“Uncaged bird”: il sentito omaggio di Lisa Manosperti alla divina Abbey Lincoln per BeatOnto Jazz Festival 2025

L’apertura della quarta ed ultima serata del Beat-Onto Jazz Festival 2025, giunto alla XXIV edizione,  è stata affidata alla splendida voce di Lisa Manosperti, con il suo delicatissimo omaggio ad Abbey Lincoln. Un quintetto davvero stellare per ricordare quella che è stata non solo una cantante e compositrice straordinaria, ma anche un simbolo della lotta di classe in un’America degli anni ‘60 – ‘80.

Come nelle tre precedenti serate, durante la presentazione dei concerti in programma a cura di Marco Losavio di JazzIt, il Movimento delle “Donne in nero” di Bitonto hanno esposto il loro striscione con il messaggio # STOP AL GENOCIDIO # e le bandiere palestinesi ai lati. Donne e uomini che in silenzio, hanno voluto, per tutte le serate del Festival, invitare i presenti a riflettere su quello che continua ad accadere nella martoriata striscia di Gaza.

Ad accompagnare Lisa Manosperti, un gruppo di musicisti d’eccezione come Roberto Ottaviano al sax soprano, Umberto Petrin al pianoforte, Silvia Bolognesi al contrabbasso e Cristiano Calcagnile alla batteria.

Lisa Manosperti è nota al grande pubblico per aver partecipato due anni fa alla trasmissione televisiva “The voice senior”, sfiorando anche la vittoria finale. Il progetto presentato durante il concerto vuol essere il suo omaggio a una grande voce della rivolta nera, e forse oggi troppo sottovalutata. Questo omaggio è culminato in un Album pubblicato dall’etichetta Dodicilune a gennaio scorso con la stessa formazione presente sul palco. Titolo dell’Album: “Uncaged bird” che, tradotto letteralmente, vuol significare “togliere dalla gabbia”, o più semplicemente “liberarlo” per permettergli di volare libero. E su questa gabbia si gioca un po’ il significato di questo omaggio.

Abbey Lincoln, classe 1930, nome d’arte di Anna Marie Wooldridge è stata una cantante, compositrice e attrice statunitense, ma è stata anche una portavoce per i diritti civili durante gli anni Sessanta. Cresciuta in una fattoria del Michigan, salì sulle scene nella High School prima di partire per la California dove ha cantato con delle orchestre a partire dal 1951. Si è esibita due anni nei club di Hawaï, poi tre anni a Hollywood. Dopo aver cantato nei bar con i nomi di Anna Marie, Gaby Lee e Gaby Wooldridge, nel 1956 ha fatto il suo debutto discografico con Benny Carter con il nome di Abbey Lincoln.

Sempre nel 1956 apparve nella commedia musicale Gangster cerca moglie (The Girl Can’t Help It), con un abito che Marilyn Monroe aveva indossato nel film Gli uomini preferiscono le bionde, e vi interpretò la canzone principale insieme a Benny Carter. Nel 1959 lavorò a Londra, poi prese parte a delle tournée con il musical Jamaica di cui era la vedette.

Nel 1957, il batterista Max Roach l’accompagnò per i dischi che pubblicò con la Riverside. Dal 1962 al 1970 è stata sposata con lui. Era il periodo dell’Album “We Insist! Max Roach’s Freedom Now Suite”, un emblema della lotta di emancipazione del popolo nero. La Lincoln è morta nel 2010 a New York all’età di 80 anni.

La Manosperti racconta che il primo ascolto di questo album l’aveva commossa fino alle lacrime, lasciando impresso nella sua mente il modo con cui riusciva ad esprimersi e a modulare la sua voce che faceva trasparire la sua intensità, una voce strana, una voce vera, fuori del coro.

Lisa Manosperti, barese, è laureata in canto Jazz presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari ed insegnante di canto Jazz presso la scuola del Pentagramma. A farle da spalla in questo progetto, l’ottimo sassofonista (anche lui barese) Roberto Ottaviano. Nonostante ormai da anni consacrato come miglior musicista italiano sulla scena, è sempre stato al suo fianco sul palco, dialogando con la voce di Lisa Manosperti e stimolandola in ricerche sonore sempre più azzardate. Si è creato tra i due una sintonia senza precedenti, rendendo il concerto davvero godibile ed imprevedibile (un elemento essenziale per chi vuole ascoltare jazz di un certo livello).

A supporto di questa front line, il pianismo sempre perfetto di Umberto Petrin. L’inizio della sua carriera artistica è paralela con gli studi in chimica. Sembra quasi che voglia sperimentare con le note qualcosa di nuovo ed innovativo come lo farebbe  con componenti chimici diversi tra loro  La sua carriera è ormai più che trentennale e vanta preziose collaborazioni con Tiziana Ghiglioni, Gianluigi Trovesi, Lee Koniz, Tim Berne, Lester Bowie, Cecil Taylor, Steve Lacy, Enrico Rava, Barry Altschul, Paolo Fresu, l’Italian Instabile Orchestra e tantissime altre. Dal 1999 inizia un sodalizio artistico con Stefano Benni, uno tra i più famosi scrittori italiani recentemente scomparso.

A loro supporto (ma è riduttivo relegarli a ruolo di accompagnatori) una sezione ritmica d’eccellenza. Silvia Bolognesi al contrabbasso è una delle musiciste più ricercate. Anche lei vanta delle collaborazioni molto importanti come William Parker, Muhal Richard Abrams, Lawrence Douglas “Butch” Morris, Roscoe Mitchel e Antony Braxton. Nel 2017 inizia la collaborazione con “Art Ensemble of Chicago”, attraverso il progetto “50th Anniversary”, da cui il CD “We are on the Edge” ed l’album live: “The Sixth Decade: from Paris to Paris”. Insegna contrabbasso e musica d’insieme al triennio di jazz presso l’Accademia Siena Jazz.

E a completare la formazione Cristiano Calcagnile, un batterista, percussionista, compositore e arrangiatore. Si è costruito una reputazione internazionale collaborando con grandi nomi del nuovo jazz, della musica contemporanea e anche della musica pop.  Ha effettuato numerose tournée in tutto il mondo, invitato da festival e locali internazionali di jazz, rock e musica d’avanguardia. Ha suonato al London Jazz Festival , al Meldown Festival , al Vortex , al Bimhuis , al Porgy&Bess , al North Sea Festival , al Polar Spectacle , all’Umbria Jazz , a Novi Sad , a Melbourne , a Helsinki , a Giacarta , a Tunisi , a Mumbai e a Lisbona. Attualmente è a capo dell’ensemble MULTIKULTI che ha prodotto un paio di CD “guidati” dalla musica di Don Cherry: ” Multikulty Cherry On ” del 2016 (giudicato dalla rivista Musica Jazz tra i migliori CD italiani di quell’anno) e ” The Gift of Togetherness ” del 2019. Tra le sue collaborazioni più importanti posiamo ricordare Anthony Braxton, Alexander Hawkins, Rova Saxophone Quartet, Tristan Honsinger, Bruce Ditmas, Keith&July Tippet, Ernst Reijseger, Cristina Zavalloni, Stefano Bollani, Gianluca Petrella, Gianni Lenoci, Ralph Alessi, Bob Stewart, Paul Mc Candless, Enrico Rava.

Tutti i brani eseguiti nel concerto bitontino portano la firma di Abbey Lincoln. Solo uno (First song) vede anche la collaborazione di Charlie Haden. Si inizia con “And it’s supposed to be a love”, per seguire con “Bird Alone”, un brano da lei dedicato a Charlie Parker. Si prosegue con “The music is the magic” e “First song”.

E a questo punto, superata la prima parte del concerto, succede qualcosa di inaspettato per tutti. Prima di eseguire il brano “Caged bird” (l’uccello in gabbia), la Manosperti, con il sottofondo degli strumenti presenti sul palco, si lancia nella recitazione di alcuni versi di un’altra portavoce dei diritti dei neri, la poetessa statunitense Maya Angelou (1928-2014), tratti dal libro “Io so perché canta l’uccello in gabbia”, pubblicato per la prima volta nel 1969.“L’uccello in gabbia canta perché il canto è la sua unica libertà.”  E questa recitazione si è conclusa con un solo grido: “Free Palestine”. Il brano della Lincoln “Caged bird” e il poema della Angelou “I Know Why the Caged Bird Sings” sono opere a se stanti, non collegate, ma con questo accostamento la Manosperti li ha ricuciti insieme e resi più che attuali.

E dopo questa lettura ed interpretazione di tutto il progetto, gli ultimi due brani con “Let up” e “Trow it amay” (buttalo via / lascialo andare). Neanche il tempo di un bis per passare all’ultimo spettacolo della rassegna 2025 con “Afrocuban Reunion”.  Anche questo concerto resterà indimenticabile, come tutta la rassegna 2025. Grazie ancora all’Associazione Musicale “In Jazz”. ad Emanuele Di Mundo, a Carmine De Renzio e a tutti i suoi componenti.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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