“Yule Struttin’: A Blue Note Christmas”: agli auguri del Duke Jazz Club di Bari ci ha pensato un quintetto d’eccezione guidato da Alberto Di Leone e Mike Rubini

Con il Natale alle porte si sono moltiplicati in città, ma forse dappertutto, le occasioni per ascoltare le canzoni natalizie senza però rinunciare a ciò che ci piace di più.  E così anche al Duke non poteva mancare un appuntamento simile senza però stravolgere la “mission” del jazz club.

In una fredda serata invernale, come si confà al periodo natalizio, un manipolo di giovani e talentuosi musicisti si sono riuniti sul palco del Duke Jazz Club di Bari con la scusa di allietarci con le canzoni di Natale, ma in realtà è stata una serata piacevolissima, con ottima musica.

Alle spalle della “front line” composta da Alberto Di Leone alla tromba e da Mike Rubini al sax alto, un pianista straordinario cone Antonio Laviero, il contrabbasso incalzante di Giampaolo Laurentaci ed il sostegno ritmico della batteria di Antonio Ninni. Tutti giovani musicisti (su Laurentaci possiamo chiudere un occhio) e tutti desiderosi di esprimersi al meglio con i loro strumenti. Il sunto della serata: non c’è bisogno di grandi composizioni per fare del buon jazz, divertendosi e facendo divertire il folto pubblico presente.

Il titolo del progetto presentato è stato “Yule Struttin’: A Blue Note Christmas”. Da ricerche fatte a posteriori, questo è il titolo di una raccolta di brani natalizi  pubblicato dalla Blue Note nel 1990. Ho cercato di approfondire cosa possa significare il Yule Strutting e sono arrivato alla conclusione che  è un’espressione informale inglese che unisce “Yule” (Natale/solstizio d’inverno) e “struttin'” (un modo di camminare/muoversi con orgoglio, “fare lo spaccone”), quindi si traduce in italiano come “fare lo spaccone durante le feste natalizie” o “vantarsi durante il periodo di Yule”, riferendosi spesso a un atteggiamento di festa e ostentazione durante le celebrazioni invernali.  E in questo trovo attinenza con il nostro celebrare la vigilia di Natale appena messa alle spalle, dove le strade sono state invase da ragazzi (sono spesso coloro che lavorano fuori e rientrano per le feste, e che devono far sapere a tutti che sono presenti, seppur per pochi giorni).

Sono tutti musicisti che gravitano attorno alla scuola di Musica del Pentagramma, ad eccezione di Mike Rubini. Sono tutti pugliesi, ad eccezione di Antonio Laviero (insegnante del Pentagramma sia di pianoforte che di fisarmonica) di Montalbano Jonico. Ma tutti sono ormai delle eccellenze per il nostro panorama jazzistico. Ma anche se sono musicisti di casa nostra, anche in questa occasione hanno dimostrato una maturità musicale davvero straordinaria. Il fatto di essere musicisti locali non può e non deve sminuire il loro valore. A guidare il gruppo, Alberto Di Leone e Mike Rubini.

Alberto Di Leone, si è diplomato in tromba presso il Conservatorio Piccinni di Bari. Dal 2014 studia jazz presso Il pentagramma di Bari con Guido Di Leone, partecipando a diversi workshop e seminari con E. Rava, F. Bosso, D. Weckl, A. Watson, F. Cerri, J. Snaidero, B. Dhuram, F. Morgera. Fa parte di diverse formazioni jazz come la Pocket Orchestra e un quintetto suonando in diverse rassegne jazz. Ha partecipato a due produzioni dell’orchestra sinfonica della Provincia di Bari come giovane solista e ha suonato con il quintetto diretto da Larry Franco. Si è inoltre esibito anche con la big band diretta da Antonio Troiano suonando con Thomas Kirkpatrick Michel Rosen e tantissimi altri. Per i più assidui del Duke, spesso e volentieri viene invitato sul palco ad esibirsi con i musicisti ospiti e questo è segno di come sia tenuto in grande considerazione.

Mike Rubini,  talento pugliese originario del Borgo di Sovereto, frazione di Terlizzi (Ba), è un sassofonista e compositore dal bagaglio culturale eterogeneo. Si è diplomato in sassofono classico presso il Conservatorio di Bari e successivamente ha conseguito il diploma di II livello in musica jazz presso il Conservatorio di Monopoli (Ba). Dopo aver vinto una borsa di studio, Mike è riuscito a perfezionarsi per breve tempo presso la prestigiosa “New School for Jazz and Contemporary Music” a Manhattan (NY, USA) dove si è confrontato con i maggiori esponenti della musica jazz e contemporanea. Ha vinto diversi concorsi come il “Premio Luciano Zorzella” e si è classificato primo al “Bari in Jazz Competition”. Mike ha inoltre potuto suonare in diverse produzioni concertistiche con artisti internazionali del calibro di Vince Mendoza, Randy Brecker, Dave Liebman, Dusko Gojkovic, Dee Dee Bridgewater, Joe Lovano, Seamus Blake, Tiziana Ghiglioni, Lew Tabackin e altri. Ha al suo attivo diverse incisioni discografiche come sideman con Gaetano Partipilo, Mimmo Campanale, Pippo D’Ambrosio, Rino Arbore. Si è esibito in alcuni dei più importanti festival jazz, tra i quali, Umbria Jazz, Talos Festival, Piombino Jazz Festival, Atina Jazz Festival, Gaia Jazz, Francavilla Jazz.

Antonio Laviero, Giampaolo Laurentaci e Antonio Ninni sono tre insegnanti della scuola di musica del Pentagramma. E’ facile ascoltarli, ma ogni volta ti sorprendono sempre più. Davvero punti saldi tra tutti i maestri.

Il concerto è scivolato via tra un canto natalizio ed un altro, iniziando da “Santa Baby” per continuare con “It’s beginning to look like Christmas”, “Christmas time is here”, “Have Yourself a Merry Little Christmas”   e “A nightingale sang in Berkeley Square”, senza tralasciare i classici come “White Christmas” o “Jingle Bells”.

Nel secondo set si sono alternati come ospiti, Piero Dotti, Donatella Montinaro e Francesca Leone, rendendo con le loro voci preziose la serata davvero piacevole. Un gran finale, con un lunghissimo brano, questa volta non natalizio, per un tributo al trombettista Roy Hargrove con il suo “Strasbourg St. Denis”. Una esecuzione davvero superba.

Natale ormai è alle spalle. E’ tempo di consuntivi per questo anno trascorso che ci ha regalato tante cose belle (musicalmente parlando), ma che ci lascia una profonda malinconia nel ricordare tanti grandi musicisti scomparsi, mettendo al primo posto il nostro Guido. E permettetemi, ancora una volta, di dirgli Grazie!!

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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