La pittura impressionista e il vento della libertà: a Mesagne grande successo della mostra dedicata al periodo che va da Monet a Boldini

Nel centro storico di Mesagne, il Castello Normanno Svevo ospita nelle sue sale grandi nomi del movimento impressionista da Monet a Boldini.

La mostra “Negli anni dell’Impressionismo, da Monet a Boldini. Artisti in cerca di libertà“, organizzata da Micexperience Rete di Imprese con Regione Puglia e Comune di Mesagne per il protocollo d’intesa “Puglia Walking Art” e curata dalla Professoressa Isabella Valente, raccoglie 153 opere tra dipinti e sculture per lo più di artisti italiani che hanno avuto una parte importante nella pittura di fine Ottocento e inizio Novecento, ma che in alcuni casi sono stati oscurati dalla fama del movimento francese.

Nel percorso espositivo diviso in otto sezioni viene ricostruita l’evoluzione del movimento impressionista e appare evidente quanto le sue peculiarità, in parte già presenti nelle opere dei pittori realisti e macchiaioli, abbiano aperto la strada ad una corrente completamente nuova il cui approccio innovativo è lampante.

Lontana dalla pittura accademica, dai temi mitologici, aulici e religiosi così come dall’esplosione di emozioni della pittura romantica, il nuovo movimento pittorico rappresenta la realtà quotidiana, in particolar modo quella della società borghese con i suoi paesaggi urbani, i caffè, le sale da ballo e i teatri.

Nell’esecuzione delle opere scompare il disegno preparatorio e il soggetto o il tema non sono più rilevanti in quanto preminenti sono i colori e la luce. Ne è un esempio “La Tamise” di Claude Monet in cui tutto è appena abbozzato, ma l’atmosfera è soavemente fiabesca. La mostra propone anche una delle sue celeberrime “Ninfee”.

I pittori del movimento impressionista escono dall’atelier e dipingono “en plein air”, così da cogliere gli effetti della luce naturale avvantaggiati anche dalla possibilità di non utilizzare più i pigmenti da miscelare, ma colori in tubetti di stagno decisamente più pratici.

L’obiettivo fondamentale del pittore impressionista è bloccare ciò che potrebbe sfuggire in un batter d’occhio; quindi l’artista ferma sulla tela “l’impressione” visiva attraverso pennellate evidenti, rapide e frugali in cui le figure a volte paiono appena abbozzate, tanto da sembrare schizzi o macchie di colore. 

Nessun dettaglio è fissato e l’opera potrebbe sembrare incompleta, ma l’osservatore è pervaso da una strana sensazione di coinvolgimento in cui si sente partecipe della scena e vive quell’atmosfera fino a sentirne quasi gli odori. Questo perché quella luce nel colore fa per esempio vibrare l’acqua che riflette tutto ciò che la circonda, mentre la figura umana è “percepita” dietro una pennellata corposa.

Attraverso questa pittura si comprende quindi che persino  una macchia di colore può ricostruire la realtà e appagare anche da un punto di vista emotivo oltre che visivo. Così si desume che non c’è un assoluto, ma tutto è relativo. Lo spiega bene Pierre Auguste Renoir quando icastico afferma: “Una mattina, siccome uno di noi era senza il nero, si servì del blu: era nato l’Impressionismo”.

Acutissimo a trasferire le sue percezioni sulla tela è Giuseppe De Nittis, pugliese originario di Barletta, unico italiano ad aver partecipato alla prima mostra impressionista del 1874 che ne decretò l’inizio del movimento. Tra le sue opere in mostra lo splendido acquerello “Place de la Madeleine” e anche “Buckingham Palace”, dipinto realizzato come una raffinatissima istantanea della vita sociale della Londra di fine Ottocento con il palazzo in controluce che si riflette nel Tamigi e lavoratori, donne e bambini ognuno con il proprio ruolo nella scena.

Tra i diversi influenti esponenti presenti in mostra a Mesagne lo straordinario scultore Medardo Rosso, Vincenzo Gemito, Edoardo Tofano, Filippo Palizzi e Vittorio Corcos noto per i suoi ritratti realistici e il ferrarese Giovanni Boldini, che si distingue soprattutto per aver ritratto donne, icone della borghesia della Belle Époque. 

Nobili stranieri gli commissionavano le opere, in particolar modo ritratti in cui spicca l’impetuosità del tratto, il dinamismo e la marcata caratterizzazione psicologica del soggetto. Le donne di Boldini sono fascinose, quasi ammiccanti come forse avrebbero voluto presentarsi nella realtà.

La mostra sta raccogliendo un ottimo successo di pubblico e resterà aperta fino al 6 gennaio 2026: merita di essere visitata.

Cecilia Ranieri
Foto di Cecilia Ranieri

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