La musica come collante tra persone, culture e periodi storici, ma anche ponte per attraversare e superare aberrazioni e brutture odierne: il progetto “U.K. Legacy” di Roberto Ottaviano conquista Alberobello per “Nel Gioco del Jazz”

Tra Pinnacoli e Suoni”: è questo il nome della mini rassegna che “Nel Gioco del Jazz” ha organizzato il 27 e 28 agosto 2020 ad Alberobello.
La prima serata ha visto ospite il progetto U.k. Legacy, la seconda vedrà stasera la cantante albanese Elina Duni accompagnata dal chitarrista Rob Luft.

E, dunque, parliamo della prima performance. U.k. Legacy è un progetto di Roberto Ottaviano, che in omaggio – come lui stesso dice – alla sua formazione musicale risalente agli anni ’70, rivisita la produzione di Soft Machine, Traffic e King Crimson (con riferimenti e citazioni, a mio parere, riconducibili ad altri artisti della stessa epoca, ed alla musica prog in generale).
In una cornice la cui bellezza non si può descrivere a parole (largo Martellotta ad Alberobello, di fronte alle stradine che salgono addentrandosi nella zona vecchia della cittadina dove non esiste un edificio che non sia un trullo), il quartetto U.k. Legacy (Ottaviano al sax, Pippo D’ambrosio alla batteria, Michele Campobasso alle tastiere e Pierpaolo Martino al basso) ha affascinato ed emozionato un pubblico di 150/200 persone che hanno seguito con attenzione e partecipazione l’esibizione, tornando probabilmente con la memoria a quegli anni di grande fermento culturale non solo dal punto di vista musicale, ma culturale più in generale.

La formazione musicale, come sopra descritta, è di ottimo livello, e non solo per la presenza carismatica di Roberto Ottaviano, ma anche per la valenza artistica degli altri tre componenti (tra i quali ci venga consentita una citazione particolare per Pippo D’Ambrosio, batterista di grande esperienza ma anche di grandissima sensibilità e tecnica musicale).
Con il solito stile e metodo filologico, Ottaviano ha accompagnato tutti i brani eseguiti da una presentazione contenente non soltanto l’indicazione dell’autore ed esecutore originario, ma anche il suo inquadramento nel contesto musicale dell’epoca di creazione.
Ieri sera il sax di Roberto Ottaviano era caldo, più caldo del solito, perché andava a rivisitare il periodo storico della propria formazione artistica, che poi coincide probabilmente con quello più fulgido e denso di creatività di tutta la storia del rock.

Mi piace pensare che per Ottaviano la musica sia da vedere come un collante tra le persone e le culture, sia un ponte che consente l’attraversamento ed il superamento di tutte quelle aberrazioni e brutture che, purtroppo, caratterizzano il periodo storico che stiamo vivendo.
Ecco spiegato il suo eclettismo musicale, la sua capacità di comprendere e frequentare generi musicali apparentemente lontani tra di loro, proponendo allo spettatore la musica come la linea-guida della nostra vita.
Come sempre un grande plauso ad un grandissimo rappresentante della musica contemporanea.

Stasera, come detto, si prosegue con il duo albanese / britannico Elina Duni – Rob Luft.
Buona musica a tutti.

Franco Muciaccia
Foto di copertina di Gaetano De Gennaro

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