
Ad inaugurare l’84a stagione di spettacoli della Camerata Musicale Barese, l’evento dedicato alla grande danza ha visto in scena Lo Schiaccianoci del Balletto di Roma. Lo spettacolo, con la nuova ideazione e coreografia di Massimiliano Volpini è un’audace rilettura contemporanea. L’evento, sotto la direzione artistica generale di Gianna Fratta e Dino De Palma e affidato alla cura artistica per la danza di Francesca Magnini, ha rilanciato la centralità delle produzioni di qualità, avvalendosi della collaborazione della LICC Urban Company con le azioni coreografiche di Martina Licciardi.
Lo spettacolo che ha registrato il tutto esaurito, ha conquistato il pubblico con un travolgente entusiasmo.
Il sipario sul Teatro Piccinni si è sollevato per rivelare un allestimento che sfida la tradizione, scegliendo di calare il classico nell’attualità più cruda. Lo Schiaccianoci di Massimiliano Volpini è un’esperienza che risuona con l’emozione pura, un vibrante trasporto sulle note eterne di Tchaikovsky.

La fiaba è calata in una periferia metropolitana, caratterizzata da graffiti e crepe, dove la lotta per la sopravvivenza è il vero campo di battaglia. Volpini plasma una visione che non vuole consolazioni dolciastre, ma una riflessione profonda sulla società.
Questo scenario trova il suo corrispettivo nel linguaggio Urban Neoclassico, i cui movimenti potenti, netti e vigorosi sono intrinsecamente adatti a veicolare temi di difesa, ribellione e forza, amplificando la narrazione ai margini.
Le scene di Erika Carretta sono esse stesse un atto di coraggio e speranza: materiali di scarto rinascono con bidoni e carrelli trasformati in case e armature. In questo ambiente ostile si muovono i ragazzi, i cui abiti, auto-creati utilizzando anch’essi scarti di tessuto o materiale di recupero, riflettono un’essenzialità fantasiosa: lo Street Style diviene espressione di una resistenza creativa e vitale, suggellando che ogni cosa, e ogni vita, merita una seconda possibilità più ricca e creativa della prima.
La forza del gruppo risiede proprio nell’unione e nella coesione, valori che infondono una gioia e un equilibrio inaspettati.
Il cuore del dramma pulsa attorno alla figura del Fuggitivo, la cui audacia nel tentare di attraversare il muro innesca l’inevitabile scontro. La coesione del gruppo si manifesta in un aspro atto di difesa collettiva, uno schieramento coraggioso contro l’attacco dei vigilanti, che in questa versione moderna evocano i Topi della fiaba classica.
L’azione minacciosa di queste figure si sposta immediatamente su Clara, avendola collegata al Fuggitivo attraverso il possesso del suo cappello da aviatore -l’oggetto che, nella rivisitazione di Volpini, sostituisce la tradizionale figura in legno dello Schiaccianoci. La ragazza diventa per loro la chiave strategica per la cattura di lui.

Il muro non è solo un fondale scenico, ma il punto nevralgico che separa la periferia metropolitana dal mondo nuovo e agiato della città. La sua imponente struttura, con il piccolo varco visibile è l’eco potente di una separazione netta che evoca in modo evidente il Muro di Berlino. Questo simbolo universale incarna il sogno e il rischio dei ragazzi: l’audacia di chi è disposto a tutto pur di superare il confine e conoscere una realtà migliore.
Sul muro, comunque, è affissa la faccia del Fuggitivo, ricercato dalla banda dei Vigilanti. Queste figure, che in questa particolare lettura registica incarnano la minaccia sociale, sono rese visibilmente temibili anche grazie alle lunghe code integrate nel costume.
In questa tensione fatta di lotta e resistenza fisica si rivela fondamentale il linguaggio di danza Urban neoclassico.
È attraverso il varco del muro che transitano i personaggi, dando vita all’azione.

La tensione culmina nello scontro per difendere la protagonista, dove i movimenti del corpo di ballo si fanno densi di forza e realismo. In questo conflitto coreografico contro i Vigilanti, i ballerini dimostrano una potenza drammatica e una grande versatilità, trasformando l’aggressione in una celebrazione del talento collettivo e del rigore tecnico richiesto dallo stile Urban.
A questo punto fa ingresso il benefattore che accende la scintilla del coraggio. Drosselmeyer, interpretato con forza magnetica da Tommaso Stanzani, non è il tradizionale vecchio zio fiabesco né l’autorità distaccata delle versioni precedenti. Stanzani incarna invece un fratello maggiore enigmatico e premuroso, la cui missione è guidare i giovani verso la consapevolezza, alternando momenti di severità a una contagiosa leggerezza. Questo suo essere sospeso tra realtà e magia che lo rende un catalizzatore di speranza, l’unico in grado di aiutare Clara dando vita al sogno.
La sua performance è un trionfo di doppia abilità artistica. Stanzani si conferma ballerino di grande talento per la sua capacità interpretativa e al contempo eleva il ruolo grazie alla sua tecnica straordinaria. Questa eccellenza è amplificata da un dettaglio che toglie il fiato, in quanto gran parte della sua esecuzione avviene sui pattini, una scelta inusuale e sorprendente che rompe gli schemi classici ed eleva il ruolo a figura magica. È lui, con il suo carisma e la sua funzione di mentore, a innescare l’azione, rivelando il simbolo centrale della trasformazione: Lo Schiaccianoci, ovvero il cappello da aviatore, un potentissimo emblema di libertà e coraggio di superare ogni confine.

A quel punto, il sogno risucchia Clara in un regno incantato dove la gioia, la felicità e il Natale spensierato trionfano, in netto contrasto con l’atmosfera austera della periferia. Qui Clara, libera dalla sua condizione di prigionia, si ritrova seduta insieme al Fuggitivo a godersi lo spettacolo. L’intero intermezzo onirico infonde un’idea di pura meraviglia, scaturita dalla sapiente arte scenica: le videoproiezioni avvolgono lo spazio in un abbraccio di luce e colore, inondando la scena con suggestiva luminosità e la commovente magia della neve che scende. È qui che la coreografia si manifesta in tutta la sua libertà, mescolando con audacia i linguaggi della danza in una sintesi unica e armoniosa: si spazia dal lirismo della Fata Confetto sulle punte -l’alter ego di Clara che incarna la gioia e la grazia a cui la ragazza aspira – alla potenza cruda dei ragazzi dell’Urban neoclassico e contemporaneo; ad incantare Clara concorrono anche altre figure di carattere, come un’odalisca che si distingue per la sua grande agilità, e la coppia del torero con la sua ballerina, come appena usciti da un carillon. L’intero corpo di ballo sfoggia una grandissima capacità interpretativa, fondamentale per trasmettere l’emozione nonostante la diversità degli stili. Ciò che provoca profonda ammirazione è proprio questo: la loro padronanza risiede nel rendere armoniose le molteplici forme espressive, creando un unico linguaggio potente e coeso nell’insieme dello spettacolo. Tutti questi elementi sono eseguiti con rigore e disciplina e l’intera opera canta un inno all’amore. Il movimento è un vero e proprio teatro emozionale, che non si limita a narrare, ma mette in moto gli stati d’animo più reconditi dello spettatore.

Lo Schiaccianoci di Volpini è una verità elegantemente danzata.
Al risveglio, la realtà torna con la sua durezza, ma l’esperienza onirica non è stata vana: Clara ha ormai assimilato la lezione di coraggio e risolutezza. La giovane compie la sua vera trasformazione: il suo atto finale è un gesto di rivolta, un’affermazione di libertà, nata dal non conformarsi più alle aspettative del gruppo. La sua crescita si manifesta nel cercare con ferma volontà un’esperienza superiore a quella già vissuta e si lancia oltre il varco con il Fuggitivo, verso il mondo nuovo, un luogo sconosciuto ma portatore della promessa di una vita più appagante e realizzata.

Clara non fugge nella fantasia, ma abbraccia le conseguenze del sogno e la sfida del futuro. L’ultima immagine è quella di Clara e del Fuggitivo che, con il cappello in mano-il suo personale Schiaccianoci-sono finalmente padroni del proprio destino.
“La vita si restringe o si espande in proporzione al proprio coraggio.” (Anais Nin)
La libertà è un atto di volontà.
Cecilia Ranieri
Foto di Fausto Fiore
dalla pagina Facebook della Camerata