
Un altro appuntamento entusiasmante al Duke Jazz Club di Bari con un gruppo guidato dal contrabbassista Giuseppe Bassi, con Roberto Ottaviano al sax soprano, Daniel Karlsson al pianoforte e Mimmo Campanale alla batteria. Quattro musicisti di altissima levatura che hanno presentato un progetto dal titolo “Il contrabbasso che segnava il mare”. Per chi lo conosce e lo segue, Giuseppe Bassi è un sognatore e ci ha abituati a progetti sempre diversi. Riesce ad offrire al suo pubblico progetti sempre nuovi e con compagini diverse tra loro. Dopo aver già ascoltato Bassi per ben due volte nell’ultimo mese, a Francavilla è Jazz e al Fringe Festival a Bari (oltre al concerto di Greta Panettieri), non ho esitato ad ascoltarlo ancora una volta. A mio avviso è nella sua piena maturità artistica. Di solito il contrabbasso è uno strumento che “accompagna”, ma nel suo caso siamo ben oltre.

Di Giuseppe Bassi sappiamo tutto. E’ un sognatore. E’ anche un viaggiatore. E’ un amante degli “occhi a mandorla” tant’è vero che la moglie Scerù viene dall’isola di Taiwan e spesso si è accompagnato con straordinarie musiciste orientali come la pianista Sumire Kuribayashi o la violinista Nanaco Tarui. Una passione per che l’ha portato a far risuonare le note del suo contrabbasso davanti al muro di protezione creato attorno alla centrale di Fukushima, danneggiata dallo tzunami di marzo 2011. Richiestissimo, spesso in coppia con Mimmo Campanale, per accompagnare musicisti (italiani e stranieri) in tournée o in sala di incisione. Di queste ultime ore la notizia che a novembre prenderà parte come docente al Bayerischen Basstage di Burghausen in Germania.

Anche di Roberto Ottaviano c’è poco da aggiungere, oltre al fatto che ormai da anni è considerato il miglior musicista italiano e Presidente della Federazione Nazionale Il Jazz Italiano. Anche lui richiestissimo, capace di realizzare nuovi progetti ma anche di mettersi al servizio di suoi colleghi, in particolare supportando i più giovani. Molto presente sia nel territorio pugliese, ma anche in tutta Italia ed in Europa. La maturità raggiunta è tangibile sempre. Riesce a trascinare il suo pubblico, anche i meno smaliziati. Davvero un Maestro.

Daniel Karlsson è una gran bella scoperta. Ha un approccio con il pianoforte oserei dire “vivace e allegro”. Uno dei migliori musicisti svedesi. Vive in una delle tante piccole isole del mar Baltico dove, la mattina fa il “traghettatore” con il suo battello da un’isola all’altra, e di pomeriggio realizza il suo sogno di musicista, con una sala di incisione invidiabile in casa sua. Dall’aspetto rude (un vero vichingo), quando si siede al piano si trasforma completamente, regalando al pubblico delle cascate di note straordinarie. I suoi assoli sono davvero delle perle.

Per ultimo Mimmo Campanale, uno tra i migliori batteristi della nostra terra. Seppur autodidatta, ha maturato numerose esperienze nell’ambito della musica Jazz e Pop. Campo privilegiato di interesse e di ricerca musicale è il Jazz al quale si accosta nel 1984. Oltre ad essere sempre presente al fianco di tanti nostri musicisti, può vantare prestigiose collaborazioni con Billy Preston, Stanley Jordan, Eumir Deodato, Al Jarreau, Ron, Lucio Dalla, e con l’Orchestra della Magna Grecia, l’Orchestra Sinfonica Metropolitana di Bari e l’Orchestra Sinfonica della Fondazione Arturo Toscanini. E se ci vogliamo scherzare sopra, di questi giorni la tournee milanese con gli Oeasis di Toti e Tata.

Il brano di apertura del concerto è stato una composizione dal titolo “Sou” della pianista giapponese Sumire Kuribayashi, alla quale Bassi è molto legato e con la quale ha avuto una lunga collaborazione iniziata prima del Covid. Il concerto è proseguito con composizioni originali di tutti e quattro i musicisti: “Come la neve al sole” di Roberto Ottaviano, “Sitcom Euphoria” di Daniel Karlsson, “Giulio” di Mimmo Campanale e “Cattiva lullaby”, il bis, di Giuseppe Bassi.

Un momento delicato della prima parte del concerto è stato un omaggio a Leonard Cohen con il brano”Steer your way”. Al pubblico che ha apprezzato l’esecuzione di questo brano, è stato suggerito l’ascolto di un Album della Blue Note del 2022, “A tribute to Leonard Cohen” che vede la partecipazione di tanti musicisti jazz come Immanuel Wilkins, Gregory Porter, Norah Jones, Bill Frisell, ma anche cantanti quali Peter Gabriel, Iggy Pop o James Taylor. Da parte mia l’ho fatto e condivido il suggerimento.

Il concerto è scivolato via raccontando l’amore in tutte le sue sfaccettature, verso le persone, verso gli animali, verso le cose che conservano l’anima di chi le ha amate. Altri brani eseguiti portano la firma di Walter Lang (Estrela cadente), o la “Chanson d’Helen”, tratta dalla colonna sonora del film L’amante. L’ultimo brano del concerto (prima del bis), dal titolo “Sad song”, porta la firma di John Surman. E su questo brano Ottaviano si è voluto soffermare sull’aspetto che in passato, nonostante gli impedimenti fisici come la “cortina di ferro” o i muri tra est ed ovest, era facile mettere insieme musicisti russi, ucraini ed europei, mentre oggi, nella situazione attuale, questa cosa diventa difficile. E ricordando un concerto natalizio di una decina di anni fa nella Basilica di san Nicola, ha ribadito che la gente, se vuole, sa amarsi. In questo momento dobbiamo fare ricorso a ciò che abbiamo di più profondo nel cuore, nei sentimenti, nell’anima, per far capire come è possibile tirar fuori questa risorsa che rende l’umanità sempre più straordinaria.

E con questo spirito e questo augurio, in questi giorni dove sembra aprirsi qualche spiraglio di pace, ascoltare queste note non può che far bene a tutti noi. La pace, senza amore e senza rispetto reciproco, rischia di rimanere una parola vuota. Grazie ai musicisti, Grazie al Duke Jazz Club, Grazie a Guido Di Leone per le proposte sempre stimolanti.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro