
Le cronache quotidiane ci stanno abituando al vilipendio dei corpi: guerre, omicidi legati all’odio di genere o alla repressione di un’etnia. Assieme alla cena, al caffè, vediamo il vero sangue di chi muore sotto i bombardamenti e video di intelligenza artificiale, pubblicati sui profili social del Presidente di una superpotenza, in cui vengono scaricati escrementi sulla popolazione civile come fossero bombe. O ancora viene ridicolizzata (per paura?) la pratica dello sciopero, il giorno o i giorni in cui il corpo che lavora prova un sentimento di rivalsa, anche per un male che accade lontano. Fa comodo credere che il corpo sia un guscio che “produce, consuma, crepa”, lo diceva Pasolini, lo hanno ripetuto i CCCP.
Bisogna dissodare una quantità non indifferente di disagio, quando pensiamo a categorie rivoluzionarie come la sensazione e il sentimento.
La rivoluzione prova a praticarla Vittorio Lingiardi, nel reading spettacolo del suo saggio “Corpo, umano”, edito da Giulio Einaudi editore, con cui era già venuto al Teatro Kismet di Bari, in dialogo con Nicola Lagioia. Lo spettacolo rientra nel cartellone “Rinascenza”, la stagione 2025/2026 a cura di Teresa Ludovico e Gianni Forte. Forte firma la regia del reading assieme allo stesso Lingiardi, in una co-produzione The Italian Literary Agency e Intesa Sanpaolo. Sul palco, assieme a Lingiardi, Federica Fracassi.
Fracassi e Lingiardi si alternano nella lettura, partendo dai corpi fuori da noi, partendo da quello materno, di cui in realtà il fuori siamo noi, per poi esplorare, dallo strato più epidermico a quello che campeggia sul tavolo al centro del palco: il cuore.
E così, inserendo nel reading una colonna sonora di pezzi popolari che partono non a caso da “I’ve got you under my skin” di Sinatra, danze tra i due protagonisti e un ricco ventaglio di piccoli brani e poesie che del corpo parlano, che sul corpo riflettono.
Il corpo è assieme il viaggio e la meta, la casa e il mondo. La virgola in “Corpo, umano” è l’invito a riflettere, come hanno fatto pensatrici e pensatori prima di noi.
Non a caso, il cuore, un modellino di cuore da lezioni di anatomia, sorge a centro palco, come fosse una casa di bambola, fatta di finestre da aprire e ambienti da esplorare.
Spettacoli come questo aiutano a guarire il Paese più straziato, il cuore, come lo definiva Ungaretti, in cui nessuna croce manca.
Partendo dal corpo possiamo risorgere. Viaggiando col corpo, e nel corpo, possiamo ritrovare tutta la nostra autenticità.
Beatrice Zippo