
Ancora una volta Francavilla è Jazz non lesina sorprese. La giornata centrale della rassegna è stata affidata alla pianista, compositrice e cantante cubana Jany McPherson che è riuscita immediatamente ad entrare in sintonia con il numeroso pubblico presente. E come ogni sera, con una professionalità ormai acquisita “sul campo”, dal palco sormontato dalla scenografia che a chiare lettere, invita a “Make Jazz, not war”, il compito di presentare gli artisti è stato svolto da Maria Angelotti e dal Direttore Artistico Alfredo Iaia. Un messaggio a chiare lettere, da parte di chi organizza tali eventi e di chi li sostiene, primi fra tutti l’Amministrazione Comunale ed i tanti sponsor privati, che chi ama l’arte non può condividere quello che sta succedendo nel mondo. E grazie al sostegno del pubblico e del privato, questa manifestazione, giunta alla sua dodicesima edizione, continua ad essere ad accesso gratuito.

La panista cubana è stata accompagnata in trio da due professionisti della musica italiana: Luca Bulgarelli al contrabbasso e Amedeo Ariano alla batteria. Due compagni di viaggio che hanno saputo mettere in risalto le eccezionali caratteristiche tenciche di Jany Mc Pherson. Una serata direi perfetta.

Jany McPherson è una pianista, cantante e compositrice cubana, la cui musica unisce la ricchezza dei ritmi afro-cubani alla libertà improvvisativa del jazz. Celebre per le sue esibizioni appassionate e la tecnica pianistica impeccabile, ha conquistato il pubblico in tutto il mondo, dai piccoli club jazz ai grandi festival internazionali. Il suo stile fonde il calore delle melodie tradizionali cubane con le armonie del jazz contemporaneo, creando un suono intenso e coinvolgente.

Jany McPherson, nata a Guantanamo nel 1979, dopo un’eccellente carriera a Cuba, dove è stata insignita del prestigioso premio “Adolfo Guzman” e collaborato a lungo con stimati artisti come Omara Portuondo, l’Orquesta Anacaona, Manolito Simonet, Tata Güines, Miles Peña e l’Orchestra Buena Vista Social Club, è stata scoperta dal celebre producer francese Yves Chamberland, già produttore di Nina Simone, Michel Petrucciani e Richard Galliano, e all’età di 23 anni si trasferisce a vivere in Francia, a Nizza. In occasione del concerto di Francavilla, ha voluto presentare il suo ultimo Album dal titolo “A long way”, che prende spunto dalla sua esperienza di vita, questo lungo viaggio da Cuba all’Europa. Facendo un po’ di conti, dei suoi 46 anni metà li ha trascorsi a Caba e l’altra metà in Francia.

Amedeo Ariano nel 1992 da Salerno si trasferisce a Roma dove ha inizio una attività concertistica molto intensa, che sarà avvalorata, negli anni, dalla collaborazione con musicisti stranieri di fama mondiale che hanno scritto pagine della storia del Jazz, tra cui è importante citare: Johnny Griffin, James Moody, George Coleman, Benny Golson, Bobby Watson, Steve Grossman, David Murray, Cedar Walton, Tom Harrel, Jim Rotondi e tanti affermati jazzisti italiani tra cui Enrico Rava, Romano Mussolini, Lino Patruno, Gianni Basso, Dino Piana, Umberto Fiorentino, Fabrizio Bosso, Marco Tamburini, Fabio Zeppetella, Rocco Zifarelli, Bebo Ferra, Pietro Tonolo, Max Ionata, Maurizio Gianmarco, Massimo Urbani, Francesco Cafiso, Julian Oliver Mazzariello, Dado Moroni, Antonio Faraò, Massimo Faraò, Andrea Pozza, Franco Ambrosetti, Franco Cerri, Massimo Moriconi, Dario e Alfonso Deidda, Daniele Scannapieco, Nicola Stilo, Piero Odorici, Francesco Bearzatti, Javier Girotto, Carlo Atti, Dino Rubino, Ares Tavolazzi, Stefano Senni, Paolino Dalla Porta, Giovanni Tommaso, Flavio Boltro, Gabriele Mirabassi, Enzo Pietropaoli, Stefano Di Battista, Danilo Rea, Alex Britti, Gegè Telesforo, Roberta Gambarini, Maria Pia de Vito, Chiara Civello, Rosario Giuliani, Enrico Pieranunzi e tanti altri.

Luca Bulgarelli, abruzzese, si perfeziona ai seminari di Siena Jazz nell’anno accademico 1991-1992 dove vince una borsa di studio per i seminari estivi del 1992. Anche lui vanta lunghe collaborazioni yantissimi artisti tra cui con Roberto Gatto, Rita Marcolìtulli, Gabriele Mirabassi.

Entrambi (Bulgarelli ed Ariano sono componenti stabili del gruppo di Sergio Cammeriere, un cantautore appassionato della musica jazz.

Il concerto è aperto in solo con il brano “Mi mundo”, spiegando al pubblico che tutto il concerto vorrà essere una sequenza di melodie che l’hanno coccolata da bambinea a Guantanamo, con i suoi studi a L’Avana, l’incontro con grandi artisti come Chuco Valdez, fino alla sofferta decisione di trasferirsi in Europa. Scherza con il pubblico chiedendo scusa se per suonare è costretta a voltargli le spalle, chiedendo alla parte femminile se il suo make-up è ancora integro, e si definisce una grande professionista della distruzione della lingua italiana. Si è sforzata di parlare sempre in italiano e a conferma di tutto, Francavilla ad un certo punto è diventata Villafranca (ma ci aveva avvistati all’inizio).

Ride, scherza, ma diventa anche appassionata presentando alcuni brani del suo repertorio, da “Miss butterfly” (quando ognuno di noi prende delle decisioni di cambiare passando da bruco a farfalla), “El vals de los apasionados” (riprendendo atrmosfere del lungo Senna parigino), al suo autibiografico “A long way”, ad una struggente dedica a chi non c’è più con un appasionato “A new star in the sky”. Un brano dedicato all’amore vero, quello che non chiede nulla in cambio, ma che desidera solo il bene dell’altra persona, dal titolo: “Te dejo ir” (Ti lascio andare).

Un omaggio alla canzone internazionale è con il brano “Le feuilles mortes”, un brano scritto in francese da Jack Prevert e Joseph Kosma e portato al successo da tantissimi cantanti (non solo francesi) come Ives Montand, Edith Piaf, Francoise Hardy, Andrea Bocelli e tanti altri. E al suo interno, nel bel mezzo della sua esecuzone, si è arrivati a Mina con “Papole, parole, parole” per poi ritornare al tema principale.

Pubblico in visibilio che ha apprezzato non solo le qualità tecniche di questa pianista ma anche una personalità vera, fatta di sentimenti., con due accompagnatori davvero superbi ha hanno saputo diventare un tutt’uno per uno spettacolo davvero coinvolgente.

Un brano finale strepitoso (è il brano che apre l’abum) dal titolo “Fire in my hands” che è riuscito a trasmettere a tutti noi un ritmo davvero serrato. Non un bis ma due. Una medley composta da standards e brani della canzone internazionale, tra cui, riconoscibilissimi, “Somewhere over the raimbow” e “Every little thing is gonnna be alright” di Bob Marley.

E come ha avuto modo di dire la nostra artista, : «In questo album c’è tutta la mia vita… a volte chiudo gli occhi e mentre ascolto questa musica immagino momenti di vita vissuta come se fossero scene di un film … Musica dell’anima, per l’anima». Ed è così che è riuscita a coinvolgere tuti i presenti. Davvero una bella persona.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro
Grazie mille a Gaetano De Gennaro per la bella recensione e le belle foto e a tutti gli amici di ”
Francavilla è Jazz” per l’ospitalità impeccabile e la gentilezza, lunga vita al Vostro bellissimo festival e un abbraccione a voi e al numerosissimo pubblico presente.