
A Kim Bomsori il compito di far calare il sipario sulla Stagione concertistica 2025 della Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari; una stagione ricca, che ha portato a Bari grandi nomi solisti di levatura internazionale e ha confermato la preziosità del patrimonio musicale costituito dall’orchestra, dal coro e dalle maestranze che animano questo tempio della musica affacciato sulle sponde quasi alla fine dell’adriatico, una stagione di grandi numeri in termini di partecipazione del pubblico, con date da tutto esaurito e una campagna abbonamenti che testimonia l’interesse non solo dei cittadini strettamente baresi per la musica ricercata e di qualità.
Il programma del concerto barese ha portato sul palco nomi di compositori notissimi come quelli di Beethoven, Mozart, insieme a compositori meno noti, come Szymanowski e Wieniawski, perché meno eseguiti, ma di una complessità e di un fascino tali da conquistare la platea. Questo certamente anche grazie al virtuosismo tecnico e al fascino emotivo dell’archetto di Bomsori, violinista sudcoreana, giovane, ma con un cospicuo numero di premi e riconoscimenti nella sua carriera, e per questo riconosciuta a pieno titolo come uno dei grandi, veri talenti attualmente in circolazione.

Classe 1989, Bomsori cresce in una famiglia di cultori musicali, tanto da costituire una piccola orchestra da camera di famiglia. Ha cominciato a quattro anni con lo studio del pianoforte. L’anno dopo ha iniziato a suonare il violino. Sebbene il canto e il balletto fossero le sue passioni infantili, si è dedicata completamente al violino all’età di sette anni, dopo aver ascoltato Kyung Wha-Chung. Ha suonato con le più grandi orchestre del mondo, inciso con Grammophone, esordito in BBC, vinto premi come il “Čajkovskij” e il “Sibelius”. Nel 2016 ha vinto il Secondo Premio, il Premio della Critica e altri nove Premi speciali al Concorso Internazionale ‘Henryk Wieniawski’.
Una testimonial egregia della scuola musicale sud coreana che tanti virtuosismi sta regalando al mondo.
Al pianoforte una presenza ormai collaudata per Bomsori, Julia Okruashvili, conosciuta al Conservatorio Verdi di Milano e con la quale è nato un vero sodalizio artistico. Di origine Russa, la formazione di Julia Okruashvili si è consolidata in Italia, al Verdi appunto, e attraverso una serie di proficue collaborazioni con grandi orchestre, nonché con una carriera solistica che l’ha portata sui palchi di tutto il mondo. Personalità accomunate dalla disciplina e dalla passione per la musica, ma di indole opposta: Bomsori eterea interprete del suono aereo e suggestivo del violino e Okruashvili dal piglio audace e deciso nel suo gesto pianistico.

Ad aprire il concerto Ludwig van Beethoven, Sonata n. 7, in do minore, op. 30 n. 2 con un annuncio pianistico, come in partitura, deciso e cadenzato, e un appassionato ingresso del violino entro poche battute. Un dialogo dinamico fatto di canoni e avvicendamenti, controcanti e coralità tali da fare in modo che uno strumento acquisisse senso in relazione a ciò che sentiva ed esprimeva l’altro. Momenti accorati di intesa emotività che Bomsori ha reso con la passionalità del suono vergato dall’archetto sulle corde del violino, attraverso ascese intense di suoni dal grave all’acuto. Di grande suggestione le volate vorticose, con sottolineature ritardate meditative, incisi fatti di brevi fraseggi che introducevano a momenti pensosi per poi preparare alla ripresa del viaggio narrativo della partitura con un incedere deciso, determinato, fatto di suoni netti, nitidezze timbriche rese con tocchi precisi e leggiadri, che richiamavano a una ritrovata leggerezza di spirito. Tra sogno e concretezza Bomsori ha letto Beethoven restituendolo al pubblico con superbo, illuministico romanticismo. Impossible che non riscontrasse il plauso del pubblico, il quale, infatti, ha profuso ampio apprezzamento. Il Nokturn i Tarantela, per violino e pianoforte, op. 28 di Karol Szymanowski, si apriva con una sorta di cupo viatico suonato dal pianoforte e dal violino con timidi accenni di luminosità e veloci rimandi in sequenze di note liquide espresse in volate e pizzicati. Le due musiciste hanno costruito un affresco musicale attraverso campiture ampie, fraseggi articolati per introdurre piano piano a melodiche narrazioni. Il violino incedeva allungando suoni e virtuosistici fraseggi, mentre il pianoforte sottolineava stati d’animo in modo deciso, a volte marziale, accennando una tarantella in lontananza e invitando al ballo il violino. Al finale si dipanava il sogno nuovamente, si dissolveva quell’accenno di definizione realistica paventato ad un certo punto e la notte riprendeva possesso della scena, invitando alla quiete e alla riflessione. Un’eco in dissolvenza.
Leggiadrìa e precisione timbrica per un Wolfgang Amadeus Mozart d’annata con la Sonata n. 18, in Sol maggiore, KV 301. Il talento della violinista orientale ha concesso al pubblico il raro privilegio di partecipare al suo ispirato afflato emotivo. Un’esecuzione di sospirata allegrezza, un invito alla spensieratezza costruita nel dialogo a due voci del pianoforte e del violino che dialogavano come due amanti presi in sollazzevoli passeggiate, disegnate tra dolci valli e ascesi di pendii. La sua grande abilità tecnica consente a questa artista di condividere con chi ascolta le sue emozioni, la sua musica, al di là dell’autore interpretato in quel momento: le leggere e veloci scivolate di archetto sulle corde, i vivaci picchiettati, l’allungamento dei suoni e le sublimazioni dai gravi agli acuti le consentono di rendere visibile l’emozione.

Finale con la Fantaisie brillante, su temi del “Faust” di Gounod, op. 20 di Henryk Wieniawski. Anche qui un incipit con un intenso e appassionato annuncio del pianoforte, alleggerito e dilatato in coda per cedere la parola al fiato sottile del suono del violino. Il Guarnerius del Gesù “ex-Moller”, suonato dalla Bomsori per concessione della fondazione Samsung, svelava le coltri del racconto sublimando l’immaginario dell’ascoltatore. Ci si ritrovava così al cospetto dei due strumenti, tra ragione e sentimento, in un dinamico avvicendamento non solo dei gravi e degli acuti, ma anche nella dinamica timbrica che dilatava e accorciava lo scenario agogico. Acuti perfetti e nitidi nelle corde di questo violino pieno di storia. Una versione appassionata quella di Bomsori, che lasciava al pianoforte il compito di corroborare il suono del violino, le sue precipitazioni di suono, la rutilante ascesi, i robusti glissando, o gli ampi respiri meditativi.
Scrosci di applausi nel politeama barese a fine concerto e omaggio delle due artiste con bis di Erich Wolfgang Korngold, da “Die Stumme Serenade”, op. 36 n. 23 “Ohne Dich”, nella trascrizione per violino e pianoforte, e Méditation, intermezzo sinfonico dall’opera Thaïs di Jules Massenet.
Alma Tigre
Foto di Clarissa Lapolla photography
per gentile concessione della Fondazione