
Per il Festival Metropolitano Bari in Jazz, il 12 luglio è stata una delle serate più intense. Il pubblico del Minareto della Selva di Fasano ha potuto assistere a un concerto che è stato molto più di una semplice esibizione musicale: Momi Maiga ha portato sul palco il suo progetto Kairo, un viaggio sonoro profondamente umano.
Nella stessa serata, il primo set è stato affidato al concerto del Trio di Kekko Fornarelli (già recensito su queste stesse pagine), tornato ad esibirsi per il Bari in Jazz dopo una lunga pausa.

Momi Maiga, giovane griot senegalese dalla voce calda e dalla presenza carismatica, ha suonato la kora con una grazia quasi ipnotica, intrecciando melodie che parlavano di pace, radici, migrazione e sogni. Accanto a lui, un trio di musicisti straordinari ha contribuito a creare un tessuto sonoro ricco e coinvolgente.

Alle percussioni, Aleix Tobias Sabater, musicista catalano capace di fondere i ritmi dell’Africa occidentale con quelli del Mediterraneo, ha dato anima e movimento a ogni brano. Al violino, Carlos Montfort, originario del Messico, ha portato un tocco lirico e profondo, muovendosi con naturalezza tra jazz, flamenco e musica classica. Al violoncello, Marçal Ayats, anche lui catalano, ha aggiunto calore, armonia e una profondità emotiva che ha amplificato il cuore dei brani.
Una serata da ricordare, che ha lasciato il pubblico particolarmente sorpreso.
Voce e kora del Senegal, Momi Maiga, classe 1997, è un giovane griot contemporaneo, capace di fondere tradizione mandinka, jazz e musica classica. Il Griot è un poeta e cantore che svolge il ruolo di conservare la tradizione orale degli avi.

Momi Maiga, senegalese di nascita e spagnolo di adozione, con il suo ensemble ha offerto un’immersione nelle contaminazioni tra Africa ed Europa. I suoni delle 24 corde della sua kora s’intrecciano con quelli del violoncello, delle percussioni e del violino.

Con il brano “Oceans”, Momi Maiga trasforma il Minareto in un porto emotivo: le onde lente delle percussioni, il battito grave del timpano colpito con una bacchetta con la punta in feltro, il violoncello che prende le parti del contrabbasso… è un brano dedicato a tutti coloro che arrivano in Europa attraversando il mare, che spesso diventa la loro tomba. I migranti che sono persone come noi tutti, con le loro famiglie, i loro amici, i loro sogni e le loro speranze.

Kele è un brano cantano in lingua mandinka, per chiedere pace. E tutto il pubblico è stato invitato a cantare insieme agli artisti, perché se ognuno di noi chiede la pace, insieme possiamo farci sentire.
La musica prosegue passando per ritmi afro puri e per brani che profumano di flamenco catalano, in un equilibrio che è insieme radici e contaminazione.

L’ultimo brano, dal titolo Mansani, più degli altri riflette la contaminazione tra ha musica africana e quella spagnola (il flamenco in particolare). E’ una canzone tradizionale che fa parte del repertorio della kora. Racconta la storia di un ricco signore (questo Mansani) che ritiene che con i soldi lui possa comprare tutto, ma non è così.

Ancora una volta, la direzione artistica di Bari in Jazz e la cooperativa Abusuan dimostrano di saper scegliere proposte che uniscono ricerca ed emozione. E il Minareto si conferma cornice perfetta per un festival che non ha paura di attraversare mari, confini e paradossi. Tutto il pubblico è rimasto stupefatto ad ascoltare questo artista giovanissimo, con una padronanza dello strumento davvero straordinaria, e dai suoi musicisti che seppur di estrazione differente, hanno saputo assecondarlo in tutto.

I brani eseguiti son tratti dell’album Kairo, pubblicato nell’ottobre 2024. Il titolo, che in lingua mandinka significa “pace”, riflette l’anima profonda e universale di questo progetto musicale. “Kairo” è un’opera che fonde magistralmente generi e culture musicali, dando vita a un paesaggio sonoro acustico e raffinato, fatto di composizioni cariche di significato. L’album affronta tematiche attuali e universali: dalle eredità coloniali che ancora ostacolano lo sviluppo di molti Paesi africani, al diritto all’istruzione per tutti, fino al fenomeno delle migrazioni forzate.
Davvero una delle serate più intense, ricche di significati, con questo giovane “cantastorie” che non ha dovuto faticare troppo per catturare l’attenzione di tutti, anche dei più distratti. Bene così.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro