
L’Atrio Cherubini del Politecnico di Bari si è trasformato, ancora una volta, nel cuore pulsante della scena indipendente barese. Risonanza Fest è arrivato alla sua terza edizione confermandosi per quello che è: l’unico festival veramente universitario della città, ideato e organizzato dai ragazzi e dalle ragazze di Frequenza Libera, la web radio d’ateneo.
Oltre al main stage, anche quest’anno il festival ha ospitato i banchetti di diverse associazioni del territorio e del Politecnico, tra cui Poliba Corse, creando quell’atmosfera ibrida tra concerto, fiera e punto d’incontro che è ormai il tratto distintivo di Risonanza.
Un’apertura intima e magica: Simona Valente
A rompere il ghiaccio è stata Simona Valente, che con le sue atmosfere dolci e quasi magiche ha aperto nel modo migliore la serata.
Nonostante all’inizio il dj set parallelo abbia rischiato di rubare un po’ la scena al main stage, Simona è riuscita a catturare l’attenzione, riportando il focus sulle canzoni e su un ascolto più intimo. Un opening set delicato ma deciso, che ha dato subito un’identità chiara al festival.
Candyvan e Bruno Bug: movimento, freschezza e freestyle
Dopo l’intro sognante, il mood cambia drasticamente con Candyvan.
Il suo sound fresco, contemporaneo e dal respiro urban porta movimento sotto il palco: beat incalzanti, riferimenti alle sonorità più attuali e una presenza scenica che funziona benissimo in contesto live.
A seguire sale sul palco Bruno Bug, uno dei momenti più sorprendenti della line up. Rapper dalla penna affilata e dall’improvvisazione facile, ha tenuto il pubblico incollato al palco con freestyle e rime che hanno alternato ironia, tecnica e momenti più intensi. Uno di quei set che ricordano quanto il live, soprattutto in un contesto universitario, sia ancora uno spazio di sperimentazione e libertà.

Flower for Boys: chiusura punk e catartica
Gran finale con i Flower for Boys, freschi del loro nuovo album pubblicato con Mosho Dischi.
La band porta sul palco un nuovo modo di esprimersi, diretto, ruvido, fortemente influenzato dall’immaginario punk, con brani che dal vivo funzionano alla perfezione.
Qualche passaggio sfiora il “già sentito”, ma la resa live è potente, coinvolgente, quasi catartica: pogo, urla, abbracci, sudore. Una chiusura esplosiva che ribalta l’Atrio Cherubini e lascia quell’eco nelle orecchie che ogni festival vorrebbe riuscire a creare.
La zona DJ set: il regno delle selezioni al femminile
Parallelamente al main stage, nella zona DJ set si sono alternate tante artiste e collettivi:
- Pix & Kocri
- Aura
- Marghe
- il collettivo Ortica
Le loro selezioni hanno accompagnato l’intera serata, offrendo un’alternativa costante al live e creando una seconda anima del festival, più danzereccia e club. Un equilibrio interessante tra dimensione concerto e vero e proprio party.
Luci e ombre: la gestione degli ingressi e l’alcol
Tra le note meno convincenti della serata, spicca la scelta – definita da molti come “ipocrita” – da parte dell’Università di non permettere l’ingresso con alcol.
Una decisione che, di fatto, ha generato un flusso continuo di persone che uscivano dall’evento per bere altrove e poi rientravano, spezzando a tratti il coinvolgimento e l’energia sotto il palco.
È un tema ricorrente quando eventi genuinamente universitari entrano in collisione con regolamenti rigidi e poco aderenti alla realtà sociale degli studenti.

Frequenza Libera e il senso di comunità
Risonanza Fest è molto più di una semplice serata di concerti: è la massima espressione di Frequenza Libera, una realtà universitaria composta esclusivamente da studenti e studentesse che, negli anni, ha seguito e supportato un’infinità di eventi, dal Bifest a Uno Maggio Taranto, fino a TEDx e altre iniziative culturali del territorio.
Il festival nasce da un’esigenza precisa: quella della comunità universitaria del campus – ma non solo – di far sentire la propria voce. In un contesto accademico che spesso non offre spazi reali all’espressione artistica e alla creatività delle giovani menti, eventi come Risonanza diventano fondamentali.
Non è solo musica: è un modo per affermare che l’università non è fatta soltanto di esami, laboratori e crediti formativi, ma anche di relazioni, cultura, sperimentazione e desiderio di lasciare un segno.
In conclusione
Alla sua terza edizione, Risonanza Fest conferma il proprio ruolo: non un semplice evento nel calendario universitario, ma un laboratorio vivo di idee, musica e incontri.
Con una line up variegata, una forte identità indipendente e la spinta di chi l’università la vive ogni giorno, il festival dimostra che a Bari esiste ancora uno spazio in cui la creatività studentesca può trovare un palco, un microfono e, soprattutto, un pubblico pronto ad ascoltare.
Claudio Ladisa
Foto di Andrea Nesta e Dalila Forgione