
Quando una specie di leggenda vivente del teatro contemporaneo ritorna a Bari dopo dieci anni, ci sono serate su cui la cometa non porta alla mangiatoia e non va osservata con naso in su, ma porta dritte a teatro.
È così per Romeo Castellucci. Fondatore della Societas, nata Societas Raffaello Sanzio, è capace, senza sensazionalismi, di creare un teatro da cui, molto più che per altri spettacoli, non si torna mai alla propria vita nello stesso punto dal quale si era entrate a teatro. E il merito di questo ritorno è del BiG, che con Castellucci chiude la sua undicesima edizione.
Il BiG è il festival transfemminista di cinema e arti performative co-diretto da Tita Tummillo e Miki Gorizia. Al BiG anche gli spettacoli delle compagnie storiche hanno nuove rifrazioni, perché fanno parte di un’elaborazione collettiva peculiare, con risonanze reciproche nel segno della multidisciplinarità.
Ciò non toglie che l’attesa era tanta, guidata anche da un nome, “Il Terzo Reich”, che da solo, e di questi tempi, vale come un manifesto, già da solo. Nella comunicazione, e affisso a teatro, delle scritte avvisano chiaramente che lo spettacolo, per l’audio e per le immagini ad alta frequenza, non è adatto a minori di 12 anni, alle persone affette da epilessia, cardiopatia e fotosensibilità. Per il mio acufene basterà un tappo in un orecchio, gentilmente disponibile all’ingresso.
Ad aprire l’installazione al centro dello spettacolo, un rituale simbolico di accensione del linguaggio: in una luce fioca, Gloria Dorliguzzo accende una fiamma e spezza il dorso di un animale misterioso.
Sullo schermo, incalzate da una musica che non dà tregua, scorrono tutti i sostantivi del vocabolario italiano, un viaggio mozzafiato tra parole lunghe e brevi, volgari e gentili, un bombardamento che altro non è che l’accelerazione del quotidiano processo quotidiano di indottrinamento, quasi fossimo imbuti, di parole, suoni, buio e paure, la concentrazione di una vita a subire gli imperativi del pensiero, in un’ora. E cosa non è questo, se non un Terzo Reich?
Al termine dello spettacolo, la semidea che ci aveva accompagnate alla luce di una fiammella, ricompare con la forza di un lampo neon, in mano, volando in alto al lato del palco.
Quando si riaccendono le luci, non c’è spettatrice o spettatore che non sia frastornato, talora al mancamento, e che non abbia bisogno di elaborare ciò che è successo.
La cometa si riallontana da Bari, e ci lascia con il chaos, l’unica certezza cui aggrapparsi, l’unico dono di cui nessuno si cura, ma che ci è alleato.
E non vediamo l’ora che sia BiG time again!
Beatrice Zippo
Foto di Fabiano Lauciello