L’Alberto Parmegiani Millennium Quartet sul palco del Duke Jazz Club di Bari per un’anteprima del suo “A stream of consciousness”

Presso il Duke Jazz Club di Bari è andato in scena il quartetto del chitarrista barese Alberto Parmegiani, denominato “Millennium Quartet” per una gradevole anteprima del prossimo lavoro discografico che avrà il titolo “A stream of consciousness” (un titolo complicato che possiamo tradurre con “flusso di coscienza”, una narrazione che segue il flusso dei pensieri e di idee, così come si muovono nella nostra mente), con Giulio Scianatico al cotrabbasso, Cesare Mangiocavallo alla batteria e Bruno Montrone al pianoforte, in sostituzione dell’annunciato Domenico Sanna. Una formazione variegata, con musicisti di diverse generazioni, ma che nonostante la sostituzione dell’ultima ora hanno trovato un perfetto interplay. Diciamo subito che non avere il piacere di poter ascoltare Domenico Sanna è dispiaciuto a molti, anche perché al Duke, i forestieri sono sempre ben accetti, ma il nostro Bruno Montrone ha saputo ben rimpiazzarlo.

Alberto Parmegiani, classe 1968, inizia a suonare la chitarra all’età di 19 anni studiando al conservatorio Niccolo Piccinni di Bari, però si diploma in chitarra jazz solo nel 1995 dopo essersi trasferito a New York dove rimane per oltre 6 anni, seguendo i corsi al Mannes College of Music. Di certo un’esperienza che ha lasciato traccia sul suo stile musicale. L’incontro di Parmegiani con Domenico Sanna risale a diversi anni fa presso l’Università della musica, dove i due entrano subito in sintonia.

Bruno Montrone non è più una promessa del jazz barese, è ormai una certezza. Riesce sempre a dare una sua impronta in qualsiasi contesto. E’ di un anno fa la presentazione del primo album a suo nome, “Unaware beauty”, ma in questi anni abbiamo avuto modo di ascoltarlo con grandissimi nomi del jazz internazionale, a cominciare da Scott Hamilton per passare a Bobby Watson, Joe Farnsworth, Fabrizio Bosso, Daniele Scannapieco, giusto per citarne alcuni.

Giulio Scianatico, giovanissimo anche lui, barese ma ormai trapiantato a Roma. Anche lui ha partecipato alla registrazione di Unaware beauty di Bruno Montrone, e dal 2018 condivide con Cesare Mangiocavallo (e altri) l’esperienza musicale con il gruppo musìsicale “Wasted Generation”- Musicista brillante, si è avvicinato alla musica sin da giovanissimo. Si è esibito nei più prestigiosi jazz club e festival non solo in Italia, ma un po’ in tutta Europa ed anche negli Stati Uniti. Ha studiato presso il Conservatorio di Bari, la scuola del Pentagramma e ha seguito corsi presso l’Università Siena Jazz, dove ha conseguito la laurea triennale nel 2021, con un Master successivo.

Ancora più particolare è la figura del più giovane di tutti i musicisti, il batterista Cesare Mangiocavallo, classe 2000. Ha iniziato a suonare violino e pianoforte a 6 anni. A 7 anni ha iniziato a studiare la batteria con Andrea Nunzi, Greg Hutchinson, Roberto Gatto, Antonio Sanchez e Mark Guiliana. Ha suonato con Daniele Tittarelli, Roberto Tarenzi, George Garzone. Ha partecipato a Soundcheck, trasmissione condotta da Gegè Telesforo. Nel 2019 è stato chiamato da Enrico Pieranunzi a suonare con lui in quartetto. Si è esibito a Umbria Jazz, Fano Jazz e Pozzuoli Jazz Festival. Frequenta il Conservatorio S. Cecilia. Nel 2017 ha partecipato come batterista e compositore alla realizzazione del suo primo disco “The dark side of the trio” con Luigi Mangiocavallo e Pietro Ciancaglini. Nel 2019 si è diplomato all’Istituto Cine-TV Roberto Rossellini, frequentando contemporaneamente il Conservatorio S. Cecilia.

Sin da bambino è appassionato di cinema. Ha realizzato alcuni cortometraggi cinematografici di cui ha curato soggetto, sceneggiatura, regia, ripresa, montaggio e musica. Nel 2016 ha iniziato la lavorazione del suo primo film lungometraggio “Siegfriedsdorf Dixieland Band” scritto, diretto, montato e musicato da lui. Il film è stato presentato al Senato della Repubblica in occasione della Giornata della Memoria 2020 ed ha vinto il premio di miglior film al Rome Prisma Indipendent Film Awards. E se da alcuni anni collabora in modo continuativo con un musicista come Enrico Pieranunzi, ci dev’essere un motivo. Davvero una persona speciale, con un tocco deciso, ha creato una base ritmica solida (insieme a Scianatico) su cui Parmegiani e Montrone hanno avuto modo di creare armonie davvero virtuose.

Negli ultimi due brani del concerto si è unito a loro un sempre formidabile Alberto Di Leone alla tromba, con tutta la sua passione, il vigore ed il sentimento che è capace di esprimere.

La nuova produzione discografica prossimamente in uscita è la continuazione di un precedente album “Under a Shimmery Grace”, pubblicato nel 2015. Il brano iniziale, “Blues me” ha voluto riprendere questo filo del precedente album per riannodaldo al nuovo. Anche il brano “The crossing” è tratto dallo stesso album, mentre “Close to the edge” è un brano dell’album “On my radio” del 2018.

Tanti i brani nuovi, originali, che vedranno presto la luce con la nuova produzione: fra tutti, The creature”, “If I had a bell”, “Clouds”, Papè Satan aleppe” e il bis “Remember when”.

Una musica di ottima qualità, a momenti rarefatta, a volte prorompente, che ha messo in risalto assoli raffinati da parte di tutti i musicisti sul palco. Non ci resta che attendere fiduciosi questa nuova produzione discografica. Sempre grazie al Duke che ormai ha chiuso questa magnifica stagione, ma prima della pausa estiva, a giorni prenderanno avvio i saggi di fine anno che vedranno impegnati alunni ed insegnanti della scuola del Pentagramma, e di certo ci riserveranno piacevoli sorprese.

Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro

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