
Per “Le Due Bari 2025”, il programma culturale e sociale promosso dal Comune di Bari – Assessorato alle Culture, il 30 luglio è andato in scena presso il Teatro Kismet il progetto “Bari and Soul”, con l’inconfondibile sound di Roberto Ottaviano ai sassofoni, insieme al suo gruppo Eternal Love composto da Marco Colonna al clarinetto basso, Alexander Hawkins al pianoforte, Giovanni Maier al contabbasso e Zeno De Rossi alla batteria. Un gruppo collaudato e stabile da ormai sette anni, che propone un sound sempre raffinato, elegante e coinvolgete. A impreziosire la serata, tra un brano e l’altro, abbiamo avuto il picere di ascoltare alcune letture originali da parte di Ugo Sbisà, anche lui Docente di Storia del jazz, delle musiche improvvisate e audiovisive presso il Conservatorio Nicolò Piccinni di Bari.

Le letture dei brani hanno dato un’impronta di ribellione, un invito a svegliarci da un torpore che ormai ci avvolge quando tutto intorno a noi non gira nel verso giusto. E la scelta musicale è stata adeguata al questo sentimento, mai banale o scontata. I brani eseguiti sono stati otto, il primo ed ultimo brano (il bis) sono state due composizioni originali di Roberto Ottaviano (Adelante e Let my children know), per passare da due brani di Charles Mingus (Smooch e Us is two) e poi Dewey Redman (Mushi Mushi), Thelonius Monk (Nutty), Keith Tippett (Thoughts of Geoff) e Abdullah Ibrahim (African marketplace).

Inutile sottolineare la bellezza e la freschezza di tutte queste esecuzioni. Questo splendido quintetto è formato, in prima fila, da Roberto Ottaviano e Marco Colonna, due fiati che suonano in perfetta sintonia. La fine dell’assolo di uno è l’inizio dell’assolo del secondo, senza soluzione di continuità. Quello che riescono a tirar fuori dai loro strumenti è davvero unico e geniale. Ma al loro fianco il piano di Alexander Hawkins riesce ad inserirsi nei loro fraseggi con un’eleganza e una raffinatezza ineguagliabile, regalando anche lui lunghi e preziosi assoli, sempre imprevedibili. Alle loro spalle una sezione ritmica senza pari, con Zeno De Rossi e Giovanni Maier che forniscono una base incessante durante tutto il concerto. Ascoltarli dal vivo diventa un’esperienza unica. Nessuna prima donna, ma cinque musicisti che insieme riescono a coinvolgere il pubblico in un tripudio di note.

E come accennato prima, la presenza sul palco di Ugo Sbisà non poteva far altro che dare spessore alla musica. Cinque letture, una più bella dell’altra. In particolare vorrei dare risalto al suo primo intervento, ricordando a tutti che la musica può essere uno strumento per veicolare tematiche che stanno a cuore a tutti e che sono di interesse di tutti: innanzitutto un deciso NO contro le guerre che si stanno consumando in tutte le parti del mondo. Eternal Love vuol essere un messaggio di Pace, invitando l’ascoltatore a non restare indifferente di fronte alle atrocità quotidiane nella striscia di Gaza, o dell’Ucraina, ma senza dimenticare un’altra cinquantina di guerre sparse per il mondo.

Davvero siamo con la coscienza a posto perché riversiamo la nostra indignazione sui social? Perchè non urliamo a squarciagola e non lo facciamo dappertutto, in pubblico ed in privato, ma soprattutto di persona, non dietro lo scudo rassicurante di un computer. Dov’è finita quella generazione che si ribellava al Vietnam, e si esaltava ascoltando le canzoni degli Inti Illimani?.Siamo andati tutti in pensione? Non possiamo tacere davanti a bambini che continuano a morire con la sola colpa di essere nati in un paese sbagliato. E vogliamo parlare degli attacchi delle scorse settimane a Iran, Libano, Siria, Siamo vicini alla follia di un olocausto nucleare. Secoli di guerra non ci hanno insegnato nulla. Continuiamo a fare gli stessi errori, Siamo contenti quando simili tragedie avvengono lontano da casa nostra. Non esiste al mondo un gesto più rivoluzionario che chiedere la Pace. E allora facciamolo anche sbattendo i pugni, se necessario.

Quasi una conseguenza naturale, il secondo intervento prende spunto dalla figura di Charles Mingus, un musicista contestatore per eccellenza, Nella sua autobiografia (Peggio di un bastardo) si identifica in tre figure diverse: il primo, che osserva tranquillo, il secondo, un animale spaventato, ed un terzo in una persona gentile, che si fida di tutti, ma che quando si accorge di essere stato raggirato, vuole spaccare tutto. Per lui l’improvvisazione era come una conversazione: ascolti, fai una domanda dalla quale scaturiscono altre domande ed altri ascolti. Ma devi conoscere la musica, la disciplina, l’armonia, la melodia, il ritmo e la tradizione. Non puoi rompere le regole se non le conosci. Il gospel ci ha insegnato che la musica non è solo un suono per le orecchie, ma un linguaggio x l’anima.

La terza lettura è stata dedicata a Thelonius Monk. Quello che non voleva esprimere con le parole, riusciva a farlo con le note. Ed il silenzio è la nota più importante, quella che non viene suonata, quella pausa tra una nota e l’altra. La musica si deve svelare da sola, non con le parole, altrimenti perde tutto e diventa noiosa.
La lettura successiva, breve ma intensa, è stata dedicata ad un amico che non c’è più. Tutti ne abbiamo uno. Questo suo amico invitava sempre ad afferrare tutto ciò che ci passa davanti e vivere ogni momento come se fosse l’ultimo.

Questo progetto tra musica e parole si conclude con un viaggio. Un viaggio per mare, che parte dal castello di Duino, vicino Trieste per attraversare tutto il mare Adriatico, incontrando croci e moschee, persone che pregano lo stesso Dio, chiamandolo in modo differente. e finire dove inizia lo Jonio, ed oltre. Questo viaggio sul mare porta con sé la sua brezza marina che attraversa i vicoli della nostra città. Quello che conta non è la meta, ma ma il senso profondo del mettersi in cammino, ponendo attenzione ai volti degli sconosciuti che incontriamo, inventando storie con la nostra fantasia.

Spettacoli del genere sono pochi. Grazie ai cinque musicisti che ci hanno fatto sognare, Grazie al Teatro Kismet che ci ha ospitato, e grazie ad Ugo Sbisà che ci ha tenuto sulle corde e che magari è riuscito a smuovere qualche coscienza sopita. Di certo un progetto che merita un prosieguo.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro