
Due giorni immersi nelle storie e nei silenzi del Mare Nostrum, tra memoria, ferite aperte e speranze ancora vive. Venerdì 19 e sabato 20 dicembre, Brindisi e Bari diventano il palcoscenico di “Il giorno del Mediterraneo”, un progetto promosso da Factory Compagnia Transadriatica e sostenuto dal Consiglio Regionale della Puglia, realizzato in collaborazione con Comune di Brindisi, Milosao Popoli e Culture, ANPI Sezione Vincenzo Gigante Brindisi e Raiz Italiana.
Il progetto
Il cuore dell’iniziativa pulsa nei due talk ideati, curati e condotti dalla giornalista e autrice Giorgia Salicandro, da anni impegnata a raccontare le storie delle migrazioni. A dialogare con lei, voci e testimonianze come quelle di Abër Agalliu, Takoua Ben Mohamed, Nabil Bey Salameh e Omar Suleiman, alternandosi a due repliche dello spettacolo “Ballata per la Katër i Radës”.
La produzione teatrale, firmata Factory Compagnia Transadriatica, è un progetto di teatro civile, concepito come strumento di riflessione e dialogo sui diritti umani e le migrazioni. Sostenuto dal Garante regionale dei Diritti dei minori della Regione Puglia e patrocinato dall’Ambasciata d’Albania in Italia, vede la collaborazione del Polo Biblio Museale di Lecce e mette in scena le interpretazioni di Sara Bevilacqua e Riccardo Lanzarone, accompagnati dal violoncellista Redi Hasa e dal coro composto da Daniela Belishova, Diana Doci, Irma Duka, Meli Haideraj, Dori Ngresi, Lindita Ngresi, Hildebrand Nuri, Ladi “Aldo” Rista, Bledar Torozi.
Il Mediterraneo
Al centro del progetto c’è il Mediterraneo, simbolo di partenze e approdi, conflitti e speranze, fughe e ritorni. La Puglia, da Brindisi a Bari, si fa testimone di questi racconti: dagli sbarchi albanesi del 1991 alla tragedia della Katër i Radës, il 28 marzo 1997, quando la piccola nave albanese in fuga si scontrò con la corvetta Sibilla nel Canale d’Otranto, provocando oltre cento vittime, per lo più donne e bambini. Una ferita collettiva che continua ad interrogare il presente ed a chiedere memoria.
Il programma
Venerdì 19 dicembre, alle 18:00, il Teatro Verdi di Brindisi ospita il talk “Noi, i nuovi italiani”, con Abër Agalliu e Takoua Ben Mohamed, dedicato alle seconde generazioni, ai diritti di cittadinanza ed alle nuove identità culturali. Alle 20:45, la prima replica di “Ballata per la Katër i Radës” darà vita alle storie dei bambini albanesi, tra mito e cronaca (ingresso 10 euro, ridotto 8 euro).
Sabato 20 dicembre, al Teatro Abeliano di Bari, dalle 18:00 si terrà il talk “Palestina, Mediterraneo”, con Nabil Bey Salameh e Omar Suleiman, per raccontare le ferite ancora aperte del mare che ci unisce: dalla diaspora palestinese al genocidio a Gaza, passando per l’arte come forma di resistenza culturale. Alle 21:00, la seconda replica della Ballata per la Katër i Radës chiuderà il progetto, ribadendo l’urgenza di non dimenticare le storie che la cronaca tende a seppellire.
Lo spettacolo
Sul palco, le voci di Elvis e Lindita, “bambini del 1997”, ci conducono attraverso il Sud dell’Albania in rivolta, tra palazzi divelti, fughe disperate e il precipitare degli eventi. La loro storia si intreccia alla tragedia della Katër i Radës, trasformando cronaca ed invenzione in un racconto collettivo. Il mito della Kuçedra, il mostro acquatico delle leggende albanesi, emerge dal coro, simbolo delle paure ancestrali e delle sfide dell’umanità: ogni naufragio diventa un racconto di sopravvivenza, ogni approdo una speranza.
Raccontare
Oggi, come ieri, il Mediterraneo resta una frontiera instabile: guerre, esodi, respingimenti, vite spezzate. “Raccontare queste storie è un dovere morale, dice Giorgia Salicandro. Non possiamo rendere giustizia a ciascuna vita, ma possiamo offrire loro la nostra voce, diventare custodi di memorie e speranze.”
Il regista Tonio De Nitto aggiunge: “Nel pensare alla messinscena, ho immaginato il mito della Kuçedra emergere attraverso un coro. Come in una tragedia greca, il coro rievoca il mito per mostrarne il legame con gli eventi narrati. Così la Kuçedra diventa simbolo del Mediterraneo intero, evocato e maledetto da chi cerca giustizia.”
Daniele Milillo