La classe incontrastata di Angela Verbrugge apre la Stagione 2025.26 del Duke Jazz Club di Bari

Il 2 ottobre il Duke Jazz Club di Bari ha riaperto i battenti per la nuova stagione 2025-’26 con la cantante canadese Angela Verbrugge. Insieme a lei, il pianista americano Ray Gallon (from New York City), il contrabbassista genovese Massimiliano Rolff ed il batterista Antonio Fusco da Avellino.

Angela Verbrugge è una cantante jazz, paroliera e compositrice canadese con sede a Victoria, nella Columbia Britannica sull’Oceano Pacifico. Ha ottenuto riconoscimenti internazionali con il suo album di debutto del 2019, The Night We Couldn’t Say Good Night , ed è stata votata come migliore cantante femminile nel sondaggio dei lettori di JazzTimes del 2020, superando Diana Krall e Cécilie McLorin Salvant. Verbrugge è nota per le sue composizioni originali che fondono bebop, musical cinematografici d’epoca e influenze del Great American Songbook. E’ nata a Kingston, in Ontario. Ha studiato pianoforte classico da bambina, ha suonato il trombone nelle bande delle scuole superiori e si è esibita in produzioni teatrali. Si è laureata al George Brown College di Toronto in Arti Teatrali, diventando una delle più giovani a terminare gli studi.

Dopo essersi trasferita a Vancouver alla fine degli anni ’90, ha inizialmente intrapreso la carriera teatrale ma, intorno al 2010 prima un incidente d’auto che le ha causato la frattura di entrambe le gambe ha messo fine alle sue ambizioni di attrice, e in seguito, con tre figli piccoli, si è trovata a combattere contro un cancro da cui ne è uscita con una rinnovata determinazione a coltivare il suo primo amore: la musica. Proprio durante un seminario per pazienti in ospedale è stata incoraggiata a “seguire la propria passione e non voltarsi mai indietro”, dedicandosi allo studio del jazz in Canada e frequentando workshop negli Stati Uniti. Il suo mentoring con Sheila Jordan nel 2016 si è rivelato fondamentale, mettendola in contatto con Ray Gallon e Cameron Brown e portandola direttamente al suo debutto.

In occasione del concerto al Duke Jazz Club di Bari è stato presentato in prima assoluta (per lo meno in Italia) il nuovo Album (il quarto) in uscita il 10 ottobre, dal titolo “The wonder of the night” Al centro del progetto c’è la collaborazione di lunga data di Verbrugge con Ray Gallon. I due si sono incontrati per la prima volta nel 2016 mentre lavoravano con Sheila Jordan al Vermont Jazz Center, e da allora Gallon è apparso in tutti i suoi album. Qui, il loro rapporto si esprime nel modo più diretto possibile: voce e pianoforte.

Il suo album di debutto “The Night We Couldn’t Say Good Night”, pubblicato nel 2019, è stato registrato a New York City con il pianista Ray Gallon, il bassista Cameron Brown e il batterista Anthony Pinciotti (recentemente scomparso). Il suo secondo album,  Love for Connoisseurs, del 2022, ha segnato un passo audace nella scrittura di canzoni originali. L’album è rientrato nella top 30 annuale di Yanow. Riviste internazionali come  Jazzwise e  Jersey Jazz hanno elogiato la sua personalità e la sua scrittura, mentre  JazzWeekly l’ha descritta come “divertente e originale, alla moda e spassosa, eterea e romantica, con uno swing intelligente”.  

Nel 2024, Verbrugge ha pubblicato “Somewhere”, una raccolta di standard che mette evidenza la sua forza interpretativa e la sua gamma emotiva. Il suo stile è saldamente radicato nelle tradizioni vocali dell’era swing degli anni ’40 e ’50 come Anita O’Day, Helen Merrill, Dinah Washington, Ella Fitzgerald – pur mantenendo una sensibilità moderna. Oltre alla  vittoria nel sondaggio di JazzTimes , è stata nominata Artista Jazz dell’Anno ai Western Canadian Music Awards 2024, una categoria che abbraccia tutti gli strumenti e gli stili.

Originario di New York, il pianista Ray Gallon è un pilastro della scena jazz da oltre trent’anni. Radicato nel bebop e nel blues, il suo stile espressivo e swingante fonde vecchio e nuovo in uno stile fresco e originale. L’ultimo progetto di Gallon come leader è un album in trio acclamato dalla critica, con Ron Carter e Lewis Nash. Sin da giovane, Gallon è stato preso sotto l’ala protettiva di giganti del pianoforte come John Lewis, Hank Jones e Jaki Byard.

Si è esibito nei principali festival e locali jazz di tutto il mondo con leggende come Ron Carter, Lionel Hampton, Art Farmer, Benny Golson, George Adams e altri. Si è esibito alla Casa Bianca e al Kennedy Center, insieme a personaggi quali Dizzy Gillespie, Milt Jackson, Sweets Edison e Joe Williams. Accompagnatore molto richiesto, ha collaborato con molti grandi nomi della voce, tra cui Jon Hendricks, Sheila Jordan, Chaka Khan e altri. Gallon è insegnante presso il City College di New York e docente a contratto nel programma jazz della New School .

Massimiliano Rolff, classe 1973, si avvicina allo studio della musica all’età di 12 anni suonando la chitarra da autodidatta. A 16 anni si esibisce come bassista con numerosi gruppi rock Sempre a 16 anni ha la fortuna di assistere ad un concerto di Miles Davis, e questo evento cambierà la sua vita. A 20 anni decide finalmente di dedicare la propria vita alla musica, si trasferisce in Olanda alla ricerca di un ambiente più internazionale.

Nel 1999 si diploma in basso elettrico e pedagogia musicale presso il Conservatorio statale di Groningen (NL) e dopo pochi mesi, grazie ad una borsa di studio del governo olandese, vola a New York per seguire un master presso The Bass Collective con John Patitucci. Nel 2000, rientra in Italia stabilendosi a Genova. Dopo alcuni anni di professionismo come bassista in ambito pop, nel 2004 acquista il suo primo contrabbasso. La sua vita musicale cambierà ancora.

Come bassista freelance negli ultimi anni ha suonato con con Steve Grossman, Scott Hamilton, Phil Woods, Eric Legnini, Andrea Dulbecco, Dado Moroni, Flavio Boltro, Paolo Damiani, Gabriele Mirabassi, Luca Begonia, Marco Tamburini, Andrea Pozza, Emanuele Cisi, Enzo Zirilli e molti altri grandi musicisti. Nel 2010 si Laurea in Musica Jazz presso il Conservatorio “N.Paganini” di Genova. Dal 2008 è fondatore e direttore artistico del Count Basie Jazz Club di Genova, e dal 2015 è docente di basso elettrico jazz e contrabbasso jazz presso i Conservatori di La Spezia, Monopoli (BA) e Palermo. Dal 2022 è titolare di cattedra in Basso Elettrico Jazz presso il Conservatorio di Parma.

Antonio Fusco è molto più di un batterista. Con una profonda conoscenza della batteria e una padronanza di svariati linguaggi musicali, Antonio ha registrato oltre 39 album come side-man e sei come leader o co-leader. Questo impressionante catalogo di lavori riflette la sua abilità nel passare senza sforzo dal jazz più tradizionale alle sperimentazioni più ardite, rendendolo uno dei musicisti più ricercati del panorama jazz contemporaneo.

Il suo viaggio musicale è iniziato a Solofra, a soli 10 anni, dove ha mosso i primi passi suonando in band rock e blues. Tuttavia, la sua passione e il suo talento l’hanno presto spinto oltre i confini locali, portandolo a viaggiare in lungo e in largo attraverso Europa, Asia e Africa. Ha avuto l’opportunità di collaborare con artisti di ogni estrazione musicale: jazz, rock, funk, pop, blues e avanguardia. Questa esperienza globale ha affinato il suo stile, rendendolo capace di fondere tradizioni musicali differenti in modo fluido e innovativo.

Le esibizioni di Antonio Fusco lo hanno portato su palcoscenici internazionali di grande rilievo. Nel 2014 è stato citato nel Nuovo Dizionario del Jazz Italiano, consacrandosi come un nome autorevole anche nell’ambito dell’educazione musicale. Parallelamente alla sua carriera performativa, Antonio è un educatore appassionato, sempre pronto a condividere la sua conoscenza e il suo amore per la musica. Attualmente collabora in maniera stabile con artisti del calibro di Massimiliano Rolff e Tino Tracanna.

Anche se per molti è stata questa l’occasione per scoprire questa cantante, tutto il pubblico che come sempre ha affollato il Duke, è simasto colpito non solo dalla meravigliosa voce di questa cantante, ma anche dalla sua presenza scenica, ovviamente un retaggio della sua precedente passione per il teatro. Ha saputo tenere benissimo la scena, scherzando sia con il pubblico che con gli altri musicisti. I numerosi brani presentati sono tratti dai suoi quattro album. Alcuni brani originali, con musiche e testi della Verbrugge, altri solo nei testi.

Ci sono stati alcuni omaggi alla canzone italiana con Nino Rota (“Speak” softly, love”, tratto dalla colonna sonora del Padrino) o con “More” (“Ti guarderò nel cuore” di Riz Ortolani, tratto dalla colonna sonora del docu-film Mondo cane). Due i brani eseguiti in trio (senza voce), entrambi originali di Ray Gallon. In due brani (“More” e “Moonlight in Vermont”) è stato invitato a suonare sul palco anche Guido Di Leone alla chitarra. Ed il bis finale è stato una dedica a Charlie Parker, con il suo celebre brano “Now’s the time”, sul quale la Verbrugge ha scritto le parole.

Come inizio della stagione, il Duke si conferma un luogo dove è sempre possibile ascoltare e scoprire cose nuove ed interessanti. Buona la prima! Grazie a Guido Di Leone per le scelte.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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