“A Love Supreme”: a Castellana Grotte una rilettura dell’opera di John Coltrane a più di sessant’anni dalla sua incisione

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Ancora una volta siamo tornati a Castellana Grotte, grazie all’Associazione Musicale Culturale “Nino Rota” per un omaggio a John Coltrane, a cavallo tra i 60 anni dall’incisione dell’Album capolavoro “A Love Supreme” (9 dicembre 1964) ed il centenario della sua nascita (23 settembre 1926). Nell’incontro precedente del 21 ottobre, organizzato dall’Associazione, Stefano Zenni ci ha portato ad indagare su come è stato concepito quello che è considerato il suo capolavoro. Questa volta invece, abbiamo avuto modo di ascoltare alcuni brani estratti dalla sua discografia (il primo Album a suo nome è del 1957), fino ad arrivare al suddetto album, che è stato eseguito integralmente nei suoi quattro movimenti (Acknowledgement, Resolution, Pursuance, Psalm). Un viaggio in musica verso questa composizione.

Dopo il saluto del Presidente dell’Associazione Nino Rota, Vito Luigi Rubino, e una doverosa foto dei musicisti con lo staff al completo dell’Associazione, per presentarci questa storia, hanno suonato per noi Nico Catacchio al contrabbasso, Gianfranco Menzella al sax tenore, Eugenio Macchia al pianoforte e Fabio Accardi alla batteria. Quattro musicisti eccellenti che non ci hanno fatto rimpiangere il quartetto storico di Coltrane (con McCoy Tyner, Jimmy Garrison ed Elvin Jones). Tutti i brani proposti all’ascolto sono stati incisi da Coltrane in questo arco temporale (1957 – 1964) e che hanno segnato il suo cammino artistico. I primi anni di questo periodo, John Coltrane ha cercato di tenere il piede in due scarpe: da una parte ha continuato a portare avanti il sodalizio con Miles Davis, iniziato nel 1955, e dall’altra ha iniziato ad incidere a suo nome.

Sul palco allestito presso il Museo Speleologico Franco Anelli di Castellana, quattro musicisti davvero straordinari, con un piccolo limite: essere musicisti di “sotto casa”, come li ha scherzosamente definiti Nico Catacchio. Grande contrabbassista a cui piace raccontare e spiegare quello che suona, ha elogiato più volte le qualità artistiche dei suoi giovani collaboratori, ha insistito con il pubblico nel voler apprezzare le loro doti, cercando di non sminuire il loro valore solo per il fatto di essere musicisti locali (Menzella è l’unico “forestiero”, proveniente da Matera) . E posso solo confermare che questa loro maturità continua a crescere con il tempo. Non è facile imbarcarsi in progetti del genere, mettendosi a confronto con quei musicisti che oggi sono considerati una leggenda, ma i nostri magnifici quattro hanno brillantemente superato la prova.

Coltrane era stato dipendente dalla droga fino all’età di trent’anni circa, vale a dire sin dai primi anni della sua carriera artistica. Già nel 1953, per questi motivi, era stato licenziato da Jonny Hodges. Subito dopo ha iniziato la collaborazione con il gruppo di Miles Davis che è durata non pochissimi anni (1955-1960) ma anche in questo caso i problemi non sono mancati, anche se, in seguito alla rottura del sodalizio, ci sono state altre collaborazioni, in particolare tra gli anni 1957 e 1960. Sono gli anni in cui ha iniziato a pubblicare i suoi primi dischi, parallelamente alla collaborazione con il gruppo di Miles Davis. E così, mentre da una parte partecipava alla registrazione di album fondamentali di Davis (i più famosi, Milestone, Kind of Blue), dall’altra ha iniziato le sue prime pubblicazioni (primo in assoluto, l’Album “Coltrane” di maggio 1957, seguito subito dopo da “Blue Train”, stesso anno, per arrivare a Giant Steps del 1960. Di certo la notorietà acquisita con la collaborazione con Miles Davis non è di poco conto, e non è stato semplice e indolore rinunciarvi.

Ma con la decisione di liberarsi dalla tossicodipendenza, Coltrane ha capito di avere delle qualità e ha dato una svolta alla sua vita, diventando un’altra persona. Vive questa liberazione come un “dono divino” e si impegna a testimoniare con la sua vita di artista quella che sarà la sua missione, che sfocerà nel capolavoro di “A Love Supreme”.

Dal momento in cui si è liberato dall’eroina, ha voluto ringraziare Dio (anche se non seguiva una religione in particolare) dedicando la sua vita alla musica. Lui stesso ha affermato: “ ...La mia musica è l’espressione spirituale di quello che sono, la mia fede, il mio sapere, la mia essenza. Quando inizio a vedere la potenzialità della musica, ti viene voglia di fare qualcosa di veramente buono per la gente, di aiutare l’umanità a liberarsi dalle sue fobie. Credo che la musica possa rendere il mondo migliore, e se ne sono capace, voglio contribuire a farlo. Mi piacerebbe mostrare alla gente il Divino, usando il linguaggio musicale che trascende le parole. Voglio parlare all’anima delle persone”.

Sul significato di “A Love Supreme” rimando il lettore alla mia recensione del 29 ottobre scorso su queste stesse pagine, sulla lezione davvero magistrale di Stefano Zenni. Il concerto di questi splendidi musicisti, che hanno voluto riproporre in modo integrale questa opera, in tutti e quattro i movimenti, è stato preceduto dall’esecuzione di altre incisioni di Coltrane, tutte appartenenti al periodo storico descritto; un cammino verso la realizzazione di quello che ancora oggi è considerato il suo capolavoro.

A precedere l’esecuzione integrale di A Love Supreme, quattro lunghi brani appartenenti sia alla discografia di Coltrame, ma anche di Miles Davis. Il primo brano è stato “Moment’s Notice” presente all’interno dell’Album “Blue Train” del 1957 (il secondo a suo nome, che ancora oggi è considerato un capolavoro). A seguire invece, il brano “Blue in Green” del 1959, presente nell’Album “Kind of Blue” di Miles Davis, scritto da Miles Davis e da Bill Evans (Davis aveva un po’ l’abitudine di “appropriarsi” di composizioni dei suoi collaboratori). Altri due brani della tradizione coltraniana: “Giant Steps” (composizione originale di John Coltrane) e “My Favorite Things” (uno standard diventato più che famoso per la sua interpretazione).

La riproposizione di “A Love Supreme” è durata circa trentacinque minuti, senza soluzione di continuità, ed ha davvero lasciato in estasi tutto il pubblico presente. Davvero una esecuzione magistrale.

Per concludere la serata, anche se la serata poteva concludersi così, un immancabile bis con un ulteriore composizione di Coltrane, sempre di quel periodo, da titolo “Mr. P.C.”. Il brano prende il nome in omaggio al bassista Paul Chambers che aveva accompagnato Coltrane per diversi anni. Apparve per la prima volta nell’album “Giant Steps”, pubblicato nel 1960.Per questa esecuzione, e per rimarcare e valorizzare i musicisti di “sotto casa”, è stato invitato sul palco Pietro Corbascio, giovane trombettista (classe 1995) di Castellana Grotte. Catacchio ha voluto scherzare anche sul titolo di questo brano: Mr. PC è diventato Mr. Pietro Corbascio.

Senza voler enfatizzare la serata, è stata davvero una serata sopra le righe, con dei musicisti che più li ascolti e più riescono a sorprenderti. Giusto pertanto, dopo due ore di concerto, ricevere ovazioni da stadio.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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