Il mondo “Sul rovescio” che ce le fa girare: Claudia Caldarano a Spazio Murat per il BiG – Bari International Gender Festival 2025 illude e torce la nostra visione

Era già tutto previsto. L’arte lo aveva previsto, e lo aveva fatto già, a più riprese, lungo la sua storia. La Prima guerra mondiale era stata ampiamente anticipata dall’arte. Mentre il mondo impazziva per l’Art Nouveau e per la sua funzione decorativa, a Vienna artisti come Schiele e Kokoschka attuavano la Secessione, smembrando i corpi e intuendo ampiamente il movimento del ventre anarchico all’interno degli Imperi in disfacimento. Sulla Seconda guerra mondiale, facile facile: vogliamo parlare di Guernica?

Ebbene, accade che un servitore dello Stato, un militare, diventi uno dei portavoce, sicuramente quello della porta accanto, di un Occidente dolente, senile, sfatto. Spesso, infatti, sentiamo dire da persone in là con gli anni “guarda, il mondo al contrario”, se ci si bacia per strada, se si gioisce, se si rivendica la libertà. C’è chi ne ha fatto un libro e una corrente di espressione.

Però, Claudia Caldarano danza la sua riflessione artistica proprio nella sua performance “Sul rovescio”, interrogandosi su cosa quel rovescio sia. Caldarano è una coreografa, regista, danzatrice e performer, lo spettacolo è una produzione di mo-wan, e fa parte del programma dell’undicesima edizione del BiG.

Il BiG – Bari International Gender Festival è il festival transfemminista di cinema e arti performative co-diretto da Tita Tummillo e Miki Gorizia, che porta a Bari performance capaci di contaminare i gusti e gli stili espressivi, rendendo possibile una riflessione che parte dal corpo artistico e politico e porta all’attenzione del pubblico, sempre curioso e vario (non esiste un identikit di chi viene al BiG), riflessioni collettive, combattendo la solitudine di cui si nutre l’odio.

Caldarano, con una maschera sulla nuca e con lo studio delle figure che il suo corpo compone, nasconde il suo vero volto con una coda di cavallo dall’altra parte della testa. Ne deriva che non si sa cosa sia dorso e cosa sia petto, le articolazioni assumono angolazioni inedite, i volumi del corpo danzante illudono lo spazio e il pubblico. È una fatica che pare magia, un corpo che si avviluppa e che si sviluppa, che si abbraccia e si respinge, un atto che può sembrare poetico ma che è quanto di più prosaico e prossimo si possa immaginare. Non vi è nulla di più eloquente di un en dehors che è assieme liberazione e rabbia. Facciamo un paio di esempi pratici, uno manifestato dalla stessa Caldarano, uno da me.  Guardare dal panorama di una riviera le bombe che cadono su ospedali, case, scuole, cittadinə inermi in fila per il pane, e farci credere che sia normale, o peggio, divertente, non è un rovescio?

Colpevolizzare le donne per l’inverno demografico, focalizzarsi ossessivamente sulla vita di bambini non ancora nati, lasciandole farsi carico pratico, mentale e emotivo, una volta che quei bambini sono nati, non è un rovescio?

L’interrogativo si compie nelle volte in cui Caldarano, assorta, scopre il suo vero volto “ma è davvero vero?”, come fosse una dea bifronte.

Il metaspettacolo è quello involontario di chi passa davanti alle vetrate di Spazio Murat e, con curiosità, ruba piccoli video o tradisce risolini verso uno spettacolo sicuramente insolito rispetto alla spazzatura dei feed di TikTok di chi ha un algoritmo con basse aspettative. Eravamo noi, il rovescio, o loro?

Beatrice Zippo
Foto di Fabiano Lauciello

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