Gianfranco Menzella al BeatOnto Jazz Festival 2025 per rendere omaggio al grande Bob Berg

Non è la prima volta che ho l’opportunità di scrivere in merito a Gianfranco Menzella ed il suo progetto dedicato a Bob Berg. Lo stesso progetto era stato presentato lo scorso marzo nella sala Etrusca di Palazzo Pesce a Mola di Bari, ma un concerto è decisamente diverso se presentato in una piccola sala da concerto o in una piazza gremita. La pubblicazione dell’album “omaggio a Bob Berg risale a maggio 2024, ed è stato inciso con la stessa formazione presente sul palco bitontino.

La rassegna Beat-Onto Jazz Festival è giunta ormai alla sua XXIV edizione, sempre con la Direzione Artistica di Emanuele Di Mundo. Quest’anno il compito di presentare gli artisti è toccato a Marco Losavio di Jazzitalia.

Come già detto nelle precedenti recensioni delle prime due giornate del Festival, giusto per il tempo dell’introduzione dei concerti a cura di Marco Losavio, “Le donne in nero” di Bitonto hanno mostrato, in silenzio, il loro striscione con l’hashtag # STOP al GENOCIDIO #. Un messaggio forte che vuole solidarizzare a favore di quello che sta succedendo in Palestina, la cui bandiera è stata issata ai lati del palco la prima serata ed è rimasta lì per tutta la durata del Festival.

In una serata caratterizzata dal forte vento, che ha costretto l’organizzazione ad “ammainare” la scenografia del palco, il sax tenore di Menzella è stato accompagnato dal pianoforte di Eugenio Macchia, dal contrabbasso di Carlo Bavetta e dalla batteria di Pasquale Fiore. Sarà perché una piazza gremita galvanizza i musicisti, ma tutti e quattro sono stati ineccepibili, con una perfetta simbiosi, regalandoci assoli davvero speciali. E ancora una volta l’accesso alla piazza è stato libero e gratuito, crazie al sostegno dell’Amministrazione Comunale, del contributo del Consiglio Regionale della Puglia e tanti sponsor privati. E questo non può che far onore a tutti.

Menzella, classe 1978, è cresciuto professionalmente intorno agli anni 2000, anni in cui i sassofonisti più rappresentativi del periodo post Coltrane erano Bob Berg e Michael Brecker e che hanno accompagnato la sua formazione musicale.

Bob Berg è stato influenzato dalla musica di John Coltrane del tardo periodo 1964 – ‘67 (per intenderci, il periodo successivo alla pubblicazione di A Love Supreme fino all’ultimo album, Expression, registrato nel 1967).

Sin da giovanissimo ha suonato dal 1973 al 1976 con Horace Silver e, dal 1977 al 1983, con Cedar Walton. La sua popolarità schizzò alle stelle quando si unì al gruppo di Miles Dopo questa esperienza, nel 1987 ha pubblicato una serie di album da solista e si è esibito e registrato frequentemente in un gruppo guidato insieme a Mike Stern. Ha collaborato anche con Chick Corea, Steve Gadd, Eddie Gomez, Tom Harrell, Gary Burton e tanti altri. Ha partecipato con Pino Daniele all’incisione dell’Album “Sciò”. Oltre a sterminate incisioni con questi nomi, restano a noi una dozzina di album a suo nome. Berg morì nel 2002 in un “banale” incidente stradale nei pressi di New York, mentre lui e sua moglie erano in macchina e furono travolti da una betoniera che aveva perso il controllo slittando sul ghiaccio. Aveva solo cinquant’anni ed era al culmine di una fulgida carriera.

Gianfranco Menzella, materano, classe 1978, si è diplomato in sassofono nel 2000 presso il Conservatorio di musica “E. Duni” di Matera con il massimo dei voti e la lode e nel 2004 ha conseguito il diploma in musica jazz presso il Conservatorio “T. Schipa” di Lecce. E’ evidente che la sua carriera artistica inizia più o meno quando muore Berg, e il suo impegno diventa una specie di passaggio di testimone. E’ stato quasi un passaggio obbligato il voler dedicare l’album alla sua figura.

Eugenio Macchia può annoverare una serie di riconoscimenti. I più prestigiosi: nel Luglio 2010 si aggiudica la “Luca Flores piano Competition” di Firenze e appena due settimane più tardi vince l’ “International Jimmy Woode Award” come miglior pianista. Nel giugno 2014 ha vinto il premio internazionale “Massimo Urbani”, concorso dedicato ai musicisti jazz emergenti. Le sue scorribande sulla tastiera sono davvero particolari, con un lirismo unico.

Carlo Bavetta è siciliano (di Catania) di nascita, ma ormai trapiantato a Varese. Diplomato con il massimo dei voti e la lode al biennio di contrabbasso jazz, allievo di Lucio Terzano al conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano, questo jazzista classe 1997 si sta ritagliando un posto di rilievo nello scenario nazionale. Ha all’attivo delle collaborazioni stabili di tutto rispetto come quella con Pieranunzi, ma anche con lo straordinario pianista Antonio Faraò. Di certo Pieranunzi e Faraò rappresentano l’eccellenza del piano jazz italiano.

Pasquale Fiore, materano anche lui ma trapiantato al nord, può vantare collaborazioni prestigiose con musicisti nazionali ed internazionali. Il ritmo lo ha nel sangue. Riesce a dare un tocco tutto suo alle composizioni eseguite e tutti hanno avvertito come il suo sostegno ritmico abbia stimolato e accompagnato gli assoli degli altri musicisti. E’ stato il cuore pulsante di tutto il concerto, senza mai prevaricare.

Durante il concerto sono stati eseguiti solo sei brani degli otto presenti nell’Album. Alcuni brani sono (ovviamente) composizioni di Berg, da “Angles” a “Second Sight”, per passare a “Promise” di Chick Corea, con cui Berg ha collaborato, e ad altri due brani come “Summer night “di Harry Warren, spesso frequentato da Berg, e “Sometime Ago” di Sergio Mihanovich, molto caro a Berg.

L’unica composizione originale di Menzella è stato “Mr. Berg”, ovviamente a lui dedicato. Purtroppo per via del doppio set della serata, non c’è stato neanche il tempo di un bis. Siamo rimasti un po’ a bocca asciutta, ma quello che è avvenuto dopo non ha lasciato alcun rimpianto con un trio stellare composto da Rachel Z, Homar Hakim e Jonathan Toscano. Un’altra favola di concerto, per una serata tutta da incorniciare.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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