
E dopo aver messo alle spalle l’ultimo saluto a Guido Di Leone, con una forza davvero straordinaria che non ha paragoni, il Duke Jazz Club di Bari riapre i battenti per questo nuovo corso. Il 13 e 14 novembre, a rendere omaggio alla figura di chi, fino all’ultimo istante è stato ideatore e e fondatore, un musicista straordinario come Dado Moroni al pianoforte, accompagnato da Tommaso Scannapieco al contrabbasso e Giovanni Scasciamacchia alla batteria.

Il concerto era stato annunciato già a metà settembre e nonostante quanto accaduto, è andato in scena regolarmente. Non potevamo avere un ospite migliore per ricordare il nostro Guido. Dado Moroni in questi anni è stato più volte ospite del Duke, riscuotendo sempre un grande successo. Tra loro è stata un’amicizia vera e sentita, che in questi due giorni è stata tangibile come non mai, commuovendo il pubblico presente. Per la prima volta mi è pesato tornare ad ascoltare musica dal vivo in un locale che tutti noi abbiamo imparato ad apprezzare, ma alla fine la professionalità di questi musicisti è riuscita a superare qualsiasi remora.

Più volte, su queste pagine, ho avuto modo di scrivere il mio apprezzamento su uno dei musicisti italiani che tutto il mondo ci invidia. Dado Moroni, genovese, 63 anni appena compiutiti, inizia a suonare da giovanissimo con Tullio De Piscopo e Franco Ambrosetti. Una carriera straordinaria che l’ha portato a trasferirsi per diversi anni negli Stati Uniti, dove ha modo di suonare nei club più prestigiosi di New York, tra i quali il Blue Note, il Birdland e il Village Vanguard, collaborando con le vere leggende del jazz, come Freddie Hubbard, Clark Terry, Zoot Sims, Harry “Sweets” Edison, Ray Brown, Ron Carter, Hank Jones, Niels-Henning Ørsted Pedersen, Tom Harrell, Dizzy Gillespie e tantissimi altri.

Non ha mai disdegnato svolgere il ruolo di accompagnatore con cantanti quali Ornella Vanoni, Karima, Eros Ramazzotti, Lucio Dalla, Tiziano Ferro e Simona Molinari. Ha conquistato la sua fama per le sue eccellenti capacità tecniche e la sua inventiva musicale. Non ha mai nascosto la sua ammirazioni per musicisti quali Oscar Peterson (suo figlio si chiama Oscar) e Bill Evans: solo la scorsa estate abbiamo avuto modo di ascoltarlo al Borgo Antico di Loseto con quella che è stata la sua sezione ritmica più famosa, composta da Eddy Gomez e Joe La Barbera.

Il contrabbassista salernitano Tommaso Scannapieco, classe 1971, appartiene ad una famiglia di musicisti affermati, ad iniziare dal fratello Daniele, per finire al giovane figlio Antonio, vincitore a giugno scorso della 29ª edizione del Premio Internazionale Massimo Urbani, concorso per solisti jazz (davanti ai nostri Vincenzo Di Gioia e Aldo Di Caterino). Vanta collaborazioni prestigiose (oltre al fratello Daniele) con Eddy Palermo, Sonny Fortune, Roy Hargrove, Greg Hutchinson, Clarence Penn, Steve Grossman. Non è la prima volta che abbiamo avuto modo di ascoltarlo al Duke.

Giovanni Scasciamacchia, di Bernalda (MT), è ormai di casa al Duke. Sono tantissime le collaborazioni che può vantare, ed è ormai uno dei batteristi più ricercati. Sempre impeccabile, il sodalizio con Dado Moroni non è occasionale, ma ha anche avuto modo di entrare in sala di incisione per il suo “Patto armonico”, pubblicato lo scorso anno e che vede anche la partecipazione del sassofonista spagnolo Perico Sambeat.

Il progetto presentato è dedicato ad Oscar Peterson, pianista canadese del quale, il 15 agosto 2025 abbiamo celebrarto il centenario della nascita. Come già detto, il nostro Dado Moroni è il pianista più accreditato a celebrare questa ricorrenza. Peterson è morto nel 2007 e nella sua lunga carriera gli sono stati assegnati ben nove Grammy Award. Dotato i una tecnica fuori dal comune, riusciva ad eseguire composizioni, sue e di altri, con una velocità straordinaria.

Ma come già detto, con il cuore in gola, musicisti e pubblico sono ritornati al Duke dopo aver celebrato il funerale di Guido Di Leone, al quale ovviamente sono stati dedicati questi due concerti. Non è stato fatto per motivi commerciali, ma solo con la consapevolezza che Guido non avrebbe gradito interrompere l’attività del Duke. Il modo migliore per celebrare un musicista è lasciare che siano gli strumenti a farlo, come è stato al suo funerale. L’emozione è stata altissima, sul palco e fuori. I tre musicisti sono stati davvero bravi anche in questo senso, ad allentare un’atmosfera tesa.
Nella sua introduzione, Moroni ha tenuto a rimarcare il fatto che da parte sua, che suona in tutto il mondo, difficilmente trova locali che si posano paragonare al Duke, forse nemmeno a New York, e pertanto questa ricchezza deve essere salvaguardata e portata avanti, anche senza Guido.

Il concerto è scivolato via con una dozzina di brani, alcuni scritti da Oscar Peterson ( City lights, Kakewalk, Wheatland), ma tante altre composizioni non sue, ma brani che Peterson apprezzava e riproponeva dei suoi concerti e nei suoi Album.
L’apertura della serata (del 14 novembre, a cui ho partecipato) ha visto l’esecuzione di “I’’ve never been in love before”, dedicata a Guido, mentre il secondo brano, “Laura”, è stato dedicato alla piccola figlia di Guido e Francesca. Durante il concerto abbiamo avuto poi la possibilità di ascoltare alcuni standard più che famosi come “My Foolish heart”, “Oh Lady be good”, “Prelude to a Kiss”, Cotton tail” (queste ultime due sono composizioni di Duke Ellington, che definì Peterson “il Marahaja della tastiera), ed altre composizioni forse meno note come “You look good to me”. Ad ogni modo, anche se Oscar Peterson eseguiva brani di altri autori, aveva sempre l’abitudine personalizzarli con variazioni, improvvisazioni, riuscendo nella stessa composizione a inserire elementi classici, blues e jazz. Non si limitava a semplici esecuzioni. Come ha spiegato Moroni, la formazione di Oscar Peterson ha avuto un’influenza classica, in qualche modo riconducibile a Franz Listz. Moroni ha raccontato che da bambino, Peterson studiò con il pianista ungherese Paul de Marky, allievo di István Thomán, a sua volta allievo di Franz Listz. Paul de Marky ebbe modo di ascoltare casualmente Peterson bambino che suonava, rimanendo particolarmente colpito e offrendosi per dargli lezioni gratuite.

Nella seconda parte del Concerto Dado Moroni ha voluto eseguire un brano in piano solo, dal titolo “Django”, ovviamente dedicato al grande Django Reinhardt. Per il bis finale il brano “Lil darling” di Neil Hefti, riproposto in una versione particolarmente lenta ed accattivante. L’omaggio a Oscar Peterson finisce così, con due giornate di concerti che avremmo voluto vivere con uno spirito diverso e spensierato. L’assenza di Guido e della sua chitarra, sempre pronto a condividere il palco con i suoi ospiti, si è avvertita.
La città canadese di Ottawa, nel 2010, ha voluto omaggiare Oscar Peterson dedicandogli una statua all’esterno del National Arts Centre ( NAC ) (in francese: Centre National des Arts ), un’organizzazione di Arti Performative. E se devo dire la mia (e sono giorni che lo affermo), a Guido Di Leone, per il suo impegno e il ruolo che ha svolto la Scuola di Musica del Pentagramma nei suoi 40 anni di attività, la Città di Bari dovrebbe “fargli una statua”, magari davanti al Teatro Petruzzelli. Grazie, Dado Moroni. Grazie, Tommaso Scannapieco. Grazie, Giovanni Scasciamacchia. Grazie a tutte le persone che fanno funzionare il Duke Jazz Club. Grazie Guido Di Leone e grazie a Francesca Leone che ha condiviso con tutti noi questa persona straordinaria.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro