La Freedom Flotilla fa scalo ad Otranto prima di ripartire per Gaza

Oggi, 20 settembre 2025, ad Otranto arriva la Freedom Flottilla e ci rimarrà fino al 24 per poi partire alla volta di Gaza.
Chiunque voglia può raggiungere Otranto o fare un versamento per dare supporto morale, politico ed economico a questa impresa umanitaria internazionale che si spera rompa il blocco imposto a Gaza.

Inoltre, in occasione dello sciopero generale e della mobilitazione nazionale indetti dai sindacati di base e dai movimenti di solidarietà con la Palestina, il Comitato contro il genocidio del Popolo Palestinese, contro il riarmo e per la pace di Brindisi promuove per lunedì 22 settembre un sit-in che avrà inizio alle ore 10.00 in Piazza della Vittoria. La giornata prevede l’esposizione di cartelli e foto con interventi e comunicazioni; nel pomeriggio alle ore 17.30 vi saranno un collegamento con la Global Sumud Flotilla e l’intervento di un rappresentante della comunità palestinese in Puglia. La presenza in piazza vuole denunciare ancora una volta il genocidio e la deportazione della popolazione palestinese per mano dello stato israeliano. Genocidio ormai riconosciuto dalle Nazioni Unite, dalla Corte Penale Internazionale, dalle più importanti organizzazioni umanitarie; è quanto la Commissione d’inchiesta internazionale indipendente delle Nazioni Unite sui Territori palestinesi occupati ha ufficialmente concluso: “La Commissione conclude che lo Stato di Israele è responsabile della mancata prevenzione del genocidio, della commissione del genocidio e della mancata punizione del genocidio contro i palestinesi nella Striscia di Gaza”, si legge nel rapporto. La presidente della commissione, la sudafricana Navi Pillay – che in precedenza era stata presidente del Tribunale penale internazionale delle Nazioni Unite per il Ruanda – fa subito un parallelo tra il genocidio di Gaza e quello ruandese. “È stato allora che sono arrivata ai spari deliberate all’unico edificio in piedi dove si trovava la clinica della fertilità e agli embrioni. Questo mi ha immediatamente ricordato il genocidio del Ruanda, dove ero giudice e dove hanno squarciato le pance delle donne incinte, estraendo i feti perché volevano uccidere l’intero gruppo Tutsi”, racconta Pillay.

Oggi tutto il mondo è Palestina. Se scompare la Palestina, tutti siamo destinati a soccombere. Come disse Mandela, la libertà della Palestina è indispensabile per tutto il pianeta.

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