Ogni stella danzante nasce dal Chaos: l’XI edizione del BIG – Bari International Gender Festival inizia con “Thirama” al Teatro Kismet e promette di sorprendere

Molto di ciò che conoscevamo, a partire dal Covid, si è sgretolato. E fin qui, per quanto terribile fosse, abbiamo nutrito l’aspettativa che il nuovo si palesasse, in un mondo che finalmente prendeva una boccata d’aria. E invece, il nuovo sembra si sia dimenticato di arrivare, dorme chissà dove, la ragione dorme sul cuscino accanto, e i mostri turbano il nostro sonno, uccidono, prosperano nella violenza. E quindi che si fa? Sempre parlando per citazioni, ci ricordiamo da dove nascono le stelle danzanti. Il Chaos, la categoria odiata da chi comanda, perché non ha variabili misurabili e risultati certi. Ma, viste le condizioni in cui siamo, il Chaos può salvarci.

Il BiG – Bari International Gender Festival – lo sa bene, e per questo ha scelto proprio il Chaos, come tema di quest’anno. Da undici edizioni, il festival transfemminista di cinema e arti performative co-diretto da Tita Tummillo e Miki Gorizia, porta a Bari performance capaci di spostare la frontiera della consapevolezza della diversità e dei linguaggi artistici un po’ più un là. Insieme ad altri festival sul territorio italiano, attenti alle tematiche come inclusione, rispetto delle differenze, multidisciplinarità d’avanguardia, il BiG è stato pesantemente definanziato dal Ministero della Cultura, un provvedimento che ne ha messo a rischio la stessa esistenza. Attraverso una piccola campagna di crowdfunding, e con incredibili sacrifici, ce l’ha fatta anche quest’anno.

Una celebrazione di quello che è successo è proprio l’opening act dell’undicesima edizione del BiG, al Kismet. Quella di Thirama, ossia “la preda”, del performer cipriota Alexis Vassiliou, in anteprima nazionale, con il patrocinio dell’Ambasciata di Cipro in Italia.

Sul palco, cinque giovani performer, nudə, inermi, di fronte al pubblico, ossia Arianna Marcoulides, Loukia Pieridou, Bianca Casaburi, Rafael Candela e Hubert Mielke. Al suono di una musica incalzante, di un groove minimale, ə performer avanzano verso il pubblico, dapprima semplicemente respirando, poi agendo il respiro in maniera sempre più affannosa. L’affanno si fa rabbia, man mano che anche la musica diventa più alta, e la rabbia si fa latrato, fa sbavare, fa sudare, piega la schiena.

Una elaborazione che è una specie di lutto per la perdita sia della giustizia, che della dignità, la si intuisce dalle fasi con cui i volti, i fluidi, i muscoli, dal palco giungono alla platea, che empatizza, fino al punto in cui le luci sul palco si fanno meno violente e tendono al giorno, un nuovo giorno. Sì, il giorno della consapevolezza, il giorno in cui si richiamano le energie dalle periferie del corpo, che è ciò che ci resta assieme al respiro, farsi coraggio e canalizzare la rabbia. Anche la musica, il contesto che viola i corpi e ne plasma le reazioni, abbassa il volume, e il suo potere.

Una specie di rappresentazione di ciò che è successo a tutto il festival, di ciò che sta succedendo a un Paese, e al mondo. Il BiG non poteva iniziare diversamente.

E sia, una stella danzante, quella che nasce dal Chaos.

Beatrice Zippo
Foto dalla Compagnia

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