Il giro del mondo con 88 note: l’Afrocuban Reunion Trio chiude la XXIV edizione del BeatOnto Jazz Festival

E il 4 agosto scorso, come ormai da consolidata tradizione, è calato il sipario sul Beat-Onto Jazz Festival edizione 2025. E anche l’ultimo giorno le sorprese non sono mancate. Dopo un primo set affidato alla straordinaria voce di Lisa Manosperti, la vera e propria conclusione è stata affidata all’Afrocuban Reunion, un trio per certi versi “classico” (piano basso e batteria), ma che di classico ha avuto ben poco.

E come tutte le precedenti serate, durante la presentazione dei musicisti in programma da parte del buon Marco Losavio di JazzItalia, Il Movimento delle “Donne in Nero” (composto anche da uomini), ha esposto silenziosamente per il tempo necessario, lo striscione # STOP AL GENOCIDIO # affiancato da due bandiere della Palestina. Ritengo importante ricordarlo, anche se ne ho fatto cenno in tutte le precedenti recensioni, perché non possiamo e non dobbiamo restare in silenzio di fronte a quello che ogni giorno accade in Palestina.

L’ultimo gruppo in cartellone è stato presentato come Afrocuban Reunion, ma è necessario un minimo di spiegazione, Di certo i tre musicisti provengono da parti differenti del mondo: al pianoforte, Meddy Gerville proviene dall’Isola di Reunion, un Dipartimento francese nell’Oceano indiano, tra il Madagascar e le Isole Mauritius, al basso elettrico il cubano Dany Noel e alla batteria il tarantino Alessandro Napolitano. Tre culture che ogni tanto si incontrano e che ci propongono un sound estremamente raffinato Da questo connubio ci si può aspettare di tutto, tra musiche europee, ritmi latini e sonorità africane. Se è facile riuscire ad immaginare quali sono i ritmi cubani, un po’ più difficile è identificare la musica tradizionale dell’isola di Reunion.

In buona sostanza, il maloya (con l’accento sulla A finale) è uno dei due principali generi musicali dell’isola di Reunion ( insieme al séga), solitamente cantato in lingua creola e tradizionalmente accompagnato da percussioni e un archetto musicale. Il maloya è una forma che ha origini nella musica degli schiavi africani e malgasci (del Madagascar) e dei lavoratori indiani presenti sull’isola. Spesso questa musica viene paragonata al blues americano, anche se hanno poco in comune. Il maloya era considerato una tale minaccia per lo stato francese che è stato vietato fino agli anni sessanta a causa della sua forte associazione con la cultura creola. Le esibizioni di alcuni gruppi maloya furono vietate fino agli anni ottanta, in parte a causa delle loro convinzioni autonomiste e dell’associazione con il Partito Comunista dell’isola di Reunion. Dall’inizio degli anni ’80, gruppi di maloya hanno iniziato a mescolarla con altri generi come reggae, samba, afrobeat, jazz e rock, ottenendo riconoscimenti al di fuori dell’isola.

Tutta questa premessa per capire meglio l’estrazione del pianista Meddy Gerville, che arriva dall’isola di Reunion per affascinare la platea del Beat-Onto Jazz Festival. Ci è stato presentato come un musicista molto seguito dalle sue parti, paragonando la sua popolarità a quella che da noi può avere Claudio Baglioni. Dotato di una tecnica molto fluida, con una combinazione di ritmica e melodia molto accentuata.

Daniel Noel Martínez Izquierdo, meglio conosciuto come Dany Noel, è nato a L’Avana, Cuba, nel 1973. Inizia gli studi musicali all’età di 10 anni. Si diploma in chitarra classica, studi che svolge presso la Conservatorio Ignacio Cervantes (L’Avana). Già da professionista ha iniziato a suonare il basso elettrico e il contrabbasso con molte orchestre cubane e artisti di riconosciuto prestigio nazionale e internazionale come Pío Leyva e Omara Portuondo, membri dell’indimenticabile Buena Vista Social Club. Collabora con artisti come Celia Cruz con cui ha fatto il tour mondiale del 2001. Nel 2004, insieme al famoso batterista Horacio “El Negro” Hernández, ha formato Italuba, un quartetto di cui è bassista, compositore e arrangiatore. Registrano il loro primo album “Italuba”, ottenendo rapidamente riconoscimenti da pubblico e critica, iniziano un intenso tour in tutta Europa e guadagnano una nomination ai Latin Grammy nella categoria miglior album Latin Jazz. Due anni dopo nasce il secondo album “Italuba2”, fino ad arrivare ad “Italuba 15”, pubblicato a maggio 2020. Nel 2006 esce il suo primo lavoro da solista, “Mi sentir”, dove oltre ad essere arrangiatore e compositore, rivela le sue doti di cantante. Nello stesso anno registra l’album di rumba “Dime si tú sabes”. Questa grande figura del jazz latino ha collaborato con varie figure internazionali come Roy Hargrove, Chucho Valdés, Giovanni Hidalgo, Horacio “El Negro” Hernández, Julio Barreto, Eric Harland, Kenny Garrett, Zucchero Fornaciari, Paquito D’Rivera, Chick Corea e tanti altri.

Alessandro Napolitano è originario di Taranto, ha vissuto a Roma, Milano e Madrid. Ha accumulato numerosi riconoscimenti in ambito live e discografico durante la sua carriera professionale, iniziata all’età di 20 anni, quando ha iniziato a suonare in diversi tour in Italia e successivamente anche i grandi artisti pop italiani. Le sue incredibili capacità tecniche e la sua versatile musicalità suscitano l’entusiasmo del pubblico. È un batterista dalla musicalità autentica, profonda e organica. Ha ricevuto riconoscimenti internazionali e borse di studio nel corso della sua vita professionale, vincendo una borsa di studio alla Berklee di Boston e diversi riconoscimenti in numerosi concorsi. Tra le sue collaborazioni, ricordiamo quelle con  Franco Cerri, Giovanni Tommaso, Maurizio Giammarco, Tony Scott, Bob Mintzer, Javier Girotto, Paolo Fresu, Mala Waldron, Robben Ford, Jerry Bergonzi, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Tiziana Ghiglioni tanti altri. Attivo nella sua città come animatore di un jazz club (Stazione 37). Insegnante di batteria presso l’Accademia dei Due Mari di Taranto e presso il Conservatorio di Matera.

Il concerto ha preso avvio con una composizione di Gerville (Di Amwin) per proseguire con altre composizioni originali di Noel (Sonelgade) e di Alessandro Napolitano (Mentality Disease). Tutti brani in cui i tre artisti hanno mostrato una grande maturità compositiva.

Non poteva mancare, nel finale, un omaggio alla musica cubana con due brani del repertorio classico della musica latina: “Chan Chan”, riportato al successo dai Buena Vista Social Club, e l’immancabile “Besame mucho”, composta nel 1940 dalla pianista messicana Consuelo Velázquez.

Il bis finale è tutto di Meddy Gerville, con una sua composizione, in cui è riuscito a trasmettere al pubblico tutta la sua tecnica e la sua creatività, chiudendo degnamente l’edizione 2025 del Festival.

A questo punto tutti a casa, la bandiera palestinese ammainata, e grandi aspettative per la prossima edizione numero venticinque. Grazie a tutti: al numeroso pubblico, all’associazione “InJazz” e a tutti gli sponsor, pubblici e privati. Arrivederci al 2026.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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