
Nel cuore di Alberobello, teatro ideale di una bellezza senza tempo, prende vita l’anteprima del “Crious – Festival del Fumetto e dell’Illustrazione”. Questo prestigioso evento, che inaugura la programmazione annuale dell’associazione Chianche di Carta, ha già riscosso uno strepitoso successo nelle sue precedenti edizioni. Oggi rivela la sua straordinaria potenza come piattaforma di sperimentazione, estendendosi in una rassegna di arti visive, satira, musica e formazione.

L’iniziativa si protrarrà fino al 9 gennaio prossimo e, grazie al suo ricco programma, trasforma la città nel palcoscenico di un dinamico laboratorio di espressione contemporanea. L’impulso propulsivo è promosso con gran forza dall’infaticabile e appassionato Giuseppe Palmisano, presidente di Chianche di Carta e ideatore di Criòus – che in dialetto locale significa “curioso”. Palmisano è la figura chiave dietro la visione di un progetto sostenuto dalla Pro Loco e dall’Amministrazione Comunale. Palazzo di Città ha infatti garantito pieno sostegno a un percorso destinato a crescere negli anni, riconoscendo all’iniziativa la capacità di offrire un’arte accessibile, capace di leggere il presente con occhi diversi. A garantire l’unità e la coerenza del percorso è la curatela d’autore, affidata alla profonda competenza di Alessio Fortunato, maestro del fumetto e docente presso le Accademie di Bari e di Foggia, affiancato dalla Direzione Artistica di Filomena Pucci, che ha guidato il dialogo tra visione estetica e allestimento.

A spiccare nell’ambito di questa rassegna multidisciplinare è l’esposizione delle tavole di Giuseppe Inciardi, intitolata “Ma che fai ridi?”.
L’esposizione è un manifesto satirico che prende di mira le icone del potere e della cultura per giudicare con ironia affilata i fallimenti della nostra società. Nelle sue tavole il vignettista impiega un tribunale etico universale dove persino Babbo Natale diventa giudice supremo dei leader mondiali. Questo tribunale, lungi dall’essere una semplice provocazione, è la cifra stilistica di un artista che esige una resa dei conti morale attraverso la sua arte. Inciardi non si limita a osservare; con una lucidità tagliente, trasforma ogni tavola in un interrogativo diretto sulla nostra coscienza, denunciando uno scandalo civico ignorato.

La sua opera si inserisce in una genealogia dirompente: il suo lavoro è la prova che la vena dissacrante dei maestri della satira italiana non è affatto estinta, ma è il sangue critico che pulsa con forza rinnovata. La rassegna celebra figure come Pazienza e Forattini e, la loro influenza è perpetua e la matita, lo strumento che li ha definiti, diventa un testimone immortale che proietta il loro linguaggio satirico in un futuro di inesorabile analisi, un faro per le generazioni future.
L’arte di Inciardi svela la dipendenza letale della società: il progresso, spinto dall’avidità è un veleno che la collettività consuma quotidianamente, trasformando il profitto nel seme della propria fine. Non si ferma a una denuncia generica, ma delinea un destino inevitabile dove l’avidità sfocia in un collasso sistemico. Questa caduta ha il volto di una Morte Politica: una tragedia non naturale, ma una diretta conseguenza delle manchevolezze di chi governa e, soprattutto, del sonno della coscienza di chi assiste inerte. In questo scenario di scandalo etico, Inciardi ci ricorda che, anche quando le leggi umane falliscono, il giudizio dell’immaginario collettivo è sempre pronto a emettere la sua sentenza morale.

Dalla grande critica il focus si sposta sull’analisi esistenziale dell’individuo. Nelle sue tavole emergono la profonda distanza emotiva e la solitudine in un’era iperconnessa, dove ci si nasconde dietro un guscio digitale protettivo, preferendo la rappresentazione alla realtà.
L’esposizione è un catalogo cinico dei vizi quotidiani, dalle nevrosi sociali e l’ossessione sportiva, alla smania di apparire. La satira si aggancia con chiarezza a leader politici ed ex premier, come il ritratto grottesco di Berlusconi, affiancato alla figura dell’Italia in Tricolore, che la riduce a un simbolo del suo edonismo personale, e il severo richiamo alla dittatura con Kim Jong ritratto come un boia. Utilizza inoltre, figure iconiche come punti fermi morali per misurare il presente: evoca la severa integrità dell’ex Presidente Sandro Pertini e la saggezza ironica dello scrittore Andrea Cammilleri proprio per mettere in luce la vacuità e i fallimenti dei costumi e dei leader contemporanei. Il suo umorismo affilato è uno specchio implacabile che riflette, con brutale lucidità, la vacuità delle nostre contraddizioni sociali.

Il lavoro di Inciardi trasmette l’urgenza di un giudizio etico universale contro i fallimenti della società e denuncia la tossicità del modello economico, mostrandoci come l’avidità porti all’autodistruzione.
L’esposizione accusa l’indifferenza politica e le sue mancanze, trasformando la morte in una conseguenza diretta delle decisioni umane anziché un evento naturale. La selezione, brillante e acuta, testimonia la maestria dell’autore nel condensare in un’unica immagine una critica sociale penetrante e un umorismo incisivo. Questo approccio, in linea con la missione del Festival di offrire una capacità di analisi del presente, si è rivelato un momento di profonda riflessione e di grande apprezzamento da parte del pubblico, conferendo a Inciardi lo status di una delle voci più significative della satira grafica dei nostri giorni.

Fino al 10 dicembre la rassegna ha ospitato la Residenza Artistica che ha visto protagonisti gli studenti dell’Accademia di Belle Arti di Foggia, partner del progetto. Il programma ha previsto performance e contributi attivi dei ragazzi che hanno animato gli spazi espositivi. Considerando la funzione di laboratorio creativo del Festival, è stato particolarmente incoraggiante vedere come Casa Alberobello sia diventata un polo di crescita per i ragazzi dell’Accademia, rendendo questa collaborazione un’esperienza formativa di altissimo valore.

In sintesi, il festival Criòus si conferma un appuntamento imperdibile e un motore culturale che valorizza il patrimonio unico di Alberobello. La sinergia con l’Accademia di Belle Arti di Foggia è un elemento distintivo, che unisce l’eccellenza artistica all’impegno nella didattica sul campo, investendo direttamente sul futuro dei talenti e offrendo loro l’opportunità di confrontarsi con un contesto professionale reale. Criòus dimostra che la tradizione non si esaurisce, ma trova il modo in cui rigenerarsi e ispirare nuove voci.
“L’arte scuote dall’anima la polvere accumulata nella vita di tutti i giorni.” (Pablo Picasso)
Cecilia Ranieri
Foto di Cecilia Ranieri