Sempre “Nomadi”: la band creata 60 anni fa da Beppe Carletti e Augusto Daolio ha illuminato per la prima volta il palco del Teatro Petruzzelli di Bari

Non è un segreto per nessuno che la band italiana più longeva è quella dei Nomadi, e il concerto tenutosi nel tempio barese della musica, il nostro Teatro Petruzzelli nel quale si sono esibiti per la prima volta, non ha fatto che confermare che, dopo più di 60 anni di attività, un motivo c’è, ed è rappresentato dalla assoluta e sorprendente modernità dei testi datati 30, 40 e anche 50 anni fa, dalla spettacolare “tenuta” del palco che ha scaldato i cuori di tutti noi, dimostrandosi degna delle ovazioni ricevute dall’entusiasta e innamorato pubblico presente.

Lo spettacolo, organizzato da Aurora Eventi, ha ripercorso la carriera del gruppo fondato da Beppe Carletti e Augusto Daolio nel lontano 1963 in quel meraviglioso pezzo d’Italia, verace e sincero, racchiuso tra Modena e Reggio Emilia.

Certo, gli anni hanno imposto anche a loro variazioni, la formazione in primis, attualmente composta dall’immarcescibile Carletti, Cico Falzone, Massimo Vecchi, Yuri Cilloni, Domenico Inguaggiato e Sergio Reggioli, cui va il mio premio speciale per gli assoli di violino che mi hanno preso l’anima.

Anche chi conosce poco il repertorio del gruppo, a parte i pezzi più “blasonati”, essendo diventato fan in tempi più recenti, non può non affermare di essere stato conquistato dai testi dei brani che hanno composto la scaletta, passando da “Il vecchio e il bambino” a “Contro”, a Noi non ci saremo” a “Gli aironi neri” a “Dove si va” a “Un giorno insieme” fino ad arrivare a quei meravigliosi classici chiamati “Dio è morto” e “Io vagabondo” che, per dirla tutta, alla fine pur essendo forse la loro canzone più universalmente conosciuta è surclassata da molte altre per profondità e intenti, pur rimanendo una assoluta pietra miliare dell’intera discografia italiana e non.

D’altra parte ciò che ha sempre contraddistinto la produzione musicale dei Nomadi è l’ideologia civile e sociale, quella vera, che li ha visti sul fronte e in prima linea in svariate occasioni a dimostrazione che l’impegno, la comunanza, la partecipazione alla vita sociale e la divulgazione di tutti questi valori sono stati e sono tutt’oggi la linfa vitale sulla quale poggia non solo la loro produzione artistica ma soprattutto la loro filosofia di vita, basti pensare al mitico “Concerto per l’Emilia” organizzato da Beppe Carletti all’indomani del terremoto del 2012, i cui proventi hanno contribuito a ricostruire gli ospedali di Carpi e Mirandola.

Un concerto insomma che doveva essere ascoltato e che, grazie a questi ragazzi degli anni 60, abbiamo avuto la fortuna di goderci nello splendida cornice del nostro Politeama.

Gabriella Loconsole

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