
Si possono scrivere fiumi di parole, su quanto l’allegria sia stata vista come sovversiva, da parte del potere.
In ordine sparso: (spoiler alert) il libro sulla Commedia aristoteliana, ne “Il nome della rosa”, protetto con il veleno; “Joy as an act of resistance”, l’album forse più celebre degli Idles; tutta una dottrina cristiana, basata sulla rinunciabilità dei piaceri dello spirito.
E più di recente, le manifestazioni contro i governi sovranisti, in varie parti del mondo, per ridicolizzare il potere, e straniare le cariche della polizia e lo stigma che addita chi manifesta come un delinquente, sono comparsi nei cortei costumi di Pikachu, clown, gonfiabili vari.
Sì, la gioia può essere un atto di resistenza. Di tutti i caos possibili, la gioia è quello meno controllabile, più limpido, e pertanto più pericoloso. Al BiG, non a caso, il tema prescelto per questa edizione è proprio il Chaos.
Il BiG – Bari International Gender Festival è il festival transfemminista di cinema e arti performative co-diretto da Tita Tummillo e Miki Gorizia, che porta a Bari performance che mirano a far riflettere la collettività sulla propria condizione, e su quanto l’erosione progressiva dei diritti e delle libertà ci renda innanzitutto più infelici, ma anche meno governabili.

Proprio su questa riflessione si basa la performance “Some dances on dickfaces”, di Kinkaleri. A interpretare il progetto, di cui il BiG è la terza tappa di un percorso che si concluderà nel 2026, Samira Cogliandro, Marco Fichera, Matteo Marongiu e Stefano Roveda. La produzione è Klm, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Toscana.
Some dances on dickfaces, letteralmente “un po’ di danze sulle facce di ca**o”, dipartendo la sua costruzione da Il Giardino delle delizie di Hieronymus Bosch, lancia la performance in una danza ampia e giocosa, in cui gli arti si intrecciano, si mordono. Delle bottiglie d’acqua, parte della scenografia, diventano un modo per amplificare il gesto performativo, e, manco a dirlo, fluidificare la performance, scomporre la luce, sberleffare la realtà. Ci si sorride, si balla, su chi, non avendo di meglio da fare, appunto, si comporta da faccia di ca**o. Giocando a nascondino o ad acchiapparello con la realtà, si può anche combattere l’oppressione.
Una risata seppellirà l’odio: questa sì che è una frase seria.
Beatrice Zippo
Foto di Fabiano Lauciello