
Ebbene si, lo ammetto. Prima di vedere il programma dell’Ostuni Festival Jazz non avevo mai sentito parlare di Dena DeRose. Non avevo la minima idea di chi potesse essere. Viste le mie precedenti esperienze lavorative a Cosenza, De Rose è un cognome tipico di quelle parti e per un po’ di tempo sono stato convinto che mi sarei trovato di fronte una pianista calabrese. Tutti gli altri musicisti del gruppo li conoscevo da tempo e sono arrivato ad Ostuni attirato dai loro nomi. Tra l’altro, per una ragione o per l’altra, mi sono perso i precedenti appuntamenti con Antonio Faraò, Gianfranco Menzella, Giuseppe Venezia e Leo Aniceto.

Bene. Con mia grande sorpresa ho scoperto una pianista e cantante davvero straordinaria, che si è fatta immediatamente apprezzare dal numeroso pubblico presente. Ma dopo tutto, devo ammettere che le proposte musicali dell’Associazione MusicalMente, nata nel 2022 e con la Direzione Artistica di Elio Tanzarella e Francesco Milone sono sempre state di qualità. In soli quattro anni l’Associazione Musicalmente ODV, con tanti sacrifici, impegno e organizzazione logìgistica ha saputo costruire e portare in Ostuni una cultura jazzistica, e che ha visto esibirsi tanti personaggi di fama nazionale, ma anche internazionale. La Cultura ha un ruolo molto importante in tempi come quello che oggi stiamo vivendo.
Sul palco di Palazzo Roma, Insieme a Dena DeRose al pianoforte e alla voce, Piero Odorici al Sax Tenore, Stefano Senni al contrabbasso e Lorenzo Tucci alla batteria.

Dena DeRose, classe 1966, è una pianista, cantante e insegnante americana. Sebbene abbia iniziato la sua carriera solo come pianista, problemi di salute alla mano l’hanno costretta a diventare anche una cantante. Nata a Binghamton, nello stato di New York, ha iniziato a suonare il pianoforte all’età di tre anni e presto è diventata un’appassionata di jazz, suonando il pianoforte nelle bande scolastiche. A 21 anni le stata diagnosticata la sindrome del tunnel carpale e artrite, che l’hanno costretta a smettere di suonare il pianoforte per circa due anni. L’approccio con il canto è stato casuale ed è stata la sua salvezza, iniziando una collaborazione con il trio di Doug Beardsley nella sua città natale. Dopo circa altri 18 mesi, è stata sottoposta a due interventi chirurgici alla mano destra che le permisero di ricominciare a suonare il pianoforte. Successivamente si è trasferita a New York City nel 1991 per proseguire la sua carriera.

Ha pubblicato il suo album di debutto, “Introducing Dena DeRose” nel 1995 e ad oggi ha pubblicato quattordici album a suo nome. Ha lavorato tra l’altro, con Ray Brown, John Clayton, Scott Hamilton, Benny Golson, Clark Terry, Steve Turre, Jim Rotondi.
Oggi la nostra Dena DeRose è insegnante e titolare del corso di canto jazz presso l’Università di musica e arti drammatiche di Graz , in Austria, dal 2006. Insegna regolarmente allo Stanford Jazz Workshop da 20 anni e insegna periodicamente anche in altri progetti campi estivi in Spagna e in Olanda.

Sono arrivato ad Ostuni senza chissà quali aspettative su di lei, ma sono rimasto letteralmente sbalordito dal suo talento. Dal suo Sito Ufficiale leggo letteralmente: “… Non è un’impresa da poco essere definita “la cantante-pianista più creativa e avvincente dai tempi di Shirley Horn”, ma è esattamente così che Joel Siegel del Washington City Paper ha descritto Dena DeRose. Se viene nella vostra città e volete assistere allo spettacolo, andate presto, perché la sala sarà piena zeppa. Non solo stupisce il pubblico e i critici musicali con la sua abilità al pianoforte e il suo stile vocale swingante e rilassante, ma, come ha giustamente affermato Richard Scheinin del San Jose Mercury, “… trasuda gioia… che anima!”.
Queste parole sono esattamente la sintesi di quello che io ho vissuto ad Ostuni. In alcuni momenti la sua voce mi ha ricordato quella di Sheila Jordan, scomparsa lo scorso agosto a 96 anni e rimasta in attività fino a febbraio 2025. Tra l’altro, la Jordan ha collaborato al precedente Album “Ode to a road”. Una voce tenera, scanzonata, limpida e carica di swing.

Piero Odorici inizia lo studio del sassofono siin da ragazzo. Nel corso della sua carriera artistica ha collaborato con musicisti di fama mondiale come Cedar Walton, George Cables, Eumir Deodato, Diane Schuur, Curtis Fuller, Cyrus Chestnut, Billy Higgins, Slide Hampton, Eddie Henderson, Jimmy Cobb, Sal Nistico, Steve Grossman, Jack Walrath, Lee Konitz, Joe Lovano, Steve Lacy, Billy Hart, Dee Dee Bridgewater, Peter Bernstein, Jack McDuff, Mingus Big Band, Vincent Herring, Joey Di Francesco, Alvin Queen, Antonio Faraò, Enrico Pieranunzi, Massimo Urbani, Roberto Gatto, Danilo Rea, Larry Nocella, Tullio De Piscopo e tanti altri. Ha partecipato ai più importanti festival jazz europei: Umbria Jazz, Orvieto (Umbria Jazz Winter), Gran Parade du Jazz di Nizza, Pori Jazz Festival, Festival Jazz di Salonicco, Nord Sea Jazz e molti altri. Ad Umbria Jazz da tanti anni, ogni notte, conduce quella che viene nominata la “resident band”, che ospita tanti musicisti che hanno ancora voglia, durante la notte, partecipando a straordinarie jam session. Ha inoltre suonato varie volte in “storici” Jazz Club come il Ronnie Scott’s a Londra, il New Morning ed il Sunset a Parigi.
Nel panorama della musica pop ha inciso e suonato in tour con Lucio Dalla, Gianni Morandi, Biagio Antonacci, Luciano Pavarotti, Jovanotti, Vinicio Capossela, Rossana Casale, Gloria Gaynor, George Michael, Grace Jones, Tiziano Ferro, Ornella Vanoni e molti altri.

Stefano Senni ha cominciato a suonare il contrabbasso a 20 anni. Ha un diploma conseguito presso i Civici Corsi di jazz di Milano anche se si considera più che altro un autodidatta. Nel corso della sua carriera ha suonato in vari Festival e Rassegne in italia e all’estero. Ha suonato con grandi musicisti : Tony Scott, Art Farmer, Enrico Rava, Stefano Bollani, Benny Golson, Cedar Walton, Lee Konitz, Barry Harris, Steve Grossman, Randy Brecker, Jimmy Owens, Bobby Watson, George Cables, Joy Garrison, Mark Murphy, Franco Ambrosetti, Rachel Gould, Tom Kirkpatrick, Larry Smith, Bob Sands, Hugo Heredia, Ray Mantilla, Eddie Henderson, Jim Snidero, Bobby Durham, Ralph Alessi, Irio De Paula, Dave Schnitter, Bob Mintzer, Han Bennink, Richard Galliano, Clarence Penn, Christian Escoudè, Frank Lacy, Don Byron, Jeff Ballard, Francisco Mela, John Abercrombie, John Ellis, Anat Cohen, Jason Lindner, Aaron Goldberg,

Lorenzo Tucci, nato ad Atessa (CH) si trasferisce a Roma giovanissimo dove inizia ad affiancarsi ad artisti italiani e internazionali di grande profilo. Negli anni ha collaborato con numerosi artisti del calibro di Phil Woods, Tony Scott, George Garzone, Mark Turner, Emmanuel Bex, Kirk Lightsey, George Cables, Fabrizio Bosso, Massimo Urbani, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi, Enrico Rava, Flavio Boltro, Giovanni Tommaso, Mario Biondi, Daniele Scannapieco, Stefano Di Battista, Maurizio Giammarco, Dado Moroni, Rosario Giuliani, Luca Mannutza, Salvatore Bonafede, Karima, Max Ionata, Ada Montellanico e molti altri.
Dieci brani in tutto, di cui la metà tratti dal suo recentissimo Album “Mellow Tones”. L’inizio del concerto (ma anche dell’Album è stato “In the mellow tone”, un brano scritto da Duke Ellington nel 1939 e che riprendeva un precedente standard (Rose room) del 1917.Un solo brano originale, scritto dalla DeRose (Hold fast to your dreams), mentre tutti gli altri brani eseguiti sono stati un omaggio ai grandi cantanti (“Maybe September” incisa da Tony Bennett o “Day by day”, cavallo di battaglia di Frank Sinatra), ma anche a compositori a lei cari (Listen to your hearth del pianista Cedar Walton o “Only trust your heart” del sassofonista Benny Carter).

Un gran finale con l’invito sul palco dell’altro Direttore Artistico del Festival, il giovane Francesco Milone che con il suo sax baritono ha dato corpo allo splendido brano finale, “My frame for the blues”, composizione del trombonista Slide Hampton. Un bis richiesto a gran voce dal numeroso pubblico presente, con un altro classico: “On the green dolphin street”, brano composto nel 1947 per l’omonimo film e portato successivamente al successo prima da Ahmad Jamal e poi da Miles Davis (oggi si contano più di 700 incisioni diverse).
Una serata da incorniciare, con musicisti ineguagliabili, che hanno davvero “dato spettacolo”. E come ha ricordato il Direttore Artistico Elio Tanzarella nel suo brevissimo discorso finale, con una voce carica di emozione: Ostuni è una grande città e merita questa musica. Non ha bisogno di rumore. Non serve aggiungere altro. Arrivederci alla prossima edizione.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro