Antonio Faraò e Chico Freeman sul palco del Beat Onto Jazz Festival 2025 ovvero la realizzazione di un sogno ad occhi aperti

E’ Immancabile, all’inizio di agosto, il Beat Onto Jazz Festival giunto ormai all’edizione XXIV, sotto la direzione artistica di Emanuele Di Mundo. Sono molti gli aspetti che caratterizzano questo festival, iniziando da uno scenario davvero spettacolare della Cattedrale, al cartellone sempre molto attento a proporre concerti non sempre scontati e prestigiosi, per finire alla gratuità, e questo grazie sia all’Amministrazione pubblica che ad un elenco si sponsor privati che lo sostengono da sempre.

Ma prima di iniziare ad entrare nel merito del concerto inaugurale, l’organizzazione del Festival ha accolto di buon grado la proposta del Coordinamento cittadino “Le Donne in Nero”, che dice “silenziosamente” STOP AL GENOCIDIO. Un gesto simbolico ma che vuole toccare le nostre coscienze affinché si abbatta quel muro di silenzio. Per tutte e quattro le serate, prima di iniziare i concerti, le Donne in nero (ma c’erano anche uomini ad abbracciare la causa) hanno sfilato sotto il palco con il loro striscione e la bandiera della Palestina. La loro presenza è durata solo il tempo di introdurre i concerti, per poi andar via. Il primo giorno è stata issata sul palco la bandiera palestinese che è rimasta lì per tutto il festival. Queste cose non sono scontate. Non aumentano l’audience, ma il mondo della cultura ha il compito di rompere questo silenzio e tutti noi spettatori dobbiamo fare altrettanto. Un pauso all’associazione “In Jazz” per aver voluto dare un segnale forte ed univoco in merito a quello che accade in questa terra martoriata.

Il compito di aprire le danze per l’edizione 2025 di Beat-Onto Jazz Festival è stata affidata ad Antonio Faraò, per la prima volta a Bitonto. Classe 1965, pianista milanese (ma romano di nascita) che di certo è una delle figure più rappresentative del jazz italiano a livello internazionale. Cresciuto in una famiglia con profonde radici musicali, leggo testualmente dalla sua biografia, che non posso far altro che confermare: “ … si è guadagnato la sua giusta dose di elogi nel corso degli anni. Il pianista italiano emana un’energia e una vivacità spettacolari e ha una presenza costante sia sul palco che in sala di registrazione. Il suo stile è immediatamente riconoscibile: eccellente padronanza strumentale, ardente carica emotiva, fertile vena compositiva, sensazionale senso ritmico e proverbiale raffinatezza comunicativa sono le sue maggiori peculiarità …”. 

Sono anni ormai che viene invitato come esponente del nostro jazz, a partecipare all’International Jazz Day, istituito nel 2011 dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura “per dare risalto al jazz e al suo ruolo diplomatico nell’unire i popoli in ogni angolo del globo”. Si celebra ogni anno il 30 aprile. In tale data in tutti gli angoli del mondo questa ricorrenza viene ricordata, ma ogni anno questa giornata ha un momento ufficiale in un paese sempre diverso del globo terrestre. Farò è un artista che è stato invitato a partecipare insieme a mostri sacri del jazz internazionale come Herbie Hancock, Dianne Reeves, Dee Dee Bridgewater, Marcus Miller, Wayne Shorter, giusto per fare alcuni nomi.

Leader insieme a lui, al Beat-Onto Jazz Festival, una leggenda vivente del Jazz internazionale, il sassofonista americano Chico Freeman, classe 1949, figlio d’arte. Ha suonato davvero con tantissime leggende del jazz, come Charles Mingus, Sun Rha, Art Blakey, Dizzy Gillespie, Benny Golson, Wynthon Marsalis e tantissimi altri. Con la sua prima incisione da leader, Morning Prayer, del 1976, vinse il New York Jazz Award nel 1979. Una carriera che prosegue da più di cinquant’anni e che non smette di sorprendere.

La collaborazione tra i due leader non è occasionale ma dura da diversi anni. Per le loro peculiarità e la loro “genialità” ascoltarli è sempre un piacere. Due anni fa hanno partecipato al “Francavilla è Jazz”, seppur con una ritmica diversa, ma che in entrambi i casi anno infiammato la platea.

Questa volta, sul palco di Bitonto, ad accompagnarli c’erano due eccellenze del jazz barese: il contrabbassista Giuseppe Bassi ed il batterista Mimmo Campanale. Il fatto che siano due musicisti locali non deve sminuire la loro valutazione. Sono una certezza nel panorama musicale nazionale ed internazionale. Entrambi forniscono un sostegno ritmico al resto dei musicisti in modo impeccabile. Sempre sostenuto, con piacevolissimi assoli sia del contrabbasso che della batteria.

Il concerto voleva essere un Tributo a John Coltrane, con l’intento di proporre le sue musiche e le melodie. I brani eseguiti durante il concerto sono stati solo cinque, di cui solo i primi due portano la firma di Coltrane: il primo brano è tratto dall’album capolavoro A Love Supreme del 1965, e che rappresenta la svolta mistica di Coltrane. Il titolo del brano: Lonnie’s laments. Il secondo brano invece, Moment’s notice, è presente nell’album Blue Trane del 1958. Di certo due album più che significativi della smisurata produzione coltraniana.

I successivi tre brani invece, portano la a firma di Freeman (il terzo ed il quarto) e quello finale del nostro Antonio Faraò. Come lo stesso Freeman ha tenuto a sottolineare i sui due brani sono dedicati alle sue due figlie: Luani (Dance of light for Luani) e Tiana (N’Tianas Dream), entrambi tratti dall’album del 2016 Spoken into Existence.

L’ultimo brano invece, di Faraò, è stato Black Inside, inciso nel 1998 con Ira Coleman e Jeff “Train” Watts, un album capolavoro che lo ha lanciato nel firmamento internazionale del jazz, ma già nel 1991 aveva vinto il referendum della rivista Musica Jazz come miglior talento italiano.

Il Festival non poteva cominciare meglio. Unica pecca: il doppio set non fa altro che penalizzare il primo gruppo. Non abbiamo avuto il tempo di assaporare questa musica raffinata che abbiamo subito il cambio palco per lasciare spazio alla LJP Big Band di Dino Plasmati con ospite d’eccezione il sassofonista canadese Seamus Blake. Per fortuna che nella loro esecuzione, per alcuni brani, Faraò e Freeman sono stati richiamati sul palco. Almeno Freeman ha avuto ampio spazio per duettare con Blake. Ma dove possono capitare queste situazioni se non a Bitonto? Un ottimo inizio per un’edizione che si è poi rivelata eccellente.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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