
Il 2025 lo ricorderemo a lungo, sia per le belle cose che abbiamo avuto modo di ascoltare su un palco che “cresce” ogni anno, sia per le tristi vicissitudini che sono accadute negli ultimi mesi. Il 2025 se ne è andato e sul palco del Duke Jazz Club di Bari il 29 dicembre si è esibito un gruppo davvero festoso denominato “The Funk Moralists” capeggiati da Frank De Giosa. Un gruppo di nove elementi che a stento sono riusciti a convivere sul palco certamente troppo stretto, ma che hanno trascinato il pubblico presente in un addio davvero festoso al 2025. Al gruppo, per diversi brani, si è aggiunta la voce di Carla Bavaro. Ma andando a ritroso nella storia del Duke, i “moralists” hanno chiuso anche le programmazioni del 2024 e 2023.

La formazione dei “The Funk moralists” è composta da Frank De Giosa alla chitarra, Fabio Accardi alla batteria, Francesco Schepisi al pianoforte e alle tastiere, Aldo Di Caterino al flauto, Gaetano Partipilo al sax alto, Gianluca Aceto al basso elettrico, Pippo Foglianese alla voce e alla cornetta, Carlo Marotta al trombone e Alberto Perrone alle percussioni.

“The Funk Moralist” si riferisce a un progetto musicale guidato dal batterista Fabio Accardi, e si concentra sulla musica funk con una profondità filosofica, ma si collega anche al concetto più ampio dei messaggi di libertà e di critica sociale insiti nel funk, notoriamente sostenuti da artisti come James Brown e gruppi Funk Parliament e Funkadelic, guidati da George Clinton, attivi dagli anni ’60, che spesso hanno portato con sé temi di identità nera, liberazione personale, consapevolezza e una ricerca universale di libertà, rendendola intrinsecamente “moralistica” nel suo impatto culturale.

Alcuni di questi musicisti (Accardi, Partipilo, Di Caterino, Schepisi, Aceto) sono delle eccellenze nel panorama jazzistico pugliese. Molto presenti in diverse formazioni, e con i loro gruppi, sono una garanzia di una qualità musicale davvero elevata. E’ facile ascoltarli non solo al Duke. E questo vale anche per Carla Bavaro, anch’essa insegnante presso la scuola del Pentagramma, e dotata di una voce calda e potente. La sua partecipazione è stata davvero straordinaria.

Francesco De Giosa è un chitarrista noto per la sua attività live, didattica e compositiva, specializzato nel blues e nel rock, con collaborazioni importanti e pubblicazioni proprie.
Pippo Foglianese, classe 1964, è stato il “portavoce” del gruppo. Da sempre si interessa alla musica, inizia il suo percorso presso il Fez, un leggendario club/collettivo musicale di Bari negli anni ’90, famoso per la sua programmazione d’avanguardia e per aver lanciato artisti di livello internazionale, primo fra tutti Nicola Conte. Dal 1996 in poi si interessa di musica su piattaforma elettronica e fonda l’Untitled Studio, un laboratorio musicale sperimentale, all’interno del quale prendono vita sonorizzazioni dedicate agli eventi più vari: esposizioni, installazioni d’arte moderna, cortometraggi. Da qualche anno ha affiancato al lavoro di compositore quello, originario, di musicista di jazz, anzi di cantante, sotto il non originalissimo pseudonimo di Mr. Natural.

A completare la panoramica mancano il trombonista Carlo Marotta e il percussionista Alberto Perrone che in modo incessante ha supportato e sostenuto il drumming direi “perfetto” di Fabio Accardi: insieme hanno fornito ritmo a tutta la serata. Un ensemble davvero agguerrito che ha saputo trascinare il pubblico. In sostanza, musicisti professionisti e no, che hanno saputo amalgamarsi per proporre uno spettacolo degno di un fine anno pirotecnico.

Una decina di composizioni in tutto, alcune davvero interminabili, trascinati da un ritmo delle percussioni, da un pianismo talvolta esasperato (in senso buono del termine) e dai fiati che hanno avuto i loro spazi. I brani selezionati sono tutti databili tra la fine degli anni ‘60 e la prima metà degli anni ‘70, e vedono la firma di compositori che in quel periodo l’hanno fatta da padroni, come Gil Scott Heron (The needle’s eye), Lonnie Smith (Slouchin’), Roy Ayers (Love from the sun), Leroy Huston (Lucky Fellow) o gli intramontabili Hearth Wind and Fire con i brani “Mighty Mighty” e “Can’t hide love”.
Le voci di Pippo Foglianese e di Carla Bavaro, in alcuni brani si sono unite, ed in altri si sono alternate, hanno dato spessore ad una serata davvero speciale.

E per iniziare la seconda parte del concerto, il nostro Pippo Foglianese ha voluto addirittura scomodare Plutarco e i suoi “Apophthegmata Laconica”, una raccolta di brevi detti, massime e aneddoti attribuiti a personaggi spartani, per ricordare la figura di Guido Di Leone e ciò che resta dopo la sua dipartita. Con il suo impegno ha realizzato qualcosa che deve proseguire anche dopo la sua morte. Dirgli grazie non basta: come minimo la città di Bari dovrebbe dedicargli una piazza per rendere tangibile questo riconoscimento.

E con questo auspicio, questa speranza, il concerto è proseguito fino al termine. La conclusione di tutto è stata affidata alla bellissima composizione “Sweet Emma” di Nat Adderly, portata al successo dal fratello Cannonbal nel 1968.

Il concerto non ha tradito le aspettative: siamo a fine anno e da parte di tutti c’è il desiderio di fare festa. E questo clima è stato tangibile fino alla fine. A questo punto l’augurio di tutti è che anche nel nuovo anno, sullo steso palco, avremo nuove opportunità di ascoltare buona musica, con i nostri musicisti ma anche con ospiti d’eccezione. Buon 2026.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro