
Quando sarà pubblicata questa breve recensione, dopo la chiusura estiva della Redazione, il Festival Metropolitano Bari in Jazz avrà abbandonato lo scenario del Minareto della Selva di Fasano e sarà ormai ai titoli di coda dell’intera rassegna. Domenica 10 agosto è stato il turno del vocalist bresciano Boris Savoldelli con il suo trio, per rendere omaggio ad uno dei capolavori indiscussi dei Pink Floyd. Ad accompagnarlo sul palco, il giovane contrabbassista Pietro Ettore Gozzini e il sassofonista Max Milesi che a causa un polso ingessato, ha dovuto correre ai ripari utilizzando le tastiere (con una sola mano).

E’ stato presentato il progetto live del disco “The Great Jazz Gig In The Sky”, una rilettura jazz-psichedelica dell’immortale capolavoro dei Pink Floyd, “The Dark Side Of The Moon”. Non un tributo ma l’esecuzione per intero del pluripremiato lavoro dei Pink Floyd, riletto attraverso una nuova lente psichedelica ed improvvisativa, con la voce di Savoldelli a farla da padrone. Questo lavoro è stato pubblicato nel 2016 dalla storica etichetta Newyorkese Moonjune Records, con il coinvolgimento di Raffaele Casarano e Marco Bardoscia.

Nasce come progetto Live nel 2013 ed ha ottenuto straordinari consensi dalla stampa specializzata di tutto il mondo, prima fra tutti una recensione su DownBeat USA (l’edizione cartacea). L’album fu pubblicato solo dopo l’approvazione e i complimenti nientemeno che da Roger Waters in persona. Non a caso, come Savoldelli ha raccontato nella sua introduzione, la prima di questo progetto fu presentato proprio a Fasano nel 2013, in quello che allora era il Fasano Jazz Festival, organizzato dal Comune.

Boris Savoldelli è un vocal performer dotato di una folgorante personalità. Affascinato da sempre dello “strumento voce” e delle sue straordinarie possibilità, con un background prima di studi classici e successivamente, grazie all’amicizia col suo mentore Mark Murphy, di matrice jazz (senza dimenticare le origini come rock singer) è continuamente alla ricerca di nuove forme espressivo-vocali.

La prima incisione a suo nome è del 2008, con la pubblicazione di un cd per sola voce e looper “Insanology” (che vede il prezioso contributo, in due brani, di Marc Ribot). Il cd rappresenta il suo “light side”, la parte più melodica della sua musica. Questo disco ottenne lusinghiere recensioni in tutto il mondo (Italia, USA, Brasile, Francia, Inghilterra, Olanda, Russia, Germania, Israele) ed alcune importanti conferme come nell’annuale Jazz Poll del produttore e critico Arnaldo DeSouteiro (produttore di Herbie Hancock, John McLaughlin e Joao Gilberto) che segnala Insanology tra i 10 migliori album di jazz vocale del 2008 e Boris al terzo posto nella categoria Migliori Cantanti Jazz dopo nomi storici come Tony Bennet e Al Jarreau.

Anche nel 2009 Arnaldo DeSouteiro inserisce Boris tra i Migliori Cantanti Jazz, questa volta, al secondo posto. Nel 2011 lo colloca al quarto posto come Migliore Cantante Jazz ed inserisce il cd Biocosmopolitan tra le prime 10 migliori produzioni di jazz vocale dell’anno. Nel 2015 e 2016 , infine, per due edizioni consecutive Boris viene inserito al primo posto come Miglior Cantante Jazz per la performance nei suoi “Electric Bat Conspiracy” e “The Great Jazz Gig In The Sky”, ed entrambi i cd vengono inseriti tra i 10 migliori album di jazz vocale del 2015 e 2016.

Fatta questa precisazione, a mio avviso resta una delle voci maschili più ricercate e raffinate nell’ambito del vocal jazz. Da allora gli album pubblicati sono una quindicina. L’ultimo, “Extrasensorial Songs” del 2025, in collaborazione con Stefano Zeni, Roberto Gorgazzini e Alberto Olivieri. Il progetto esplora la relazione tra improvvisazione libera e intelligenza artificiale, trasformando testi generati dall’IA in stimoli musicali.

Dobbiamo prendere atto, specie dopo aver vissuto il concerto al Minareto, la grande capacità di Savoldelli di sperimentare nuove tecnologie e nuove apparecchiature. Tra le tante, una che ha attirato la mia attenzione è una “semisfera” che veniva sfiorata dalla mano, modificando la voce. Mi ha spiegato che si tratta di un vecchio congegno della Alesys (si chiama Air FX) che è stato modificato fornendo specifiche personali ai ricercatori del Politecnico di Milano, con cui collabora da tempo.

Ci è stato anche raccontato di uno studio fatto sul tipo di tastiere utilizzate da Richard Wright in ogni registrazione dei suoi dischi. Sono riusciti a risalire al tipo di tastiera utilizzata in The dark side of the moon, e durante il concerto del Minareto ne è stata utilizzata una analoga.

I brani riproposti durante il concerto sono nello stesso ordine del disco dei Pink Floyd. Iniziando da Speak to me/Breath e terminando con Brain damage, eseguito in acustica senza amplificazione e senza uso di elettronica e con l’uso di una diamonica al posto delle tastiere elettriche. Il brano (ed il concerto si è concluso con l’iconica voce fuori campo (la leggenda narra che sia stata detta dall’uomo delle pulizie): “There is no dark side of the moon, really. Matter of fact it’s all dark” (in realtà non c’è un lato oscuro della luna. Di fatto, è tutta buia).

Oggi Savoldelli è titolare della Cattedra di Canto Jazz presso il Conservatorio “Luca Marenzio” di Brescia, e ha insegnato canto jazz presso i Conservatori “Benedetto Marcello” di Venezia, “Nino Rota” di Monopoli e “Giacomo Puccini” di La Spezia.
Sempre nella lunga introduzione al concerto da parte di Boris Savoldelli, ha raccontato che dopo la prima rappresentazione a Fasano nel 2013, si presentò da lui un certo Nino Gatti (anche lui di Fasano), uno dei fondatori nonché presidente dei “Lunatics”, l’attivissimo fan club italiano dei Pink Floyd. Anche lui aveva assistito al concerto e volle congratularsi per come era stato realizzato: “ è come aveste concepito The Dark Side Of The Moon come forse l’avrebbe pensato Syd Barrett”. Devo ammettere che questa affermazione rende perfettamente lo spirito di questo splendido progetto.

Grazie al Festival Metropolitano Bari in Jazz. Grazie al Direttore Artistico Koblan Amissah Bonaventure che ha voluto inserire questo progetto all’interno del Festival. Un sold-out più che meritato.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro