Il raffinato e ispirato virtuosismo pianistico di Federico Colli illumina la Stagione concertistica 2025 della Fondazione Teatro Petruzzelli di Bari

E’ apparso sul palco del Petruzzelli di Bari con la sua figura allungata ed elegante, consapevole di avere una grande responsabilità rispetto ad un pubblico pronto ad ascoltare Bertrand Chamayou, che per un malore ha dovuto rinunciare alla data barese. Federico Colli, pianista attivo sulla scena internazionale e docente al Conservatorio di Lugano, vincitore giovanissimo del Primo Premio al Concorso Mozart di Salisburgo nel 2011 e il Primo Premio con Medaglia d’Oro al Concorso Pianistico Internazionale di Leeds nel 2012, ha proposto nella serata del 4 novembre un programma ardito non solo nel numero dei pezzi al pianoforte, ma anche perché suscettibili di confronti rispetto a grandi interpreti che si sono già cimentati con questo repertorio.

La trama narrativa Colli l’ha tessuta richiamandosi alle varie modalità musicali con cui il Barocco è stato espresso musicalmente. Per questo ha messo insieme Domenico Scarlatti, Soler, Couperin e Mozart. Un crescendo narrativo ed emotivo voluto con le sonate in fa minore K 19, in re maggiore K 480 e in re minore K 9, in Do maggiore K 95, in Sol maggiore K 431e in sol minore K 35, in re minore K 32, in re minore K 1, in La maggiore K 39 di Domenico Scarlatti; laSonata in sol minore, M. 38 di Antonio Soler; Le Folies Françoises ou Les Dominos,12 maschere sui sentimenti dell’amore, in si minore di François Couperin e di Wolfgang Amadeus Mozart12 Variazioni in Do maggiore, sulla canzone francese «Ah vous derai-je Maman», KV 265 e la meravigliosa Sonata n. 11, in La maggiore, KV 331, Alla Turca .

Ha fatto il suo ingresso sul palco in un completo blu formalissimo. Si è affiancato al pianoforte, ha guardato il pubblico compìto con un sorriso e le mani lungo i fianchi. Sicuro nello sguardo, un po’ sornione, concentratissimo e quasi deferente rispetto alla sacralità del luogo e dello strumento che si accingeva a toccare.

Una bella scoperta! Federico Colli classe 1988, pianista talentoso, con un ricco e importante curriculum già all’attivo. Possiede un talento fatto di raffinatezza tecnica e di sensibilità interpretativa. Il tocco su quegli ottantotto tasti non è mai stato casuale o istintivo, ma calibrato in modo che il peso dei martelletti conducesse a quella evocazione intima che il suono avrebbe voluto e dovuto dare, per suscitare, raccontare, esprimere non solo l’autore, ma anche i sentimenti dell’esecutore. Lo stesso Colli ha tenuto a fermarsi raccontando al pubblico le motivazioni di scelta del repertorio portato sul palco del Politeama barese, ma anche i sentimenti in grado di suscitare le trame musicali di quelle partiture.

Questa è una cifra distintiva di Colli che spesso indugia nelle interviste, nei concerti, anche nelle riprese di alcune sessioni in prova nel far emergere i moti, le suggestioni, i contesti esistenziali entro i quali una composizione nasce e per i quali si sostanzia in quelle fattezze armoniche. Partendo dal dato storico e tecnico Colli, titolare di una cattedra a Lugano, regala così al pubblico pillole di musicologia arricchite da riflessioni personali di altissima levatura che si interrogano sulla natura anche metafisica della musica

Ha aperto il concerto con la Sonate di Scarlatti, alcune tratte dagli Esercizi per Gravicembalo, altri legati a periodi di progressiva emancipazione dal barocco e prossimi all’indole iberica.Ha destreggiato modulazioni e suoni con leggiadra determinazione, alternando rapidità e lentezza, suono potente e dimesso. La sua versione è stata fedele al dettato tecnico del compositore, dando, tuttavia, la sua impronta narrativa a quell’andamento del tempo suggerito dai movimenti esecutivi. Uno Scarlatti leggermente romantico, seppur fedele alla partitura.

Con Soler e Couperin, Colli ha esplorato l’evoluzione del suono nel settecento in Spagna e Francia. Entrambi organisti, il primo fu monaco e raffinato teorico, eccellente esponente dell’espressione musicale madrilena, l’altro fu musicista di corte, ma altrettanto raffinato teorico, oltre che compositore. Se dell’uno il pianista bresciano ha colto perfettamente la vocazione del suono a rappresentare la capacità della musica di trascendere il sensibile aprendo al contatto con il metafisico, dell’altro ha incarnato la ricerca espressiva dedicata da Couperin all’arte del tocco esecutivo, che chiedeva al peso dei tasti di farsi interprete dei sentimenti racchiusi nella scelta di certe note e nella composizione dei fraseggi. Attraverso il potere narrante del suo tocco ha dato vita a un dipinto musicale di forte intensità.

Per il suo Mozart ha usato gli 88 tasti con virtuosismo e consapevolezza eleganti, raffinati. Ha reso ogni sfumatura grazie all’uso magistrale del loro peso, la miscelazione con il vuoto sonoro o il mantenimento ad libitum del pedale. Il risultato è stato un dipinto che ha reso una tavolozza sinestesica di suoni argentini e gravi, chiari e scuri, veri attraversamenti cromatici giocati in una sorta di trascendenza orizzontale, articolata dallo scivolamento delle dita sui tasti del pianoforte.

Il piglio esecutivo ha contribuito alla figurazione, attraverso l’articolazione magistrale e la mescita delle note, di scenari immaginifici. L’impianto non convenzionale della Marcia alla Turca voluta da Mozart, che incarnava lo spirito della Parigi cosmopolita dell’epoca, il maestro di Lugano l’ha reso attraverso l’uso ardito del tempo musicale che ha permesso al racconto musicale di movimentarsi, rendendo la dialettica dei temi e la tensione organica degli influssi esotici ottomani.

Applausi, tanti, meritatissimi. La concertistica 2025 del Teatro Petruzzelli ha confermato l’altissimo livello dei suoi protagonisti, pregiandosi della partecipazione di questo grande musicista, ormai acclamato nei teatri e nelle sale di tutto il mondo.

Alma Tigre
Foto di Clarissa Lapolla photography
per gentile concessione della Fondazione

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