuna e ciascuno il compito di farsi superumanità, abbandonando il tifo e la sopraffazione.

Beatrice Zippo
Foto di scena
per concessione della Compagnia

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