
Ormai è diventata consuetudine, presso la Libreria Roma di Bari, partecipare ad incontri musicali di ottimo livello con la rassegna “Imprinting Music – Il Jazz in Libreria”. E questo grazie a Daniela Gagliano, ottima padrona di casa, e Gianlivio Liberti, Direttore Artistico della rassegna.

In una fredda mattinata di novembre, ritrovarsi in Libreria ed essere accolti da un buon caffè e una fetta di torta è una cosa che scalda il cuore. Se poi, dopo l’accoglienza si ha la possibilità di ascoltare ottimi musicisti, la giornata diventa più che piacevole. Si sono esibiti per noi Gianfranco Menzella al sax tenore, Fabrizio Gaudino alla tromba e flicorno, Alberto Gurrisi all’organo Hammond e Pasquale Fiore alla batteria, per un progetto davvero coinvolgente: “Hard Bop Stories”.

L’hard bop è uno stile jazz sviluppatosi alla fine degli anni ’50 come evoluzione diretta del bebop, mantenendone la complessità ritmica e armonica, ma introducendo influenze più “dure” e radicate nelle tradizioni blues e gospel, nonché elementi di altri generi come il cool jazz e il latin jazz. Geograficamente parlando, non è attribuibile ad una zona in particolare, ma si è sviluppato tra east cost e west coast degli Stati Uniti, tra la California e New York. Tra gli esponenti principali possiamo ricordare Jacky McLean, Sonny Rollins, John Coltrane, Max Roach, Cannonball Adderly, Art Blakey, Horace Silver, ma i fautori di questo stile musicale sono tantissimi.

Gianfranco Menzella, lucano di Montescaglioso, è ormai una certezza ed una presenza fissa sui nostri palcoscenici. Si è diplomato in sassofono nel 2000 presso il Conservatorio di musica “E. Duni” di Matera con il massimo dei voti e la lode e nel 2004 ha conseguito il diploma in musica jazz presso il Conservatorio “T.Schipa” di Lecce. Si è poi laureato presso l’Università ‘La Sapienza’ di Roma. Ha partecipato a numerosi concorsi nazionali e internazionali ottenendo svariati riconoscimenti. In questi ultimi mesi abbiamo avuto il piacere di ascoltarlo su progetti diversi, dedicati a John Coltrane e a Bob Berg (di cui ho già scritto su queste pagine).

Fabrizio Gaudino, casertano di origine ma ormai residente a Martina Franca, Inizia a suonare all’età di 10 anni. Si è diplomato in musica jazz presso il conservatorio “Dall’Abaco” di Verona per poi specializzarsi presso il conservatorio “Bonporti” di Trento. Dotato di un suono raffinato e ad un fraseggio energico.

Alberto Gurrisi è nato a Milano (ma il cognome tradisce origini siciliane) nel 1984. Ha studiato pianoforte classico per sette anni, ma alla fine ha deciso di dedicarsi esclusivamente all’organo e incontra diversi musicisti, tra cui il maestro Franco Cerri (con il quale ha collaborato stabilmente dal 2007) e l’armonicista blues americano Sugar Blue, con il quale partecipa a numerosi blues festival in Italia e in vari paesi europei (2006-2007).

Ha avuto la possibilità di suonare con Adam Nussbaum, Jim Mullen, Doug Webb, Rob Sudduth, Darryl Jones, la Torino Jazz Orchestra plus Carla Bley-Steve Swallow-Andy Sheppard, Enrico Rava, Max Ionata, Gegè Telesforo, Mauro Negri, Emanuele Cisi, Amedeo Ariano, Fabrizio Bosso, Massimo Manzi, Alfredo Ferrario, Enzo Zirilli, Dino Piana, Gianni Sanjust, Tiziana Ghiglioni, Emilio Soana e tanti altri musicisti italiani. Vederlo suonare (oltre che ascoltarlo) è stato uno spettacolo, per la passione con cui si è impegnato e per le mille espressioni del suo viso.

Pasquale Fiore, materano ormai di casa a Milano, è oggi uno dei più richiesti batteristi sulla scena italiana ma non solo. Ha collaborato con Enrico Rava, Scott Hamilton, Fabrizio Bosso, Thomas Kirkpatrick, Attilio Troiano , Daniele e Tommaso Scannapieco, Dario Deidda, Francesco Angiuli, Michael Supnik, Aldo Vigorito, Joy Garrison, Mario Rosini, Fabio Zeppetella, Bepi D’amto, Walter Ricci, Giuseppe Venezia, Tino Tracanna, Roberto Tarenzi, Larry Franco, Achille Succi, Paolo Belli, Federico Malaman, Giorgio Rosciglione, Domenico Sanna, Antonio Faraò, Chico Freeman, Dado Moroni e tanti altri. Dotato di un drumming incessante, è stato un ottimo compagno di viaggio per tutto lo spettacolo.

Il concerto ha avuto un ritmo tiratissimo, grazie ai due fiati che ci hanno regalato tantissimi assoli e duetti, ma anche Gurrisi e Fiore hanno avuto spazio per mostrare le loro qualità artistiche. Quattro protagonisti che hanno saputo valorizzare tanti brani di musicisti straordinari. Il primo brano (Lotus blossom) di Kenny Dorham ci ha fatto entrare immediatamente nel clima della serata (dovremmo dire della mattinata), per poi passare a brani di Phil Woods (Mitch), Horace Silver (Barbara), Tom Harrell (“Sail away” e “On the roof”) per coninuare con Woody Shaw (The moontrane) e Sam Jones (Before you). Tra gli altri, una versione davvero affascinante del classico “Body and soul” con un arrangiamento davvero particolare. Un ottimo bis con un altro brano splendido, di Cedar Walton, dal titolo “Ojos de rojo”.

Forse, tra i tanti stili musicali del Jazz, l’Hard Bop è quello più coinvolgente, capace di trascinare il pubblico con un ritmo incessante. Non a caso i suoi rappresentanti sono tra i più apprezzati dagli appassionati, a prescindere dalla loro età: difficile rimanere indifferenti a certe sonorità.

Davvero grazie per la bella mattinata ai quattro musicisti, alla Libreria Roma che ci ha ospitati, a Daniela Gagliano e Gianlivio Liberti. Con l’approssimarsi del Natale, per il mese di dicembre non sono previsti altri appuntamenti per la rassegna, ma siamo ansiosi di conoscere quali sorprese ci riserverà il prossimo anno.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro