Danilo Rea e Dado Moroni al ‘Francavilla è Jazz’: due magnifici pianoforti a confronto

Per il dodicesimo anno consecutivo, i primi giorni di settembre si è svolta l’ormai tradizionale Rassegna “Francavilla è Jazz”, con la Direzione Artistica di Alfredo Iaia. Tra le tante rassegne ormai presenti sul nostro territorio pugliese, è di certo quella che più di tutte ha offerto un cartellone diversificato per ogni serata, con una cura eccellente per quanto riguarda la comunicazione. Il successo di pubblico ottenuto da questa manifestazione in particolare è ascivibile al fatto che grazie al contributo dell’Amministrazione Comunale e di tanti sponsor privati (grandi o piccoli), resta da sempre la gratuità per i cittadini e per i tanti appassionati. E’ subito palese la professionalità con cui tutta la macchina organizzativa è riuscita a muoversi, curando ogni piccolo dettaglio. Una squadra composta non solo da Alfredo Iaia, ma anche da Roberto Passaro, Stefano Dentice, Maria Angelotti e a tanti altri appassionati dell’Associazione “Francavilla è Jazz” che hanno contribuito alla sua realizzazione.

Prima del concerto, oltre agli interventi di Maria Angelotti e Alfredo Iaia, il doveroso e gradito saluto del Sindaco di Francavilla Fontana, Antonello Denuzzo: “quello che succede ormai da dodici anni in questa piazza gremita è una specie di alchimia tra gli artisti ed il pubblico, e questo clima culturale crea democrazia”.

Innanzi tutto la scenografia che ha dominato il palco per tutte e cinque le serate, con la scritta “Make JAZZ, not WAR”. Una scritta a lettere cubitali che ha fatto da sfondo ai cinque concerti della Rassegna che vuole essere molto più di uno slogan. Con la musica non riusciremo a fermare le guerre, ma ha sempre ha la capacità di mettere insieme persone diverse fra loro, dal colore della pelle alla nazionalità, al credo religioso, e così via. Non a caso l’Unesco ha inserito il jazz come patrimonio immateriale dell’umanità, istituendo l’International Jazz Day, che si celebra in 30 aprile di ogni anno.

Solo uno dei cinque concerti in programma è stato affidato ad un’artista straniera. Le altre quattro serate hanno visto l’esibizione di musicisti italiani (due con artisti pugliesi), ma questo non ha di certo sminuito lo spessore della proposta. Anzi.

L’avvio è stato affidato a due pianisti straordinari nel loro genere: Danilo Rea e Dado Moroni. Due artisti con percorsi differenti ma amatissimi ed apprezzati entrambi. Si sono seduti uno di fronte all’altro ed hanno iniziato non una sfida, ma un dialogo, improvvisando a più non posso ed integrandosi a vicenda. Non è stata una lotta di muscoli, ma una collaborazione che è riuscita a creare un’atmosfera magica.

Non so se è casuale, ma i due artisti si sono presentati sul palco vestiti in modo contrapposto: Danilo Rea vestito tutto di bianco (scarpe e berretto inclusi) e Dado Moroni completamente di nero. Mi piace pensare che il bianco ed il mero rappresentino i tasti bianche ed i tasti neri della stessa tastiera di un pianoforte, e che nonostante abbiano tonalità diverse, diventano complementari. Non esiste una tastiera monocromatica.

Il progetto presentato a Francavilla Fontana è unico, anche se però a fine luglio, in occasione del Ravello Festival, i pianoforti sono stati tre, con l’aggiunta di Stefano Bollani, per un omaggio al pianista canadese Oscar Peterson per cento anni dalla nascita. Davvero un’occasione ghiotta.

Due eccellenze italiane del piano jazz riconosciute in ambito internazionale: il primo, Danilo Rea, particolarmente eclettico dal punto di vista stilistico, tanto da spaziare con naturalezza dal jazz alla fusion, sino ad arrivare al pop. Pianista dalla grande sensibilità armonica, dal profondo senso melodico, annovera collaborazioni con leggende come Chet Baker, Art Farmer, Joe Lovano, John Scofield, Lee Konitz e non solo. Il secondo, Dado Moroni, di certo è il “più americano” tra i nostri pianisti, con il suo travolgente senso dello swing e il suo fraseggio vibrante e sopraffino lo hanno reso celebre in tutto il mondo. Nella sua lunga permanenza negli Stati Uniti, ha avuto modo di collaborare con leggende del jazz come Dizzy Gillespie, Clark Terry, Freddie Hubbard, Ray Brown, Johnny Griffin, Joe Pass, sono solo alcuni nomi con cui lui ha condiviso il palco. Il concerto è stato incentrato su alcuni standard, ma anche brani della canzone italiana che hanno fatto la storia, arrangiate alla loro maniera.. Il tutto nel segno di un caloroso interplay, che nasce di un costante dialogo fra due musicisti di straordinario valore artistico.

Il percorso professionale di Danilo Rea e Dado Moroni è abbastanza differente, ma una cosa hanno in comune: non hanno mai disdegnato di accompagnare cantanti, dando a tante canzoni una veste indimenticabile. Danilo Rea ha accompagnato numerosi e importanti artisti italiani tra cui spiccano cantanti come Mina, Fiorella Mannoia, Gino Paoli, Claudio Baglioni, Lucio Dalla, Pino Daniele, Umberto Tozzi e Andrea Bocelli. Dado Moroni, da parte sua, ha affiancato cantanti del calibro di Mietta, Lucio Dalla, Tiziano Ferro, Eros Ramazzotti, Ornella Vanoni e Karima, Simona Molinari, Chet Backer. La Canzone italiana fa parte del loro DNA.

Il concerto di Francavilla è scivolato leggero, spaziando da alcuni standard jazz (All the things you are) a canzoni come “Oh che sarà” (Chico Buarque e Ivano Fossati), “Quando, Quando Quando” di Tony Renis, o “La canzone di Marinella” di Fabrizio De Andrè e la bellissima “Your song” di Elton John. Ma la cosa particolare, che è difficile spiegare a parole, sono le variazioni e le improvvisazioni, passando da un’armonia all’altra ed incastonando, nel bel mezzo di una canzone, il richiamo ad altre armonie per ritornare poi al tema principale. Come gioiosamente spiegato i due artisti, quando si siedono alle rispettive tastiere hanno sì, un’idea di come iniziare un brano, ma il grande “interplay” tra loro fa il resto, portandoli su percorsi diversi.

Due brani del concerto sono stati eseguiti in solo. Dado Moroni ci ha omaggiato di uno dei suoi brani più raffinati, dal titolo “First Smile” e dedicato a suo figlio Oscar (il suo attaccamento ad Oscar Peterson é sempre tangibile) ma per l’occasione ha voluto dedicare questo brano a tutti i bambini del mondo, ad iniziare da quelli che hanno avuto la sventura di essere nati nel posto sbagliato.

Il brano in solo di Danilo Rea è stata una medley di armonie note e meno note, ma dalle quali spicca il suo omaggio alla musica brasiliana con accenni a canzoni simbolo quali “Tico Tico” o “Quizàs, Quizàs, Quizàs”.

Prima della conclusione del concerto, un doveroso ringraziamento da parte di Rea e Moroni al numerosissimo pubblico, particolarmente attento e silenzioso, L’arte deve essere sempre salvaguardata e supportata. E’ l’unico collante che tiene insieme i popoli della terra.

Un delizioso bis finale, dedicato a Luigi Tenco, con un’esecuzione da favola di “Un giorno dopo l’altro”. Cosa si può aggiungere? Nulla. La prima serata è stata magica, ma anche le serate a venire non sono state da meno. Ma di queste ne parleremo in seguito. Grazie ai due musicisti per le emozioni che ci hanno regalato. Grazie a Francavilla è Jazz, con Alfredo Iaia, Roberto Passaro, Stefano Dentice e Maria Angelotti per essersi spesi per la realizzazione del Festival.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

Condividi

1 commento su “Danilo Rea e Dado Moroni al ‘Francavilla è Jazz’: due magnifici pianoforti a confronto

  1. ROBERTO PASSARO Rispondi

    “Francavilla é jazz” dodicesima edizione si è onorata della presenza e partecipazione sentita di Gaetano de Gennaro che si ringrazia per il forbito articolo-reportage e i suoi preziosi scatti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.