
Presso la sala del Museo della Fotografia del Campus Universitario di Bari, con l’introduzione di Sergio Lella, coordinatore artistico dei Concerti del Politecnico, giunto alla sesta edizione, una serata fuori dall’ordinario, con il duo composto da Michele Jamil Marzella e Mattia Vlad Morleo.
E’ stato un incrocio tra tradizione ed innovazione; una continua situazione sonora. Un incontro tra trombe tibetane (Radong) e il trombone classico, che si fondono insieme al live elettronico creato da Mattia Morleo, non senza l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Due generazioni diverse che sono subito entrate subito in sintonia. Due artisti che fanno della sperimentazione una ricerca continua di nuove sonorità. Contrariamente al solito, quando viene presentato un programma di sala, tutto il concerto è stato basato sull’improvvisazione. L’IA, attraverso l’elaborazione in tempo reale di segnali audio, analizza, trasforma e integra le emissioni sonore dello strumento in una tessitura musicale dinamica e imprevedibile. Questo processo genera un’interazione simbiotica in cui l’IA non solo reagisce alle azioni umane, ma suggerisce nuovi percorsi espressivi, amplificando le potenzialità dell’improvvisazione.

Mattia Vlad Morleo, classe 2000, è un figlio d’arte. Il padre Luigi Morleo è un percussionista e compositore italiano, docente presso il Conservatorio Niccolò Piccinni di Bari. Molti dei suoi lavori sono stati eseguiti da Orchestre di tutto il mondo. Mattia, sulle orme del padre, ha iniziato a studiare musica sin da bambino, imparando a suonare il pianoforte, diplomandosi a 21 anni al Conservatorio di Bari. Nel 2016 ha iniziato la carriera discografica e nel 2017 alcuni suoi brani sono stati inseriti nella colonna sonora del film “How to spell Revenge” del regista americano Ryan Ishii. Da quell’inizio, sono state molteplici le collaborazioni con il cinema, in particolare con la colonna sonora del film di Alessandro Piva “Santa subito”, vincitore del Festival del cinema di Roma nel 2019. Nel 2023 ha composto la colonna sonora per il docufilm “Diari dell’Olocausto” di Massimo Vincenzi (Rai Storia). Nel 2022 gli è stato conferito il Premio Nino Rota (è un riconoscimento che viene assegnato ad artisti, in particolare musicisti e compositori, che si distinguono per la loro attività creativa e per la ricerca di nuove soluzioni musicali. La premiazione è un omaggio al grande compositore Nino Rota, famoso per le sue colonne sonore cinematografiche).

Nella giornata inaugurale del Bifest 2025, Morleo è stato artefice di un evento speciale presso il Teatro Kursaal Santalucia di Bari, con il suo Live “Controluce”. Si conferma così una delle voci più interessanti della scena “neoclassica” ed elettronica contemporanea, con un mix unico di pianoforte, sintetizzatori analogici e macchine elettromagnetiche vintage.

Rispetto a Mattia Morleo, Michele Marzella appartiene ad un’altra generazione, con vent’anni di più, ed un cammino artistico che ha dell’incredibile. Nasce a Bari nel 1980, ma giovinazzese a tutti gli effetti. Si laurea in Filosofia “Il pensiero Musicale Tibetano” (2005-2006). Diplomato in trombone presso il conservatorio Niccolò Piccinni di Bari, frequentando anche il corso superiore di musica jazz sotto la guida del maestro Roberto Ottaviano.
La sua esperienza musicale nasce da giovanissimo con la banda di Giovinazzo, per passare successivamente attraverso la musica di mezzo mondo, dall’Africa, al Marocco, per poi approdare definitivamente ai luoghi incantati del Tibet.

Innumerevoli le sue collaborazioni a 360 gradi, in campo della musica classica, pop, jazz. Tra le più significative, quella con Caparezza, Canto General, Roberto Ottaviano, Keith Tippett, Louis Moholo-Moholo, la Jazz Studio Orchestra guidata da Paolo Lepore, con la quale ha accompagnato musicisti di fama internazionale, tra cui: Tony Scott, Enrico Rava, Tullio De Piscopo, Caterina Caselli, Patrizia Conte, Joe Garrison. Nel 2020 è stato pubblicato il libro “La via del possibile” (ediz. Nuova Palomar), un trattato psicomusicosofico di approdo al respiro consapevole.
Intorno alla fine degli anni ‘90, quasi casualmente (lui stesso ha raccontato di un suo primo viaggio in India al seguito di amici che commerciavano in mobili, anche se in precedenza c’era stato un viaggio a Katmandu in Nepal) ha abbracciato la filosofia buddista tibetana, diventandone ambasciatore nel mondo (e aggiungendo al suo nome, Jamil (il bello)).

La musica ascoltata durante il concerto è musica emozionale, che segue non il sistema temperato (do, re, mi, fa, ..) ma quello non temperato, legato alle emozioni. I suoni generati dai due Radong utilizzati (di dimensioni e tonalità diverse)sono stati trasmessi a Mattia che ha composto tutto quello che c’era sotto, sfruttando l’algoritmo delle vibrazioni di questi suoni. Ne è venuta fuori una musica sensoriale. Ognuno dei presenti ha potuto vivere questi suoni con vibrazioni ed emozioni differenti. Una musica pro-evocatoria che entra nel proprio sistema e va a pro-evocare quelle che sono le emozioni vissute da ciascun ascoltatore. Un processo più mentale che legato al pentagramma, andando ben oltre.
Questo suono che parte dalla preghiera dell’inizio della tradizione, da cui Mattia ha sviluppato tutto l’algoritmo sonoro che ha portato a quel tappeto musicale che abbiamo ascoltato, su cui sono state suonate delle scale con il trombone.

Nulla è stato lasciato al caso. Anche per l’abbigliamento, Marzella ha indossato il “Kurta”, un vestito tradizionale Indù, che diventa quasi doveroso nel momento in cui si va ad evocare una divinità, un messaggio all’invisibile, e si utilizzano questi strumenti quali i due Radong.
Ha anche invitato uno spettatore ad un massaggio sensoriale utilizzando il Radong e suonando il “terzo Chacra”. La signora spettatrice che si è prestata al gioco è stata invitata a chiudere gli occhi mentre il Radong risuonava puntando alla sua colonna vertebrale. La sensazione, riportata dalla signora è stato quello di sentirsi in una bolla. Un vero e proprio massaggio vibrazionale.
Mi perdoneranno i due protagonisti della performance, ma non mi è stato facile descrivere con le parole le sensazioni che abbiamo avuto il piacere di vivere. Stiamo parlando di una musica che viene creata istante dopo istante, in cui l’Intelligenza Artificiale ha messo del suo. Il progetto ha preso avvio qualche mese prima, con uno scambio di idee, di suoni, vibrazioni e di opinioni. Alla base di tutto c’è una curiosità infinita.

Davvero una serata particolare. Chi si aspettava una musica più tradizionale forse è rimasto deluso, ma ho avuto l’impressione che i più siano tornati a casa “sollevati” in tutti i sensi. In un mondo come quello attuale, dove spesso la religione è alla base di guerre fratricide, sentir parlare (e suonare) di universalità, non può che fare bene a tutti.
Gaetano de Gennaro
Foto di Gaetano de Gennaro