
I classici non smettono mai di parlare. Cambiano voce, cambiano corpo, attraversano il tempo per tornare ad interrogarci sull’identità, sulla verità, sull’infanzia che ci abita e sull’umano che resiste. Al Teatro Radar di Monopoli, da febbraio ad aprile, prendono nuova vita attraverso lo sguardo e la sensibilità di artisti che ne raccolgono l’eredità per restituirla al presente: Emilio Solfrizzi, Teresa Ludovico, Alessandro Maggi, Lino Guanciale, Gianmarco Saurino e Michelangelo Campanale.
Nasce così il progetto speciale diretto artisticamente da Teresa Ludovico e Gianni Forte, organizzato da Fondazione SAT Spettacolo Arte Territorio con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Puglia e del Comune di Monopoli – Assessorato alla Cultura, in collaborazione con Teatri di Bari. Un percorso che non celebra i classici come monumenti, ma li attraversa come territori vivi, instabili, necessari.
Cinque spettacoli, tra inverno e primavera, disegnano una stagione compatta e potente. Si comincia il 17 febbraio con Anfitrione di Plauto, diretto ed interpretato da Emilio Solfrizzi. Una commedia antichissima e sorprendentemente contemporanea, che gioca con lo scambio di identità, con il fraintendimento e con il fragile equilibrio tra ciò che siamo e ciò che gli altri vedono in noi. «Quante volte crediamo di avere davanti qualcuno e invece è un altro? – si chiede Solfrizzi – E quante volte non siamo all’altezza del ruolo che ci viene assegnato?».
Il 1° marzo è il tempo del mito. I versi dell’Odissea di Omero riaffiorano nella versione di Tonino Guerra, tra musica e parola, in un racconto che vibra di memoria e avventura. La voce di Teresa Ludovico e la musica dal vivo di Alessandro Pipino conducono il pubblico in un viaggio sonoro e narrativo che attraversa il mare, il ritorno e il desiderio di casa.
Il 7 marzo va in scena La panne di Friedrich Dürrenmatt, nuova coproduzione di Teatri di Bari, diretta da Alessandro Maggi nella traduzione di Eugenio Bernardi. Un gioco crudele, un processo che nasce per divertimento e si trasforma in trappola. Al centro, la verità: scivolosa, manipolabile, inquietante. Un uomo qualunque, un agente di commercio, si ritrova imputato per un delitto che finirà per confessare senza averlo mai commesso. In scena Nando Paone, Giacinto Palmarini, Vittorio Ciorcalo, Piergiorgio Fasolo, Gemma Lapi e Augusto Masiello.
Il progetto speciale si avvia alla conclusione con due coproduzioni di Teatri di Bari. Il 21 marzo danza e teatro si fondono in Giulietta e Romeo. Il corpo di Shakespeare. Michelangelo Campanale firma un manifesto poetico e visionario, in cui la parola shakespeariana si fa gesto, carne, movimento. La coreografia di Vito Leone Cassano e la fisicità degli interpreti della Compagnia Eleina D costruiscono un racconto fluido, in cui teatro fisico, danza contemporanea e scenografie trasformative si intrecciano in un’unica, intensa partitura scenica.
Domenica 19 aprile il sipario si chiude con Flusso, interpretato da Lino Guanciale e Gianmarco Saurino e diretto dallo stesso Guanciale. Il testo di Christian Di Furia, menzione speciale “Franco Quadri” al Premio Riccione per il Teatro, è un monologo per due corpi e una sola voce. Un uomo e il bambino che è stato – e che ancora è – condividono una stanza reale ed immaginata, mentre le parole scorrono come onde, si accavallano, strabordano, fino a cadere dentro i grandi romanzi e le avventure che hanno formato il nostro immaginario.
Il Teatro Radar si conferma così spazio vivo di attraversamento e confronto, luogo in cui il teatro non consola ma interroga, non replica ma rinnova. Un invito a lasciarsi attraversare dai classici, a riconoscerli come specchi instabili del presente, a tornare in sala per ascoltare storie antiche che parlano, ancora, di noi.
Daniele Milillo