Un’overdose d’amore e di verità: Zucchero ‘Sugar’ Fornaciari trionfa al San Nicola di Bari con la tappa sold out del suo nuovo Tour negli stadi e nelle arene

Nel cuore di Bari, nel giorno del solstizio d’estate, la musica ha preso il sopravvento sulle parole, sui conflitti e persino sul tempo.

Il palco allestito in uno Stadio San Nicola di Bari sold out per la tappa pugliese del tour “Overdose d’Amore” di Zucchero Fornaciari è stato più di uno spazio scenico: è diventato, attraverso la proposta musicale dell’artista emiliano, un crocevia di emozioni, soprattutto la nostalgia, per un pubblico non giovanissimo, ma anche di condivisione, implicita, di un progetto di pace, di libertà e identità; sul palco, Zucchero, con la sua scaletta, senza troppo sforzo né retorica, è stato sempre un “Partigiano reggiano” e ha cantato “un mondo libero, un sogno libero, un amore libero”, ma anche un cuore unico, perché solo l’unicità delle radici ci salva dall’anonimato e dall’omologazione della globalizzazione.

Le note di “Lo spirito nel buio” hanno aperto il concerto, una scelta simbolica e potente, quasi un manifesto sonoro: accendere lo spirito laddove spesso regnano ombre e silenzi o, peggio, inutile retorica. Zucchero, in forma smagliante – una voce ancora nitida e senza strascichi – ha trascinato il pubblico in un viaggio che affonda le radici nel blues afroamericano, passando attraverso il soul, il gospel e il rock mediterraneo, trasformandolo in qualcosa di profondamente suo, attraverso sperimentazioni audaci mai domate fino in fondo. In quarant’anni di carriera, ha saputo impadronirsi di un linguaggio non autoctono con rispetto e creatività, verbale oltre che sonora, diventandone, oggi, uno dei più originali interpreti europei, grazie ad un timbro di voce inconfondibile. La sua musica, pur segnata dalla storia essendo diventata nota al grande pubblico negli anni Ottanta, non appare mai datata, come se il tempo con lui scorresse in senso inverso.

Il concerto ha visto la partecipazione di artisti internazionali di straordinario livello. Tra i musicisti, spiccano i nomi di Kat Dyson (già chitarrista di Prince), Adriano Molinari alla batteria, Carlos Minoso e James Thompson alla sezione fiati. Alle tastiere, la presenza dell’ormai noto Nicola Peruch, mentre il basso era nelle mani esperte di Polo Jones. Ma il cuore ritmico e spirituale della serata ha preso un ulteriore slancio grazie alla voce di Oma  Jali, cantante camerunense dal timbro caldo e potente, che ha accompagnato Zucchero per tutta la performance. È stata proprio lei, nei momenti più intensi, a dare voce all’anima profonda del concerto: la sua interpretazione e i suoi vocalizzi hanno sublimato gli assoli di chitarra, in particolare nel duetto strumentale su “Iruben me”, dove le due Fender si sono rincorse in un dialogo viscerale e intenso, in perfetto equilibrio tra tecnica, virtuosismo e pathos, senza mai alcuna distorsione..

La scaletta, perfettamente calibrata, ha alternato brani storici come “Una come te”, da “Baila (sexy thing)” a “Con le mani” e a “Donne”, da “Dune mosse” “Menta e rosmarino”, concludendo con una versione acustica e corale di “Diamante”.

Ma il momento più toccante è stato quello della “Strage degli innocenti”: Zucchero ha fatto una breve pausa, in silenzio, poi ha detto solo “a volte le canzoni parlano più di noi, di quanto potremmo fare con mille discorsi”. In quel momento, sul fondale è apparsa la scritta “Free Palestine”. Nessuna polemica, solo un sussurro potente, che ha attraversato la platea consenziente.

Il sottotesto della serata era chiaro, anche senza proclami: la libertà. Libertà artistica, spirituale, culturale, umana. E in un mondo sempre più armato, disilluso e disorientato, il concerto di Zucchero ha offerto una visione diversa: la musica come forza democratica e pacifica, capace di riunire, curare, resistere.

Ci vorrebbero più musicisti e meno soldati”, sembrava dire ogni nota, ogni assolo, ogni silenzio. Perché la musica non divide, non uccide, non conquista, ma convoca ottomila spettatori, unisce, guarisce. E in questo, Zucchero si conferma non solo un grande artista, ma anche un uomo che sa cosa significhi camminare nel tempo, senza rimanere mai indietro, e soprattutto senza perdere mai di vista l’umanità.

Un’overdose d’amore, sì. Ma anche un’overdose di verità.

Vicky Berardinetti
Foto di Luigi Rizzo
concesse dall’Artista

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