Classe, professionalità e simpatia al potere: Nick The Nightfly apre con un sold out la XI Stagione della rassegna “Around jazz” del Teatro Forma di Bari

Sostanzialmente, la radio non è cambiata nel corso degli anni. Nonostante tutti i miglioramenti tecnici, è ancora un uomo o una donna e un microfono, la riproduzione di musica, la condivisione di storie, il parlare di diverse questioni – il comunicare con il pubblico.” (Casey Kasem)

Tonight you’re still on my mind: an independent station – WJAZ – with jazz and conversation from the foot of Mt. Belzoni, sweet music. Tonight the night is mine.” (Donald Fagen)

Il terreno calcato da quanti decidono di affrontare il fertile campo delle cover, o addirittura di posarvi le fondamenta della propria carriera artistica, è decisamente pericolosamente minato; si corre il forte rischio di abbandonarsi all’effetto “piano bar” o a quello “serata tra amici con chitarra”, che magari sarà un po’ più romantico ma sempre orribile è, peggio se sfocia nella serata “nostalgia canaglia”, sino all’odiato, agghiacciante, raggelante, raccapricciante “esito matrimonio”, un mostro, cui occorre sempre guardare con diffidenza e malcelato terrore, dalle mille e più teste, che utilizza il canto ammaliante delle Sirene per irretire fior di musicisti che poi si lasciano soffocare tra le sue spire. Possiamo oggi affermare, senza tema di smentita, che a questa odiosa logica sfugge un autentico artista, un dotato musicista prestato a quel fantastico elettrodomestico chiamato radio, che lo stesso accende ed illumina in modo personalissimo da oltre trent’anni, attuando l’esatto contrario di quanto asseriva Luciana Littizzetto garantendo che “quelli che lavorano alla radio o in tv non hanno niente da dire, però lo dicono in inglese”.

Nick The Nightfly (all’anagrafe Malcolm MacDonald Charlton) è il popolarissimo conduttore radiofonico di “Montecarlo Nights”, la trasmissione che ha contribuito all’insorgere dell’insonnia in più di una generazione di affamati di musica (chi vi scrive ne è una prova vivente), lanciando nell’etere italico artisti del calibro di Pat Metheny, Bill Withers, Crusaders, Herbie Hancock, Ryuichi Sakamoto, Caetano Veloso e gli Steely Dan di Donald Fagen, cui si è ispirato per il suo nome d’arte, traendolo dall’album capolavoro da solista (uno dei più belli della musica di tutti i tempi) del 1982, l’anno dell’arrivo di Nick in Italia. Pochi sanno, però, che in realtà Malcom nasce musicista, autore e cantante; è lui stesso a ricordarlo al mondo da quando ha preso ad alternare la pubblicazione di compilation di straordinario successo commerciale con album a propria firma, in cui dà libero sfogo a tutta la sua inarginabile verve musicale; ne nascono progetti di grande fascino, portati a termine con la sua Monte Carlo Nights Orchestra ovvero con un organico più ristretto ma sempre all stars. Ed è in questa seconda versione che si è presentato al pubblico del Teatro Forma di Bari, inaugurando e facendo registrare il primo sold out della XI Stagione della rassegnaAround jazz”, come sempre affidata alla direzione artistica di Michelangelo Busco.

Splendido comandante di una band che annovera Francesco Puglisi al basso, Amedeo Ariano alla batteria, Jerry Popolo al sax, Giuseppe Todisco alla tromba, Antonio Onorato alla chitarra e Claudio Colasazza al piano, oltre alla voce di Maggie Charlton, figlia del leader, Nick, godendosela visibilmente alla grande, ha dato fondo a tutti i fantasmagorici trucchi del suo mestiere, di cui è padrone assoluto, per far trascorrere il tempo in modo leggero (e nessuno può sapere quanto ce ne sia bisogno in questo periodo), forte di una classe che, a mia memoria, ha davvero pochi eguali.

Certo, è buon vecchio easy listening in salsa jazz, ma la prova viene affrontata con tale professionalità e simpatia che è impossibile non dare credito all’artista scozzese, consentendogli di replicare, a suo modo ma mai lontano dall’originale, dei veri evergreen come “Cantaloupe Island” di Herbie Hancock, qui riproposto nella versione degli US3, “Just the two of us” e “Lovely day” dell’immenso Bill Withers, scomparso poco più di un anno fa, “Give me the night” di George Benson, “Last train home” e “This is not America” di Pat Metheny (il secondo scritto in condivisione con David Bowie), eseguite naturalmente da Onorato, apparso più a suo agio con “Gente distratta” di Pino Daniele, cui spesso ha legato il suo nome in carriera, “Fragile” di Sting, cui Nick ha dedicato il suo ultimo disco “Swing with Sting”, “Soul shadows” dei Crusaders, “You might need somebody” di Randy Crawford, affidata alla voce cristallina di Maggie, “Walk between raindrops” tratto dal citato “The Nightfly” di Donald Fagen, e finanche composizioni del nostro, quali “Midnight pasta”, “Kiss the bride (The wedding song)”, richiesta a gran voce dal pubblico, e, infine, “Be yourself”, più che una canzone un inno all’allegria ed alla levità, che ci accompagna all’uscita del Teatro Forma un po’ più sereni, in pace con noi stessi e con il mondo, pronti di nuovo ad affrontare la dura realtà che ci attende là fuori.

Pasquale Attolico

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