Andare oltre: lo slogan di Giuseppe Bassi che ha conquistato il pubblico del Festival Francavilla è Jazz 2025

Dopo un avvio con il botto, con Danilo Rea e Dado Moroni, la XXIV edizione di Francavilla è Jazz ha ospitato sul palco un gruppo molto variegato e particolare, che ha continuato a regalare emozioni al numeroso pubblico presente. Come già detto, Grazie al sostegno dell’Amministrazione Comunale e di tanti sponsor privati, l’accesso al Festival continua ad essere gratuito per tutti e questa particolarità non può che fare onore a chi si spende per organizzare questi eventi. Non stiamo parlando di intrattenimento ma di serie proposte culturali che non fanno altro che fornire un valore aggiunto al paese di Francavilla Fontana.

La seconda serata è stata affidata al gruppo del contrabbassista barese Giuseppe Bassi, ma detto così può sembrare riduttivo. Bassi non finisce mai di stupirci e riesce a mettere insieme musicisti sempre particolari e differenti tra loro. E così sul palco di Francavilla è Jazz, insieme a lui abbiamo avuto il piacere di ascoltare alcuni musicisti ormai noti come Javier Girotto al sax soprano e Nicola Angelucci alla batteria, ma di scoprire uno straordinario Daniel Karlson al pianoforte e la violinista e cantante giapponese Nanaco Tarui (in alcuni brani ha utilizzato anche l’oboe).

Come prassi, i concerti sono stati introdotti da Maria Angelucci e dal Direttore Artistico del Festival, Alfredo Iaia. E come la sera precedente (e le serate successive) lo scenario  che si è presentato al pubblico è stata la scritta a lettere cubitali: Make Jazz, not war. Questo particolare non posso che rimarcarlo per tutte le mie recensioni del Festival. Questo messaggio non è scontato. Non aumenta l’audience, ma è un segnale netto e deciso che chi ama l’arte non perde tempo in guerre sempre più assurde.

Il progetto presentato a Francavilla si intitola “Kanata”, un termine giapponese che vuol significare “andare oltre”. Proverbiale la passione di Bassi per l’oriente. Sua moglie (contrabbassista anche lei) viene da Formosa. Con questo termine, il messaggio di tutto il concerto è dedicato all’amore. Termine si, inflazionato, ma che poi diventa difficile dire alla persona amata “Ti amo”. E su questo tema portante i brani si sono susseguiti uno dopo l’altro creando un feeling molto particolare con il pubblico. Inutile dire che ci sono stati momenti di massimo lirismo, di assoli davvero notevoli da parte di tutti i musicisti presenti, melodie scanzonate, ma tutto riconducibile al legame tra le persone.

Giuseppe Bassi, nato nel 1971, ha iniziato la sua attività concertistica nel 1988, esibendosi sui palchi più prestigiosi del mondo. Nella corso della sua carriera ha collaborato con alcuni dei più importanti musicisti jazz a livello internazionale, tra cui Lew Tabackin, John Hicks, Billy Drummond, Greg Osby e ha suonato con i più grandi interpreti del jazz italiano come ad esempio Enrico Pieranunzi, Stefano Bollani, Fabrizio Bosso, Franco Cerri, Enrico Rava.

Javier Girotto nasce in Argentina nel 1965, ma ormai è naturalizzato italiano. Si avvicina alla musica grazie al nonno materno, direttore di banda, suonando prima il rullante, poi il clarinetto. A 19 anni vince una borsa di studio del Berklee College of Music e gli si spalancano finalmente le porte del mondo del jazz. Resta nella prestigiosa scuola bostoniana per quattro anni, diplomandosi con lode. L’avventura italiana di Javier Girotto inizia a 25 anni, per curare alcuni affari della sua famiglia, di origini pugliesi, (il tramite della cittadinanza italiana) decidendo in breve tempo, di iniziare in questa nazione la sua carriera professionale. Anche in Italia alterna la collaborazione con gruppi di musica commerciale, latina, con la formazione di diversi gruppi jazz.  In questo stesso periodo nasce il gruppo per il quale i sax soprano e baritono di Girotto sono maggiormente conosciuti, Aires Tango, mescolando sonorità jazz con quelle del tango argentino. Infinite le collaborazioni passate e presenti con Antonello Salis, Roberto Gatto, Paolo Silvestri, Paolo di Sabatino, Enrico Rava, Stefano Bollani, Fabrizio Bosso, Nada, Leo Gullotta, Neri Marcorè, Paolo Damiani, Paolo Fresu, Toni Servillo e altri ancora.

Nicola Angelucci, abruzzese, ormai è diventata una presenza costante dalle nostre parti. Componente stabile del quartetto di Fabrizo Bosso, vanta collaborazioni con tantissimi nomi come Benny Golson (con il quale ha collaborato per 7 anni in Italia e all’estero dal 2004 al 2011), Wynton Marsalis, Dee Dee Bridgewater, Mike Stern, Bob James, Steve Grossman, Sonny Fortune, Jeremy Pelt, Eddie Gomez, Jim Rotondi, Alex Sipiagin, Jerry Bergonzi, Aaron Goldberg, Larry Granadier, Peter Bernstein, Dave Kikoski, John Hicks, George Garzone, Joey De Francesco.

Il pianista Daniel karlson, svedese, è il musicista che più di tutti ha raccolto il testimone del compianto  Esbjörn Svensson, morto prematuramente. Titolare di un omonimo trio, con Christian Spering al contrabbasso e Fredrik Rundqvist alla batteria. Di certo è stata una piacevole sorpresa per tutto il pubblico di Francavilla. Di lui è stato raccontato da Giuseppe Bassi durante il concerto, che vive in Svezia in una delle 30.000 isolette sparse nel mar Baltico. Difficile da credere, la mattina svolge la sua professione di “traghettatore” da un’isola all’altra e nel pomeriggio si dedica all’attività di musicista, avendo in casa un vero e proprio studio di registrazione.

Ma chi ha sorpreso più di tutti è stata la violinista giapponese Nanaco Tarui, riuscendo a ricamare melodie suggestive in ogni brano. Sempre precisa, incalzante, dinamica. In alcuni brani ha utilizzato anche la voce per rimarcare un’atmosfera orientaleggiante.

Nove brani in tutto, bis compreso, che hanno creato un’atmosfera quasi surreale. Sempre restando fedeli alla passione di Giuseppe Bassi per l’oriente, due brani portano la firma di una pianista giapponese Sumire Kuribayashi, dal titolo “Ora” e “So”. La collaborazione tra Bassi e Kuribayashi è precedente al Covid ed è anche legata al progetto “Atomic bass”, quando il nostro Bassi ha pensato di far risuonare le note del suo contrabbasso davanti alla centrale atomica di Fukushima danneggiata dal terremoto e conseguente tzunami dell’11 marzo 2011, di magnitudo 9.0,

Un altro brano originale di Bassi, dal titolo “Ti toccherò” è stato concepito durante il lockdown, quando tutti noi non vedevamo l’ora di poterci riabbracciare di nuovo. I will touch you è stato il titolo di una tournee di Bassi e Sumire Kuribayashi subito dopo la fine del lockdown. Altro brano originale, Kanata, che ha dato il titolo al progetto e, parlando di legami affettivi che a volte si creano anche con i nostri animali domestici, il brano “Cattiva’s lullaby” è stata dedicata alla gatta di nome Cattiva, avvelenata da qualche vicino di casa insofferente.

Altri brani eseguiti sono stati “Estrela cadente” del pianista tedesco Walter Lang, scomparso nel 2021, e la “Chanson d’Helen”, tratta dalla colonna del film del 1970 “Le cose della vita” con Michel Piccoli e Romy Shneider. Anche l’ultimo brano del concerto (prima del bis) è un brano originale, dal titolo “I know you wnow”, che porta lo stesso titolo di un brano ben più famoso di Esperanza Spalding ma che a detta di Bassi, la sua composizione è precedente. E’ una composizione dedicata a quelle persone che ci lasciano prima di noi ma anche se vanno via fisicamente, l’amore che ci lega resta in eterno. Bassi ha voluto dedicare questo brano ai bambini palestinesi, invitandoci a non rimanere indifferenti di fronte a quello che oggi succede laggiù. Per il bis finale è stato scelto i brano “My life express”, sempre composto da Bassi e contenuto nel primo disco che Fabrizio Bosso ha inciso a suo nome (ed in cui ovviamente Bassi era presente).

E parlando di amori e primi amori, Giuseppe Bassi si è presentato sul palco con una maglietta su cui era stampato il volto di Raffaella Carrà. Tutti ci siamo chiesti perché e la spiegazione che ci ha dato è quella che la Carrà rappresenta il suo primo innamoramento, da bambino. Tutto il concerto ha voluto celebrare l’amicizia vera, alternando momenti di gioia a quelli di malinconia, ma l’amore che lega le persone non può essere scalfito. Una serata densa di emozioni. E devo dire che Giuseppe Bassi, in questo, è un vero maestro. Ancora grazie all’Associazione Francavilla è Jazz per l’impegno e la professionalità dimostrata.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

Condividi

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.