Percorrendo le curve della memoria in compagnia del Principe: trionfa al Teatroteam di Bari “Rimmel 2025”, il tour con cui Francesco De Gregori sta festeggiando il 50° anniversario dall’uscita del suo album capolavoro divenuto una inamovibile pietra miliare della musica italiana

Se io sono il liceo classico, lui è l’università.” [Fabrizio De Andrè]

E qualcosa rimane, fra le pagine chiare e le pagine scure.”

Le curve della memoria sono spesso tracciate su terreni impervi, talvolta impraticabili; a volerle solcare, a volerci ostinatamente tornare a viaggiare, finanche provando ad accelerare, c’è il rischio di farsi male, anzi molto male, a meno che non si possa contare su di una guida esperta, un uomo di illimitate ed incontestate doti che, nel nostro immaginario, si è sempre collocato al pari di un amico di vecchissima data cui non abbiamo mai avuto alcuna remora nell’affidare tutti i nostri più intimi segreti, sensazioni e speranze, illusioni e disillusioni, viaggi e miraggi, sogni e bisogni, in poche parole la nostra stessa vita. Noi, in tali frangenti, non sapremmo immaginare conducente migliore di Francesco De Gregori, motivo per cui non ci siamo fatti di certo pregare per accorrere ancora una volta alla corte dell’incontrastato Principe della canzone italiana nella speranza di poter rinnovare un ritorno al futuro che potesse donare nuova linfa alle nostre atrofizzate coronarie.

La ghiottissima occasione ci veniva concessa dal Teatroteam di Bari, pronto ad accogliere l’evento della tappa barese di Rimmel 2025”, il tour con cui Francesco sta festeggiando in tutta Italia il 50° anniversario dall’uscita del suo quarto album in studio, divenuto una inamovibile pietra miliare della musica italiana.

Ebbene, abbiamo fatto più che bene ad esserci, perché quello che si agitava come un ossesso sul palco era il De Gregori che vorremmo sempre vedere e, soprattutto, sentire, tirato a lucido, gran maestro di cerimonie di una serata memorabile, a capo di una magnifica band che annovera Guido Guglielminetti (basso e contrabasso), Carlo Gaudiello (pianoforte), Primiano Di Biase (hammond, tastiere e fisarmonica), Paolo Giovenchi (chitarre), Alessandro Valle (chitarra, pedal steel e mandolino), Simone Talone (batteria e percussioni) e, last but not least, le voci di Francesca La Colla e Cristina Greco, oliata come il meccanismo perfetto del miglior orologio, impegnata per circa due ore di grande, spesso sublime, musica.

Le esecuzioni dei brani hanno ritrovato quasi sempre la loro veste più classica, a dispetto dell’ormai fantomatico bisogno di nuovi arrangiamenti spesso esibito dal nostro eroe; oggi, invece, Francesco manifesta lapalissianamente una gran voglia di riappropriarsi in modo pieno e maturo del contenuto del suo inimitabile ed incommensurabile forziere artistico, di tutti quei brani che per noi si sono via via trasformati in pezzi di organi assolutamente necessari, inasportabili, essenziali, se non indispensabili alla nostra stessa sopravvivenza, la cui esecuzione, a guardare i volti del pubblico del Teatroteam, procura in ognuno un devastante blob di film di ‘produzione propria e personalissima’, un’irrefrenabile implosione di innumerevoli ricordi che riaffiorano e che, se si possiede ancora almeno una goccia di sangue in corpo, fanno sobbalzare cuori, vene ed arterie, talvolta emozionando sino alle lacrime, canzoni che hanno marchiato a fuoco la nostra pelle, in cui fanno bella mostra tutti i titoli che componevano l’album omaggiato, a partire dalla titletrack per poi continuare con Piano bar, Quattro cani, Pezzi di vetro, Le storie di ieri, composta con Fabrizio De Andrè e oggi più attuale che mai, Il signor Hood (a M., con autonomia), Piccola mela, Pablo, il capolavoro – cui siamo particolarmente legati per privatissimi motivi – che ancora oggi il pubblico canta a squarciagola, composto con Lucio Dalla in un lontano viaggio proprio verso Bari, cui si aggiungono Cercando un altro Egitto, Via della povertà (traduzione della dylaniana Desolation Row), Atlantide, Compagni di viaggio, Deriva, una scoperta per molti degli astanti, La leva calcistica della classe ’68, La valigia dell’attore, scritta per Alessandro Haber e poi subito trafugata, I matti, Il panorama di Betlemme, Alice, in versione ‘ridotta’, Generale, Bufalo Bill, Sempre e per sempre e La donna cannone. Insomma – lo vedete da voi – una scaletta ‘da paura’, da temere che il cuore non reggesse a tanta bellezza, l’ennesima dimostrazione che il tempo, a volte, davvero si può – e, forse, si deve – fermare se serve ad omaggiare un puzzle perfetto che compie 50 anni solo sul freddo vinile, ma non nella nostra anima.

E come si può rendere visibile la propria appagata esultante gioia se non danzando? Forse anche per questo, Francesco perpetua una usanza a cui ci ha ormai abituati e, ammiccando, in finale di concerto invita, anzi incita tutta la platea a ballare in coppia quel “vecchio valzer” che risponde al nome di Buonanotte fiorellino, regalandoci forse il momento più bello di tutta la serata, certamente il più suggestivo, come se per magia l’intero Teatroteam fosse stato trasportato su un enorme set felliniano o morettiano.

E sia: portaci dove vuoi; noi ti seguiremo sempre e per sempre, Capitano, nostro Capitano.

Pasquale Attolico

Condividi

1 commento su “Percorrendo le curve della memoria in compagnia del Principe: trionfa al Teatroteam di Bari “Rimmel 2025”, il tour con cui Francesco De Gregori sta festeggiando il 50° anniversario dall’uscita del suo album capolavoro divenuto una inamovibile pietra miliare della musica italiana

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.