
“La Libertà è partecipazione”.
E, con tutto il rispetto per Gaber, la frase è di Hanna Arendt!
Cominciamo bene.
Mettere i puntini sulle i è ormai diventato necessario e, francamente, rassicurante. Certo poi ti rendi conto che forse forse “stai facendo l’orlo al mare”. Eppure, per un attimo, ti sembra di aver fatto chiarezza e “rimesso a posto le bocce” (con un pensiero affettuoso e divertito al Bersani dei momenti più luminosi)!
Cosa significa essere liberi? Ma poi, liberi da cosa e per cosa?
Questa è la domanda di fondo che ci pone e si pone Sabina Guzzanti nel suo intervento di stand-up comedy “Liberidì Liberidà” andato in scena al Teatro Carcano di Milano, spettacolo all’interno della rassegna culturale Follow the Monday con cui ogni lunedì, per tutta la Stagione teatrale, si intrecciano le idee, le voci, la musica, il dialogo libero, creando un’oasi di riflessione e consapevolezza, nn moderno simposio, un laboratorio culturale di cui si sente sempre più necessità.
Certo sembra una domanda retorica in una società che ci sbatte in faccia la libertà, presunta, a ogni stormir di fronda.
Eppure, se ci si sofferma un attimo a respirare, qualche dubbio sono certa si affaccia alla mente, qualche ombra compare in tutto questo “sole abbagliante di Sapiens Sapiens alla fine del percorso evolutivo”.
Sabina Guzzanti, intellettuale poliedrica dotata di un’indubbia intelligenza lucida e disincantata, più che prenderci per mano delicatamente come una madre, ci incalza a spintoni attraverso i temi del nostro presente, lei incurante, o forse fiduciosa, che la seguiremo saltando di roccia in roccia, tra aborto, femminismo, linguaggio politically correct e intelligenza artificiale, tra bassezze della politica e incoerenze umane.
Liberidì Liberidà è uno spettacolo ambizioso per tematiche e per l’onestà intellettuale con cui vengono affrontate.
Plauso a colei che sceglie, da sempre, la posizione più scomoda, che non ascolta le sirene della saggezza che la vorrebbero da sempre “più allineata, più delicata, più diplomatica” insomma “una brava bimba intelligente sì, purtroppo a questo non si può porre rimedio, ma giudiziosa”.
Come ci ha ammonito Rosa Luxemburg: “La libertà è sempre la libertà di chi pensa diversamente”.
Quanto ci appare attuale questa considerazione oggi?
In una società che fa l’occhiolino all’omologazione dei corpi e delle menti, che isola anche all’interno del proprio gruppo di elezione chi percepisce come “diverso”, incasellandolo alla voce “pericolo” invece che “opportunità”, Guzzanti va dritta per la sua strada e, con ironia venata a tratti di satira pungente, mette a nudo il potere e la politica, ma soprattutto le umane debolezze.
Sabina danza con maestria, questa sì appresa col passare del tempo, sulle barricate, senza fare sconti a nessuno, nemmeno a coloro per i quali prova sincero affetto intellettuale e si rivela la versione più contemporanea della “donna di Sinistra”: lucida, preparata e masochista al punto giusto, come spesso solo la Sinistra riesce ad esserlo.
Guarda con ironia i difetti e con lucidità gli errori di un campo politico che indubbiamente ama. Ironia, non satira perché si percepisce sempre la vena di dolore di chi denuncia lucidamente i limiti dell’amato e contempla con incredulità le sue pochezze umane.
Altro discorso sulla riva Destra del fiume.
Fare satira sull’“altra parte” è diventato fin troppo facile, quasi un esercizio accademico. Fanno tutto loro, basta riportare le frasi, gli atteggiamenti cialtroneschi e insieme incoerenti, il senso diffuso di impunità e incompetenza di cui si attorniano per strappare il sorriso se non la risata aperta.
“Una risata vi seppellirà” si diceva un tempo. Possibile, ma nel frattempo la Storia sembra ogni giorno di più riproporsi in farsa.
Un momento di silenzio solidale per il lavoro rubato ai comici di professione da saltimbanco involontari e improvvisati, purtroppo molto più pericolosi.
Ma torniamo allo spettacolo.
Ridendo, sorridendo, cantando e sottintendendo bonariamente l’ovvio il pubblico sembra avere, certamente solo per la durata dello spettacolo, la bislacca e rassicurante idea che l’Italia sia dissociata dalle scelte della politica dominante. Sembriamo tutti uniti, concordi con le battute e le chiare prese di posizione.
Mi sorge un dubbio: E’ “solo la parte sbagliata” del fiume ad andare a teatro? Vuoi vedere che l’egemonia della cultura non è poi un’idea così peregrina?
Sembriamo una popolazione che, incredula, sente il racconto delle assurdità di un altro popolo, diverso da noi. Sembriamo, ma siamo invece una Riserva indiana temo.
Rincuorati dalla Costituzione e cantando Bella Ciao ce ne andiamo con il sorriso sulle labbra e le mani rosse per gli applausi. Ma, abbiamo capito che bisogna lottare ogni giorno per ciò che altri hanno conquistato per noi con il sangue e le lacrime e, soprattutto, tenere a bada senza un attimo di cedimento l’UOMO NERO che è in ognuno di noi?
Manuela Composti