
Il 27 agosto nel Chiostro del Castello Baronale di Cellamare, a due passi da Bari, è stata inaugurata la ventesima edizione del Festival URTIcanti, con la vocalist Greta Panettieri.
Il Festival URTIcanti, sotto da Direzione Artistica di Raffaella Ronchi, vuol essere un contenitore culturale di qualità che mira a favorire l’incontro tra pubblico e musica contemporanea, sperimentale e innovativa. Dal 2005, ogni anno, si sforza di presentare proposte sempre accattivanti. Si è partiti con tre serate nel 2005 per arrivare alle 15 per questa edizione, più 3 serate dell’International Music Film & Video Festival. Ma perché si chiama URTIcanti? “URTI” sono gli scossoni provocati da tutto ciò che è nuovo e contrasta le abitudini; “canti” indica la dolcezza del canto che lenisce il pizzicore dell’ortica e lo scuotimento dell’urto.

Greta Panettieri resta una delle giovani voci più significative del panorama vocale legato alla musica jazz, con una capacità di spaziare tra registri gravi ed acuti con una facilità sorprendente. Ogni sua esibizione diventa una scoperta perche non è mai la stessa cosa. Ti sorprende sempre perché l’improvvisazione vocale nel jazz è l’arte di creare melodie spontanee e ritmiche, spesso utilizzando la tecnica dello scat, che prevede l’uso di sillabe prive di senso per imitare gli strumenti e costruire frasi musicali libere. Questa tecnica richiede profonda conoscenza armonica, padronanza vocale e la capacità di dialogare musicalmente con gli altri strumenti, integrando la propria creatività e la memoria musicale del passato. L’ascoltatore, nel bel mezzo di una canzona più che nota, improvvisamente si trova in un altra dimensione. Si apre una porta che si affaccia su un luogo sconosciuto.

Nata a Roma e cresciuta in Umbria, Greta Panettieri inizia la sua avventura musicale giovanissima a 6 anni con lo studio del violino che continua fino ai 16 anni presso il Conservatorio Francesco Morlacchi di Perugia. La musica è la sua prima passione e diventa presto una scelta di vita che la porteranno a studiare anche pianoforte e successivamente canto. Nel 1994 inizia a studiare canto jazz con Cinzia Spata. Nel 1998 partecipa alle clinics di Umbria Jazz come cantante, vincendo una delle borse di studio per la prestigiosa Berklee College of Music di Boston.

Nel 2000 Greta arriva a New York e invece di proseguire per Boston decide di rimanere lì per fare esperienza nella Grande Mela dove si immerge in un mondo di note e di Jazz, cantando in vari contesti dai più tradizionali ai più sperimentali esibendosi con gruppi jazz ma anche Latin Funk, Rhythm and blues, Bossa Nova. Cantare i diversi generi musicali le permette di imparare perfettamente sia l’inglese sia il portoghese/brasiliano.

Doveva andare a Boston per tre mesi ed invece è rimasta negli Stati Uniti per 10 anni. Rientrando in Italia si è portata dietro un bagaglio culturale non indifferente. La sua ascesa è ormai inarrestabile. Collabora con diversi musicisti, primo fra tutti Gegè Telesforo con il quale gira l’Italia per un anno.

Incide svariati Album, rendendo omaggio a figure cardine del canto, iniziando con Mina (bisogna avere coraggio per mettersi a confronto con lei). L’ultimo omaggio è quello a Frank Sinatra con l’Album “Fly me to Sinatra”, pubblicato dalla rivista Musica Jazz a dicembre scorso.

Imposibile restare indifferenti ascoltando una sua performance. Negli ultimi anni, oltre ad Andrea Sammartino al pianoforte (suo compagno anche nella vita), autore di molti degli arrangiamenti, è rimasta legata a Giuseppe Bassi e Mimmo Campanale, due musicisti baresi ormai lanciatissimi nel panorama del jazz internazionale (circa un mese fa abbiamo avuto il piacere di ascoltarli al Beat-Onto Jazz Festival con Antonio Faraò e Chico Freeman). Con la stessa formazione Greta Panettieri si era già esibita a Bari, al Teatro Forma, a gennaio 2024.

Come già detto, anche se il progetto presentato per la Rassegna URTIcanti è stato lo stesso presentato al Forma, riscoltare questi quattro musicisti resta sempre un piacere. Il 27 agosto, nel chiostro del Castello Baronale gremito all’inverosimile, Frank Sinatra ha colpito ancora. Dopo una brevissima introduzione di Raffaella Ronchi ed un brevissimo saluto da parte dell’Amministrazione Comunale, nella persona di Angela Deflorio, Assessore con delega al Turismo e Spettacolo, è iniziata la narrazione su Sinatra. Molte canzoni note, ma anche qualcuna meno nota.

Il primo brano, indimenticabile, “Fly me to the moon” è forse il titolo che più rappresenta Frank Sinatra. Il secondo brano, “Young and Heart”, nel 1954 ha dato il titolo ad un film che lo vede protagonista insieme a Doris Day. E ancora, “It was a very good year” e “Night and day”, straordinario brano di Cole Porter. Quando poi, intorno alla metà degli anni ‘70 arriva alla ribalta il rock and roll e la Bossa Nova, Sinatra ha l’astuzia di avviare nuove collaborazioni con Jobim e Chico Buarque de Hollanda. Il brano presentato è stato “The Song of Sabià”, composto nel 1968 da Antonio Carlos Jobim.

E a questo punto una digressione, facendo un cenno alla nostra Mina. Ci è stato raccontato che Sinatra amava il suo modo di cantare e che l’aveva anche invitata per un concerto negli Stati Uniti. Invito rifiutato per il terrore di prendere l’aereo. E parlando di Mina, c’è stato un intermezzo con la canzone “Parole, Parole”, scritta nel ‘72 da Gianni Ferro, Leo Chiosso e Giancarlo Del Re, e che tutti ricordiamo per l’incisione del 45 giri con Alberto Lupo. Inutile dire che la versione della Panettieri ha più che entusiasmato il pubblico che non si è fatto ripetere l’invito a cantare insieme a lei. Si arriva così a quello che è considerato il primo Concept Album della storia: “ In the wee Small Hours of the morning“, pubblicato nel 1955. Come noto il concept album è un LP che contiene più brani collegati tra loro con un filo conduttore.
Gran finale con tanti brani famosi: “The Lady is a Tramp”, “Strangers in the night”, per finire con “My May”. La storia narra che per questo brano, scritto dal cantautore francese Paul Anka, Sinatra acquistò i diritti d’autore per un solo dollaro.
Il bis finale con un altro brano di Cole Porter, “I’ve got you under my skin”, che Sinatra incise intorno a metà degli anni ‘60. Questo brano, scritto nel 1936, fu inserito nella colonna sonora del film “Born to dance”, e fu candidato all’Oscar, ma non riuscì a vincere l’ambita statuetta.

Pubblico in visibilio. Non solo i nostalgici di Frank Sinatra. Ogni esibizione della nostra Greta Panettieri si conclude con un’ovazione. Impossibile tornare a casa indifferenti. Brava lei, Bravi i suoi accompagnatori, grazie all’Associazione Musicale Diapason che ha voluto inserire questo spettacolo nella rassegna URTIcanti 2025.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro