Com’è fatta l’anima di chi ama il teatro? Lo ipotizza “Altre stanze” della Compagnia Garbuggino Ventriglia che, in scena a Bari nella Chiesa di San Gaetano, ha chiuso “Il Peso della Farfalla 2025”

Anni di scuola, fior di lezioni di anatomia, medici, per capire che siamo fatti così. Ma questa è pura apparenza, già Quasimodo scriveva che dentro nascondiamo nomi di cieli e giardini. Per questo, è bello immaginare che il corpo di chi ama il teatro, più che ventricoli, muscoli, ossa, nasconda stanze, pagine, lacerti di opere teatrali.

Di qui, nasce “Altre stanze”, spettacolo della Compagnia Garbuggino Ventriglia, nominata agli Ubu 2025. La pièce conclude il programma della rassegna Il Peso della Farfalla, a cura di Punti Cospicui, con la direzione artistica di Clarissa Veronico e la collaborazione di Prinz Zaum.

Lo spettacolo prende vita a San Gaetano, una delle più belle chiese di Barivecchia, incastonata tra due luoghi, nel borgo antico, che resistono a una gentrificazione selvaggia e alle altre forme mutevoli di una modernità cafona: la biblioteca De Gemmis e la casa della Famiglia Fazio, col memoriale a Michele, vittima innocente di mafia. Lo stesso spettacolo viene dichiarato mutevole.

E mutevoli sono le stanze del teatro rappresentate. Sicuramente la fanno da padrone le stanze di Shakespeare e quelle di Dostoevskij, come non sentirsi dentro, nei momenti in cui il postcapitalismo infuria di più, tintinnare i copechi, evocando la vecchia usuraia di Delitto e Castigo? Perfino il conflitto, nella visione elaborata, ci mostra tutta la contraddizione di una lettura critica dei classici, ci aiuta a crescere, e ci apre nuove, e inedite, stanze.

E proprio dalla mente e dalla memoria, offerte alla nostra vista frontale, ma anche interiore, emergono alternandosi o in scene corali Silvia Garbuggino e Gaetano Ventriglia, con due presenze sceniche nette e carismatiche, stagliate come i più ostinati tra i ricordi, davanti a noi.

Sarebbe bellissimo aprirci con un racconto affilato come un bisturi, per rivelare le nostre stanze del teatro, i loro suoni, i loro costumi, le loro luci e le loro ombre.

Non solo: sarebbe bellissimo sapere se anche nel Paradiso di chi ama il teatro ci sono stanze da abitare, letture che finalmente prendono corpo, illusioni che finalmente diventano tutte nostre.

Beatrice Zippo
Foto per gentile concessione della Compagnia

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