
Sabato 20 settembre, al Multicinema Galleria di Bari, saranno ospiti in sala il regista pugliese Paolo Strippoli e l’attore Giulio Feltri (al suo esordio cinematografico), per presentare il film «La valle dei sorrisi», una produzione Vision Distribution, Fandango e Nightswim, e presentato in anteprima fuori concorso all’ultima Mostra del Cinema di Venezia. Strippoli e Feltri interverranno in sala, per dibattere del film col pubblico, al termine dello spettacolo delle 18, e in apertura di quello delle 21. Nel cast principale, Michele Riondino, Paolo Pierobon, Romana Maggiora Vergano, Sergio Romano, Anna Bellato.
Il soggetto del film, in tutte le sale italiane dal 17 settembre e scritto da Jacopo Del Giudice, Paolo Strippoli e Milo Tissone, ha vinto il prestigioso Premio Solinas nel 2019, con il titolo «L’angelo infelice». La storia è ambientata a Remis, un paesino nascosto in una valle isolata tra le montagne. I suoi abitanti sono tutti insolitamente felici. Sembra la destinazione perfetta per il nuovo insegnante di educazione fisica, Sergio Rossetti, tormentato da un passato misterioso. Grazie all’incontro con Michela, la giovane proprietaria della locanda del paese, il professore scopre che dietro questa apparente serenità, si cela un inquietante rituale: una notte a settimana, gli abitanti si radunano per abbracciare Matteo Corbin, un adolescente capace di assorbire il dolore degli altri. Il tentativo di Sergio di salvare il giovane risveglierà il lato più oscuro di colui che tutti chiamano l’angelo di Remis.
«“La valle dei sorrisi” – spiega il regista Paolo Strippoli – nasce dal desiderio di esplorare l’horror non come semplice dispositivo di tensione, ma come spazio simbolico per raccontare la fragilità dell’identità e il bisogno disperato di appartenenza. In una comunità apparentemente idilliaca, dove il dolore è bandito e la serenità è una religione, si consuma il percorso di Matteo: adolescente queer, corpo sacrificale e, al tempo stesso, entità redentrice. Il film è un’indagine sulla crescita come mutazione profonda, ma anche sulla paternità come forma ambigua di protezione, controllo e rispecchiamento. Le figure paterne – biologiche, surrogate, spirituali – si alternano nel tentativo di colmare un vuoto. Lontano dagli archetipi del coming of age canonico, questo racconto mette in scena la formazione come perdita dell’innocenza e come atto di resistenza. È un film sull’amore che cura, ma a caro prezzo. Sull’importanza del dolore nelle nostre vite. E su chi ha il coraggio di non sorridere».