
C’è un fuoco che arde al centro di una notte antica.
Attorno, un piccolo cerchio di persone si raduna per ascoltare una storia che conosciamo da sempre e che, ogni volta, ci sorprende come fosse la prima: Tristano e Isotta. È da questo richiamo remoto che nasce il nuovo progetto di Virginia Landi e Tatjana Motta, due artiste che da anni camminano insieme, intrecciando visioni, parole e domande urgenti sul nostro presente. Prodotto da Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale, lo spettacolo debutta in prima assoluta dal 9 al 21 dicembre al Teatro delle Passioni di Modena.
Landi, regista già due volte finalista al Bando Regist* Under 35 della Biennale Teatro, e Motta, drammaturga vincitrice del 55° Premio Riccione per il Teatro, non cercano semplicemente di riportare in scena un mito medievale. Lo attraversano. Lo smontano e lo ricompongono per chiedersi – e per chiedere a noi – in che modo raccontiamo l’amore oggi, quali immagini ereditiamo e quali stiamo costruendo, quali storie scegliamo di tramandare quando parliamo di desiderio, di scelta, di libertà.
Il loro lavoro nasce da un lungo percorso comune: dal 2017 sperimentano drammaturgie originali, fortemente legate ai temi sociali e politici del nostro tempo, con particolare attenzione alle questioni di genere e alle dinamiche del potere. Per Tristano e Isotta, hanno accolto nel processo creativo anche le voci giovanissime della classe 3B del Liceo Scienze Applicate dell’IIS Corni di Modena, incontrata tra l’inverno e la primavera 2025 in un PCTO dedicato al teatro e alla scrittura collettiva. Le riflessioni nate in quell’aula – su relazioni, affetti, confini – risuonano ora nello spettacolo, come echi di un presente che dialoga con un mito millenario.
E il mito, infatti, non smette di interrogarci.
La storia di Tristano e Isotta attraversa secoli, culture e geografie. Racconta un amore che non si lascia addomesticare, che sfida la norma ed incrina l’ordine. Un filtro bevuto per caso, un viaggio in nave, un matrimonio imposto e, su tutto, una passione capace di sovvertire il sistema sociale della corte di Re Marco: un mondo fondato sul possesso, sulla gerarchia, sul corpo inteso come territorio da conquistare.
Eppure Tristano e Isotta, semplicemente amandosi, inventano un linguaggio che non assomiglia al linguaggio del potere. È questo a renderli pericolosi.
Lo spettacolo si apre come un rito antico: un gruppo di persone intorno ad un fuoco – reale o immaginato – che cerca di ricordare una canzone dimenticata. I quattro interpreti, Giovanni Cannata, Marta Malvestiti, Cristiana Tramparulo e Riccardo Vicardi, sono cantastorie, viaggiatori, testimoni di un passato che torna a pulsare nel presente. Tentano melodie, le reinventano, le ricompongono fino a trasformarle in una trama musicale viva, che sostiene ed attraversa la narrazione.
I ruoli si mescolano, i tempi si sovrappongono: ciò che è stato diventa ciò che accade ora, e la storia si fa polifonia.
La musica non è un semplice accompagnamento: è parte della vicenda, perché è proprio attraverso la musica che i due amanti si conoscono, si parlano, si ritrovano. Il compositore e sound designer Andrea Centonza costruisce un paesaggio sonoro che parte dal Medioevo e arriva ai giorni nostri, mescolando tradizione popolare e suggestioni elettroniche.
Intorno a questa materia viva si dispongono i costumi di Rossana Gea Cavallo, che ci portano dai contemporanei fino ad un Medioevo immaginato; il progetto scenico di Maddalena Oriani e le luci di Vincenzo De Angelis, capaci di evocare luoghi e tempi diversi come accade nei ricordi, quando il viaggio di una vita sembra svolgersi in un unico luogo ripiegato su se stesso.
«In una società militarizzata, gerarchica e patriarcale – scrivono Landi e Motta – Tristano e Isotta bevono un filtro che li accomuna, trascinandoli in un’esperienza dove il desiderio è pari, dove non c’è dominazione di genere e le responsabilità di ogni azione sono condivise».
Raccontare la loro storia, oggi, significa allora trasformare l’amore in una pratica politica, uno spazio da abitare insieme, in pubblico, per immaginare forme più giuste di stare al mondo.
Tristano e Isotta non è solo uno spettacolo: è un varco. Un passaggio che ci invita a riconsiderare ciò che crediamo immutabile e a ricordare che, in fondo, amare è ancora uno degli atti più radicali di resistenza.
Per ulteriori info:
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Tel. 059 2136021 | biglietteria@emiliaromagnateatro.com
Apertadal martedì al sabato ore 10.00 – 14.00; martedì e sabato anche ore 16.30-19.00
Vendita online: modena.emiliaromagnateatro.com | www.vivaticket.com
Biglietti:17 / 9 €.
Daniele Milillo